Libero, 15 marzo 2017
Torna il porta a porta
Sarà che l’attesa è snervante e rischia di rovinarti giornate intere. Ordini qualche aggeggio tecnologico su internet e, nell’esatto istante in cui sul computer premi il tasto “invio”, ti
fiondi alla finestra,
già aspettando il
corriere. Lo sai bene che arriverà solo dopo qualche
giorno, ma l’esperienza non ti impedisce di controllare la strada, spiare attentamente da
dietro la tenda, sobbalzare al rumore dei freni di
un qualsiasi furgoncino. E se non
arriva? E se ha l’indirizzo sbagliato?
Ormai ci sono centinaia di app e sistemi che dovrebbero farti risparmiare tempo e avvisarti quando è
l’ora di ritirare il
tuo pacco, ma siamo sinceri: un
conto è comprare
restando dietro al
monitor, un altro è farlo nel mondo reale. Contrattando con una persona in carne e ossa che, per venderti l’articolo, è arrivato personalmente a casa. Risultato: ai siti tipo Amazon gli italiani preferiscono il “porta a porta”.
AFFARI IN CRESCITA
O meglio: nell’era del digitale e degli acquisti a portata di click, sopravvivono (eccome) anche i venditori a domicilio. Anzi, dati alla mano fatturano pure di più. Secondo Univendita, una delle maggiori organizzazioni nazionali del settore, nel 2016 i rappresentati in questione hanno chiuso affari per un valore complessivo di oltre 1,6 miliardi di euro, segnando un +2,5% nelle vendite rispetto all’anno prima. Ma si tratta di dati che si riferiscono soltanto agli scontrini emessi dalle aziende affiliate: a sentire altri addetti ai lavori, come l’Avedisco (l’associazione delle vendite dirette e del servizio consumatori), il mercato del “porta a porta” vale addirittura 3,14 miliardi di euro. Come a dire: il giovanotto che ti piomba in casa e ti mostra le qualità dell’ultimo aspirapolvere sulla piazza sa il fatto suo. Ci puoi scommettere.
E allora non c’è nessun retaggio di un passato andato in pensione, nessuna scocciatura del sabato pomeriggio, nessuna insistenza al campanello: semplicemente le vendite a domicilio funzionano. Negli ultimi dodici mesi (e i numeri sono parziali perché ricondotti solo alle principali ditte coinvolte) sono partiti dai salotti di mezzo Paese qualcosa come 12 milioni di ordini, per un totale di oltre 4 milioni di clienti. In tutta Europa, invece, il mercato a domicilio vale addirittura 24,5 miliardi di euro.
Intendiamoci, la classica enciclopedia non va più di moda, perché oramai basta smanettare qualche secondo al computer per conoscere le leggi della termodinamica o l’anno del primo allunaggio. Ma ci sono comparti che non tramontano mai. Quindi ecco: chi bussa al portone proverà a vendere generi alimentari e prodotti di bellezza, articoli tessili, beni di consumo e oggetti per l’appartamento.
C’è poi il fattore occupazione, che non è da sottovalutare. Da Palermo a Milano, i venditori “porta a porta” autorizzati sono oltre 510mila, e a farla da padrone sono le donne.
DONNE SOPRATTUTTO
C’è chi stima, infatti, che oltre il 90% dei venditori a domicilio appartengano al gentil sesso. Anche perché, parliamoci chiaro, la proposta di vendita di creme e cosmetici presentati tra le quattro mura di casa resta un evergreen. Solo in Univendita, comunque, sono impiegate 128mila persone.
«Nel 2016 sono cresciuti del 4,2%», scrive sul sito dell’organizzazione il suo presidente, Ciro Sinatra: «Vuol dire che oltre 5mila italiani in un anno hanno lasciato l’inferno della disoccupazione e si stanno costruendo il proprio futuro. Per il 2017 le nostre aziende offrono 15.600 posizioni di lavoro». Basta avere buona volontà e un paio di scarpe ben suolate.
E insomma, se parecchi negozi tradizionali si ritrovano in gravi difficoltà a causa della crisi economica (in alcune città, secondo i dati delle locali camere di commercio, addirittura un locale a uso commerciale su quattro risulta sfitto, e non c’è impresa che voglia accollarsi il rischio di riaprilo al pubblico), in altri mercati tira una ventata di positività.
Certo, non bisogna farsi ingannare: purtroppo le truffe perpetrate da venditori che si rivelano fasulli non sono certo così rare, e non risparmiano il “porta a porta” anzi, prendono di mira soprattutto gli anziani. Ma il punto è che chi va di citofono in citofono è spesso premiato dai clienti. A inizio febbraio i vertici della Bofrost Italia, l’azienda leader per quanto righuarda i surgelati venduti a domicilio, hanno addirittura annunciato dei tagli al callcenter. Motivo? il sistema non funziona più come un tempo. In compenso, la vendita tradizionale con il camioncino bianco vola anche per loro: ha rappresentato il 76% del fatturato soltanto nel primo semestre del 2016, e i rappresentanti della ditta rassicurano che almeno lì le «assunzioni sono continue».
Tocca mettersi l’anima in pace: è la rivincita del “Folletto”.