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 2017  marzo 15 Mercoledì calendario

Ecco come cambiano le regole

La proposta di abrogazione. Puntare sui posti a chiamata 
In caso di vittoria del sì al referendum, con il raggiungimento del quorum, i voucher verrebbero abrogati. Non esisterebbero più, non sarebbero più utilizzabili né dalle famiglie né dalle imprese.
Per garantire una certa flessibilità alle imprese resterebbe comunque il cosiddetto lavoro a chiamata. C’è già adesso in Italia, serve quando le aziende hanno la necessità di utilizzare una persona con una «frequenza non predeterminabile» ed è abbastanza diffuso nello spettacolo, negli hotel, per gli addetti alla vigilanza e ai centralini. Anche questo strumento ha dei limiti. Può essere utilizzato solo per chi ha meno di 25 anni e per chi ne ha più di 55. Se i voucher dovessero sparire, non solo in caso di vittoria al referendum ma anche con un decreto del governo per evitare il voto, il lavoro a chiamata potrebbe essere potenziato. Ad esempio eliminando i due limiti d’età oggi previsti e rendendolo utilizzabile per tutti. A differenza dei voucher, il lavoro a chiamata è un vero e proprio contratto di lavoro. Ha un limite di 400 giorni di impiego nell’arco di tre anni, ad esempio. Chi lo supera vede trasformarsi il suo rapporto di lavoro in un contratto a tempo pieno e indeterminato. Dà molte più garanzie al lavoratore rispetto al voucher, anche se resta uno strumento ad alta flessibilità. Sul secondo quesito, quello sugli appalti, la vittoria del sì porterebbe a questa situazione: una ditta vince un appalto ma non paga il dipendente. Per avere i suoi soldi, il dipendente può rivolgersi non solo alla ditta che non l’ha pagato ma direttamente all’azienda che aveva concesso l’appalto.



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Non oltre i 7 mila euro. L’obbligo di tracciabilità 
O ggi i voucher, i buoni per pagare i lavoratori a ore, possono essere utilizzati dalle imprese di qualsiasi dimensione, dalle famiglie e dagli uffici pubblici. Valgono 10 euro l’ora, anche se solo 7,50 vanno direttamente nelle tasche del lavoratore. Il resto sono (mini) contributi per la pensione e per l’assicurazione contro gli infortuni, oltre a una quota che va all’Inps per la gestione del servizio.
Ci sono dei limiti sui soldi: una persona non può incassare attraverso i voucher più di 7 mila euro netti l’anno. E non più di 2 mila dallo stesso datore di lavoro. I ticket sono stati introdotti nel 2003, all’inizio solo per le prestazioni occasionali, come la vendemmia fatta da studenti e pensionati. Ma il loro campo di applicazione è stato ampliato nel corso degli anni. Pochi mesi fa, invece, è arrivata la stretta della tracciabilità. Cosa vuol dire? Prima di utilizzare un voucher per pagare una persona, l’impresa deve dare una comunicazione preventiva all’Inps con l’orario di inizio e di fine della prestazione. L’obbligo non riguarda le famiglie. Ed è stato introdotto per arginare i possibili abusi: l’impresa poteva essere tentata di acquistare un voucher da un’ora e impiegare il lavoratore per più tempo, oppure utilizzarlo a posteriori, solo in caso di problemi come un infortunio. Oltre al quesito sui voucher c’è poi quello sugli appalti. Oggi può accadere che una ditta vinca un appalto e poi non paghi il dipendente. Per avere i suoi soldi, il lavoratore deve prima fare causa alla ditta dalla quale dipende. Solo se non riesce a ottenere nulla può citare in giudizio anche l’azienda che aveva concesso l’appalto.

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Via anche quota 3 mila euro. Il nodo della Cassazione 
C’è ancora una strada per evitare il referendum. Ma non basta il disegno di legge sul tavolo della commissione Lavoro della Camera. Quel testo limita di parecchio l’uso dei buoni, con un tetto massimo di 3 mila euro l’anno, ad esempio, e con il divieto di utilizzo per la pubblica amministrazione e per le grandi aziende. Ma lascia la porta aperta alle aziende senza dipendenti, in sostanza gli artigiani e i piccoli commercianti. Perché non basta a cancellare il voto del 28 maggio? Sarebbe la Cassazione a decidere se una nuova legge rendere superato il referendum oppure no. Ma il giudizio verrebbe dato dopo aver ascoltato il comitato promotore del referendum, cioè la Cgil. E il sindacato ha già detto che se la proposta è quella sul referendum si va avanti. Per questo nel decreto legge che il governo dovrebbe approvare nei prossimi giorni, forse già venerdì, ci potrebbe essere anche una soluzione più drastica rispetto al testo Camera: consentire l’utilizzo dei voucher solo alla famiglie o, addirittura, eliminarli per tutti, anche per le famiglie. A quel punto si avrebbe la certezza di far saltare il referendum. Nel governo la riflessione è in corso.
Nel decreto, invece, non ci dovrebbe essere nessuna modifica sugli appalti. Resterebbe in piedi il secondo quesito, meno dirompente sul piano politico. La situazione resterebbe la stessa di adesso. Esempio: una ditta vince un appalto ma non paga il dipendente. Per avere i suoi soldi, il dipendente deve prima fare causa alla sua ditta. Solo se non riesce a ottenere nulla può citare in giudizio l’azienda che aveva concesso l’appalto.