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 2017  marzo 15 Mercoledì calendario

Alitalia, l’addio di Montezemolo

La volontà di lasciare Alitalia l’aveva già espressa a novembre. Sono stati i soci italiani a chiedergli di rimanere almeno fino all’approvazione del progetto industriale, soprattutto per il suo ruolo di mediazione con Etihad, il socio forte (col 49%) di Abu Dhabi. Adesso che inizia una nuova fase per l’ex compagnia di bandiera, Luca Cordero di Montezemolo ha deciso che il momento è arrivato. Dopo due anni e mezzo di presidenza, va verso l’addio al vertice della compagnia per rimanere nel consiglio di amministrazione. Il passo indietro dovrebbe arrivare una volta approvato il piano industriale, che oggi potrebbe ottenere il via libera dai consiglieri nel corso della riunione a Fiumicino. Serviranno però alcuni passaggi tecnici prima di lasciare definitivamente il vertice dell’azienda.
Il nome che dovrebbe sostituire Montezemolo è quello di Luigi Gubitosi, ma la partita è ancora aperta. Gubitosi, già top manager in Fiat, Wind e Rai, dovrebbe diventare presidente operativo, però non ha ancora firmato ed è in corso una trattativa tra Etihad e gli azionisti italiani incentrata sulle deleghe da attribuire al manager, che lavorerebbe al fianco dell’attuale amministratore delegato Cramer Ball. Gli emiri non vogliono perdere le leve di controllo dell’azienda e per questo chiedono che Ball, espressione di Etihad, mantenga più poteri. Così sul punto la trattativa continua e verrà chiusa probabilmente solo all’ultimo minuto. Se il consiglio di amministrazione dovesse cooptare oggi Gubitosi, serviranno comunque altri passaggi prima della nomina definitiva, e cioè un’assemblea dei soci e un altro consiglio di amministrazione per attribuire le deleghe. Lo schema su cui si sta discutendo è quello di attribuire a Gubitosi le deleghe per la parte finanziaria e per i rapporti con governo e sindacati, mentre all’amministratore delegato rimarrebbero le strategie e la parte commerciale.
Montezemolo dovrebbe annunciare l’addio al termine del consiglio di amministrazione di oggi, dopo l’atteso via libera al progetto dell’amministratore delegato, vagliato dall’advisor esterno Roland Berger e già definito dal consiglio di amministrazione «serio e realistico». Due aggettivi che sottolineano una visione comune e positiva da parte dei soci delle 158 pagine di Ball, quanto meno sulla parte industriale che prevede tagli ai costi fino a un miliardo in tre anni, tra cui sono compresi anche i circa duemila esuberi, e lo sdoppiamento del modello di business tra investimenti per il lungo raggio e una compagnia più “economica” sul breve e medio raggio. È ancora aperta invece la discussione sull’aspetto finanziario.
Per attuare il piano servono tra i 900 milioni e 1,2 miliardi: le banche azioniste e creditrici, Intesa SanPaolo e Unicredit, chiedono altre garanzie prima di accettare la conversione delle linee di credito già aperte in capitale della società e altra liquidità. È probabile che il finanziamento venga subordinato dagli azionisti ad un accordo con i sindacati sul contratto di lavoro e sul piano, per questo i tempi potrebbero allungarsi ancora.