Il Sole 24 Ore, 15 marzo 2017
L’Arabia Saudita «avverte» i partner sui tagli petroliferi
Dai tagli di produzione ai tagli di esportazione. Con il petrolio ai minimi da oltre tre mesi e le scorte checontinuano salire, l’Opec sembra impegnata a rifocalizzare la sua strategia. Niente di esplicito, per ora. Ma ieri sono arrivati almeno due segnali in questa direzione. Il primo è una curiosa discrepanza dei dati sulla produzione saudita, seguita da un’irrituale precisazione da parte di Riad. Il secondo è un’intervista del ministro iracheno del Petrolio Jabbar Al Luaibi, che a Platts dichiara – in plateale contraddizione con la posizione ufficiale del gruppo – che «per la prima volta l’Opec ha inteso separare la produzione dall’export, utilizzando quest’ultimo come base (per i tagli, Ndr)».
La vicenda più interessante riguarda comunque l’Arabia Saudita. Nel bollettino mensile Opec, diffuso ieri, le cifre trasmesse da Riad indicano una brusca marcia indietro nei tagli produttivi sauditi, con l’output risalito in febbraio di ben 263.300 barili al giorno, a 10,011 milioni di bg (comunque al di sotto della quota assegnata di 10,058 mbg). Le stime di fonti secondarie registrano invece una discesa di 68.100 bg, a 9,797 mbg.
Numeri così distanti (e divergenti) sono una rarità. E hanno contribuito ad accrescere le inquietudini sul mercato. Il prezzo del barile, già in dicesa del 10% in una settimana, è scivolato a livelli che non si vedevano da prima del vertice Opec: il Brent ha toccato un minimo di 50,25 $, il Wti di 47,09 $. Lo stesso bollettino Opec ha peraltro evidenziato anche una risalita di 20,1 mb per le scorte Ocse in gennaio, di nuovo sopra 3 miliardi di barili, e un’accelerazione superiore al previsto della produzione non Opec: il gruppo ha quasi raddoppiato le stime e ora prevede una crescita di 400mila bg nel 2017, al traino di Usa e Canada.
Le cifre comunicate dai sauditi potrebbero essere una sorta di avvertimento agli alleati meno rispettosi dei patti, come la Russia o l’Iraq, troppo lenti nel tagliare la produzione: a questo proposito il ministro Khalid Al Falih aveva dichiarato pochi giorni fa che Riad «non permetterà di farsi usare dagli altri». Ma a scompigliare le carte è intervenuta una nota del ministero del Petrolio saudita. «L’Arabia Saudita – vi si legge – assicura di essere impegnata e determinata a stabilizzare il mercato globale del petrolio lavorando in stretto contatto con gli altri produttori Opec e non». Ma la nota afferma anche, in modo meno chiaro, che «la differenza tra quanto il mercato osserva come produzione e i reali livelli di fornitura in ciascun mese è dovuta a fattori operativi influenzati da aggiustamenti delle scorte e altre variabili».