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 2017  marzo 15 Mercoledì calendario

Tra la via Emilia e la serie A. La Spal lucida la storia e sogna in grande

Bisogna essere ben oltre i 50 per aver visto giocare la Spal in Serie A. L’ultima volta fu nel 1968: un altro calcio, un mondo che si ribaltava. Anche il pallone a Ferrara rotolò nel tunnel, dov’è rimasto per troppo tempo.
Due fallimenti e una fusione dopo, riecco la luce. Abbagliante, persino: quelle maglie a righe sottili biancazzurre stanno davanti a tutti nella B che mancava da 23 stagioni. E la matricola capolista strega di nuovo città e provincia. «È la memoria che torna e ci fa sentire tutti più giovani – sorride il sindaco Tiziano Tagliani -. Contribuisce alla crescita d’orgoglio in chi spesso si piange addosso. È la dimostrazione che anche da soli ce la si può fare».
Il dirigente della svolta
Da soli significa che dopo gestioni poco trasparenti di gente venuta da fuori e troppe udienze nei tribunali, nel 2013 qui hanno provato a ripartire da capo. O quasi: Lega Pro, seconda divisione, e Tagliani che propone ai «cugini di campagna» della Giacomense di unirsi alla Spal. Da una parte una proprietà solida, quella della famiglia Colombarini, dall’altra la forza del blasone. «C’era da tamponare un’emergenza – ricorda il sindaco – e gli inizi, tra diffidenza e rivalità, non sono stati semplici». C’erano, però, gli uomini giusti per far funzionare la nuova creatura. Il presidente Walter Mattioli e il direttore sportivo Davide Vagnati, genovese, ex centrocampista, uno che alla Playstation ha sempre preferito il Football Manager. È stato lui a costruire la squadra leader e a far diventare le cose molto più Semplici, con la maiuscola. Che poi sarebbe Leonardo, l’allenatore del decollo, un altro toscano sulla scia di Allegri, Spalletti e Sarri. Ha preso la Spal a fine 2014, nella Lega Pro unica, e oggi è a 12 partite dalla A. «S’è fatto tutta la gavetta, proprio come Sarri – sottolinea Vagnati -, vincendo ogni categoria. Ha otto anni in meno e potrebbe arrivare al top un po’ prima. In più, ha dimostrato di essere duttile giocando con tutti i moduli».
La sua Fiorentina Primavera, con Bernardeschi, era un 4-3-3; questa Spal vola col 3-5-2. Ha una corte di pretendenti tra i club che contano ma in A resterebbe. Proprio come il ds, diventato a 38 anni anche dg. Il più giovane della categoria a dicembre ha detto no al Parma che lo voleva per accelerare la sua risalita. Ha un lavoro da terminare, a Ferrara. Sullo smartphone ha salvato l’immagine della griglia della B pubblicata ad agosto da un mensile. «Vede dove siamo? In basso a destra, ultimissimi. Per carità: nemmeno io pensavo di essere dove sono, però non mi sono mai preoccupato». Nemmeno dopo i 5 punti fatti nei primi sei turni.
I talenti allo stage azzurro
Poi, il mix di calciatori esperti e giovanissimi ha cominciato a vincere. E da sabato la Spal è sola davanti a tutti, «con il quart’ultimo budget della B», dice orgogliosamente il dg. Con gioielli come il portiere Meret e il difensore Bonifazi, in prestito da Udinese e Toro, già convocati da Ventura per uno stage azzurro. Con il tocco in più messo a gennaio con i gol di Floccari, scartato dal Bologna dopo un decennio di produttiva Serie A. Semplici oggi ha il miglior attacco, la quarta difesa e non perde da undici giornate. La sua Spal è il pezzo d’Emilia che mancava. Da quel famoso ’68 in poi, in A hanno giocato tutti: Piacenza, Parma, Reggiana, Modena, Bologna, persino Sassuolo e Carpi. «Ora – annota Tagliani – ci siamo rimessi un po’ di gente alle spalle».
Con la forza di una straordinaria normalità: il sindaco va allo stadio in bici e la lega al palo, i politici pagano l’abbonamento, una rosa di giocatori senza uno straniero. «Finché possiamo, andiamo avanti così – garantisce Vagnati –. Puntiamo sul senso di appartenenza, su umiltà e motivazioni». I tifosi apprezzano. Il vecchio «Mazza» ha 8500 posti ormai sempre esauriti ma i numeri che impressionano sono quelli degli esodi: 3000 spallini a Verona, 1700 a Cittadella, 1100 a Carpi per la sfida di sabato. «E il 26 marzo avremo il big-match con il Frosinone senza Meret e Bonifazi, chiamati dall’Under 21. Sarebbe ora di cambiare le regole, non trova?», si lamenta il dg.
Lo stadio rinnovato
Lo sprint, ormai, è lanciato. La Spal non si nasconde, ci crede. Comunque vada, ad agosto lo stadio avrà 12 mila posti e un nuovo impianto d’illuminazione. E in caso di A, la capienza arriverà a 16 mila nel 2018. Il sindaco è pronto alla sfida: «Un’altra promozione vorrebbe dire tante cose. Nel turismo delle città d’arte occupiamo un segmento in crescita e tra novembre e gennaio abbiamo ospitato 30 mila studenti per la mostra sull’Orlando Furioso. Il calcio allarga la nostra offerta».
Un avviso, allora, a chi è sotto i 50 e conta di fare un giro a Ferrara per scoprire la sua squadra rinata: qui S.P.A.L. la scrivono come si deve, con maiuscole e puntini perché è un acronimo. Sta per Società Polisportiva Ars et Labor, anche se oggi suonerebbe meglio Stiamo Per Arrivare Lassù. Vagnati conferma: «La montagna è alta, ma la cima si avvicina». Che conquista, sarebbe, dopo 49 anni!