La Gazzetta dello Sport, 15 marzo 2017
Magnini: «Dieci anni dopo Melbourne ora mi tuffo in cucina»
Sarà bravo (e veloce) ai fornelli come in acqua? Filippo Magnini continua a vincere nel nuoto, e chissà se andrà lontano da domani a Celebrity Masterchef. Di reality show Filippo se ne intende: sembra esserlo la sua stessa vita accanto a Federica Pellegrini. Sabato Magno ha vinto a Milano i 200 sl battendo gli emergenti e si prepara alle selezioni mondiali di Riccione con la verve di sempre. Il 29 marzo festeggia il decennale del 2° titolo iridato nei 100 sl a Melbourne. Filo ininterrotto.
Magnini, l’ha lanciata un cuoco famoso come Barbieri.
«Bruno dice che sono un fenomeno? Sono contento».
Nel nuoto è un velocista in rimonta, invece in cucina?
«Sono creativo, molto curioso. Un mio amico mi ha regalato un corso di sushi quando ero a Roma per allenarmi, abbiamo cucinato sushi con uno chef di professione. Poi a casa ho rifatto da solo la ricetta. Sì, mi sono tuffato in cucina perché mi piace sempre imparare. Non mi ritengo bravo, ma mi butto, come quando dovevo fare conferenze in inglese e non sapevo parlarlo. È solo un’altra sfida».
Avrebbe voluto gestire una scuola nuoto: non è che finirà per aprire un ristorante?
«Bisogna metterci dei soldi e lavorarci, se vuoi che vada bene. E non so se andrebbe bene. Ognuno deve fare il suo lavoro: a Masterchef ho solo fatto una bella esperienza. Pensavo potesse essere difficile avere questa carica, ma mi sono ripetuto anche lì: superare certe prove dà la stessa adrenalina».
L’ultima volta in cui si superò davvero avvenne nel 2007 a Melbourne il 29 marzo: quella conferma iridata nella gara regina le diede la massima esposizione. Com’è 10 anni dopo?
«Si dice sempre quanto sia difficile ripetersi, in Australia ero carico e non volevo scendere dal trono di Montreal 2005. Anche lì per realizzare certe imprese devi essere al massimo dell’adrenalina. Quell’oro fa parte di me: ogni volta che mi butto in acqua ho sempre la personalità di chi ha vinto il Mondiale. Prima dell’ultima gara di Milano, scherzando con il ranista Antonelli che mi chiedeva “che tempo fai”?, gli ho risposto: “Vado e vinco”. Ma non per essere sbruffone, è l’atteggiamento che devi avere verso la gara e gli avversari, non devi far mai vedere che hai un momento di debolezza. La testa è sempre di chi ha vinto. A 35 anni non è facile, certo».
È Miressi il potenziale erede?
«Ha le carte in regola, fisicamente è una spanna sopra tutti».
A Budapest per l’addio o pensa di arrivare a Tokyo come Fede?
«Da gennaio a Matteo (Giunta, il tecnico e cugino, ndr) ho detto: voglio lavorare come 10 anni fa, per fare determinati tempi, devi tornare a fare determinate cose. Devi farti il mazzo come a 20 anni. In allenamento con Dotto ci siamo massacrati e stavo davanti io».
Insomma lei non è esausto come Fede a 28 anni e mezzo: dov’è la differenza?
«Fede ha la capacità di rimanere tra le prime tre al mondo, io i grandi tempi posso farli un paio di volte all’anno, quando metto la macchina a punto. Ho vinto i 200, la gara più bella del mondo fino ai 150. Poi diventa una gara troppo dura».
Lei vinse nell’Arena dove ha appena rivinto Federer nel tennis a Melbourne...
«L’esperienza di aver vinto delle gare, di sapere gestire con più serenità certi aspetti: gli over 30 che fanno bene sono quelli che sono consapevoli di non avere più 20 anni, ma si evolvono senza disperarsi od ossessionarsi».
Ha letto Phelps che vuole rivoluzionare l’antidoping?
«La mia iniziativa contro il doping va avanti da anni, è educare i ragazzi alla base, non si tratta di aumentare controlli antidoping, ma mandare messaggi giusti».
Ma cosa non le piace del nuoto di oggi?
«Io amo questo sport e i ricordi li vivo sempre in maniera più bella. È sempre un mondo diverso, cambiato, ma in realtà sei tu che sei cambiato. Il nuoto è uno sport di cui l’Italia può andar fiera, ha sempre grandi ricambi. I suoi campioni piacciono».
È incredibile la curiosità che suscita la sua storia d’amore con Fede: anche questo è un modo di promuovere nuoto?
«Anche troppo, Fede ha fatto la portabandiera a Rio, è la sportiva italiana numero 1, non solo nel nuoto, è un po’ come Phelps. Io penso che intorno a lei si sia creata un’attenzione esagerata perché in primis è un’atleta. I momenti di privacy? Solo quando siamo a casa (ride, ndr). Non l’ho mai vista come una cosa critica. Io sono sempre il solito Filippo, in acqua, a casa, con i miei, col pubblico, con i giornalisti. Ma nelle quattro vasche sono Magnini. Solo lì dentro, per vincere sempre».