la Repubblica, 15 marzo 2017
La setta dell’ex prof. Stupri di gruppo alle sedute spiritiche
TORINO Il rituale magico, la cerimonia di purificazione, si apriva con l’invocazione del “maestro”: «Adonai», diceva, richiamando uno degli appellativi del Signore in ebraico. Accanto al santone, alla sua sinistra, officiava l’”eunuco”. E tutti intorno i “catalizzatori” incarnavano il sentimento di fiducia e venerazione per il “maestro”. Infine, al gradino più basso, stavano le “ancelle”, le vittime, che dovevano prestarsi ai giochi erotici del gruppo per scalare la piramide della setta e innalzarsi al ruolo di “vestali”.
Nudi, con simboli tarocchi appesi al collo, e segni di purificazione sulla fronte, si ritrovavano da vent’anni in un anonimo appartamento di Moncalieri, nella cintura torinese, o in una mansarda del quartiere San Donato. Lì recitavano tre volte la finta preghiera: «Amor, amator, amides, ideodaniach, amor, plaior, amitor! Per il potere di questi santi angeli io indosso questa potente missione». Gli investigatori della squadra mobile di Torino, guidata da Marco Martino, hanno trovato centinaia di filmati con le immagini degli stupri e delle violenze camuffate da cerimonie iniziatiche. Finte “sedute curative” di cui, alla fine, potrebbero esserci un centinaio di vittime. Donne di tutte l’età, e in qualche caso anche uomini, individuati come prede facili dai componenti di quella che una testimone, ha definito «più che una setta una società senza nome». Finché una ragazza non ha spezzato l’inganno, e ha trovato la forza di smascherare i suoi violentatori. Paolo Meraglia, il “maestro”, insegnante di matematica in pensione, 69 anni, sposato con figli, è stato arrestato insieme al suo complice, Biagino Viotti, di 74 anni, e all’ex fidanzato (oggi 22 anni) della ragazza che all’epoca era minorenne. Era stato lui, insieme alla madre, che è indagata, ad accompagnarla dal santone- impostore. E ad assistere agli abusi. Perché i riti di purificazione erano in realtà vere e proprie orge in cui le vittime venivano stordite o narcotizzate con farmaci psicotici. Erano il preludio degli “scambi di forze”, così venivano definiti i rapporti sessuali finalizzati a cacciare la malasorte. Chiamavano “pozione”, la bevanda che rendeva quasi incoscienti le “ancelle”. Una sedicenne ha raccontato che tre anni fa toccò anche a lei: «Me la fecero bere per stordirmi». Dopo gli abusi la ricattarono: «Se non ti sottoponi ai nostri riti mandiamo il video a casa». Gli adepti, parlando al telefono fra loro, usavano espressioni in codice come «portare rispetto» o «lavorare», intendendo gli atti sessuali.
Il gip Adriana Cosenza, nell’ordine di custodia cautelare, descrive un «contesto depravato», con «circostanze di portata alienante oltreché degradanti per la persona» del quale facevano parte altri seguaci del santone. Su di loro i pm, Marco Sanini e Fabiola D’Errico, hanno disposto nuove indagini. E sul giro di denaro che muoveva l’organizzazione. Erica Di Blasi e Ottavia Giustetti
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«Mio padre un mostruoso manipolatore»
TORINO «Chi è mio padre? Un mostruoso manipolatore». Andrea, 30 anni, se lo ripete da quando il Paolo Meraglia prof di matematica e padre amorevole che conosceva è stato spazzato via dal Mago, finito in carcere con l’accusa di stupro di gruppo.
Lei non aveva mai sospettato nulla?
«Forse mio padre non è una sola persona ma dieci diverse, forse io non sono mai stato suo figlio e mia madre non è mai stata sua moglie».
Ieri lei si è presentato in questura e la polizia le ha spiegato le accuse: cosa ne pensa?
«Semplicemente che non voglio più incontrare mio padre. Non lo andrò a trovare in prigione, non posso pensare all’incubo in cui ha gettato me, la mia famiglia e chiunque sia coinvolto in questa storia. Non ci credevo, mi hanno convinto che è tutto vero: in realtà non so nemmeno io cosa posso o non posso prendere per vero. Tutto questo è peggio di una fiction».
Lei conosceva la giovane vittima degli abusi?
«Quella ragazza veniva a casa nostra con il suo fidanzato. Non mi sono mai chiesto come si fossero conosciuti. Non c’era niente di sospetto, ma ora sto riconsiderando tutto quello che è successo nella mia vita e in quella di mio padre. Nulla è come mi è sempre sembrato».
( c. roc.)
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«Il maestro mi diceva: purificati o morirai. Poi ha iniziato a ricattarmi con i video»
TORINO «All’inizio mi fidavo. Pensavo che quell’uomo potesse davvero aiutarmi. Poi tutto si è trasformato in un incubo, non ce la facevo più». Angela, il nome è di fantasia, all’epoca era ancora minorenne, alle prese con un’adolescenza fatta di fragilità e incertezze. Ha passato due anni di inferno. Un triste destino che potrebbe condividere con un centinaio di altre vittime. Quasi ogni mese doveva presentarsi nello “studio” del mago, un alloggio fatiscente sulla collina di Torino. «Se non ti purifichi, stanne certa, morirai» le assicurava minaccioso il santone. Il rituale era quasi sempre lo stesso. Paolo Meraglia, 69 anni, insegnante di matematica in pensione, si presentava con un amuleto al collo. Non era da solo in questi rituali, ma di certo era il capo. Prima le faceva bere un cocktail dove erano stati sciolti degli psicofarmaci. Quando era quasi incosciente, davano il via ai rituali di purificazione: rapporti sessuali di gruppo che puntualmente venivano filmati. Un’arma in più per sottomettere quelle che la banda era solita definire le «ancelle».A farla entrare in questo brutto giro erano stati il suo fidanzatino del tempo, F. M., allora diciannovenne, e la madre di lui, che partecipava agli «incontri di purificazione».
«Mi avevano detto che se non avessi obbedito, se non avessi continuato con i riti – ha raccontato Angela agli inquirenti – i filmati che venivano girati ogni volta sarebbero finiti a casa mia». I genitori, che pure avevano pagato quelle sedute convinti che potessero essere d’aiuto, non avevano idea di cosa accadesse realmente: «Mi vergognavo troppo per raccontarlo» aggiunge Angela. Per questo si è chiusa a lungo nel suo silenzio, nascondendo tutta quella sofferenza che aveva dentro. Ci sono voluti anni per farle trovare il coraggio di dire basta. Alla fine ha ceduto e si èconfidata prima con il padre e poi con i mediatori del Centro antiviolenza del Comune. «Pensavo che quegli uomini mi avrebbero aiutato – ha ripetuto in lacrime almeno dieci volte quando ha raccontato finalmente la sua storia – invece mi sono resa conto ora che quell’inferno non sarebbe mai finito».
Tutto invece è cambiato quando la relazione con quel ragazzo si è interrotta ed è arrivato un nuovo amore: solo alloraAngela ha capito davvero l’orrore di cui era stata vittima.
La doppia vita di Meraglia, conosciuto a Moncalieri come un semplice professore di matematica, era anche la doppia vita di Angela, che era passata dalla casa del mago senza che nessuno sospettasse niente. Aveva persino conosciuto sua moglie accompagnando il fidanzato, che per pochi euro portava su i cestelli d’acqua nell’alloggio di Moncalieri. «Ma che ragazza affettuosa e gentile» l’aveva definita la padrona di casa, che solo la settimana scorsa ha scoperto i segreti del marito. D’altronde nessuno nel quartiere alla porte di Torino sapeva della passione per la magia di Meraglia. Per tutti era solo un tipo solitario, acciaccato dall’età. «Parlava di filosofia, matematica e musica. In cantina aveva ancora il mixer che lo aveva reso celebre da giovane». Negli anni ‘70 suonava nelle sale da ballo e aveva anche inciso un disco, “Dolcemente Laura” che regalava ancora alle donne con quel nome che incontrava sulla sua strada, come la farmacista sotto casa. Ne andava tanto orgoglioso da aver usato la copertina del 45 giri come immagine profilo su Facebook. Quando invece era da solo, cambiava totalmente: amava farsi chiamare “maestro”, “santone” o “mago”. Lui era all’apice di questa setta senza nome. Un mondo che si era inventato e nel quale si sentiva onnipotente, senza bisogno della stampella che nella vita quotidiana usava per passeggiare.
Carlotta Rocci