ItaliaOggi, 15 marzo 2017
I muri garantiscono le tregue
Il muro di Donald Trump si farà, è già stata indetta la gara d’appalto e il Dipartimento per la Sicurezza della Patria [Department of Homeland Security] comunicherà i vincitori entro metà aprile.
Ma costruire un muro sul confine con il Messico è veramente un’iniziativa tanto scandalosa da valere al presidente americano l’accusa di razzismo? Oggettivamente, no, anche perché, nei fatti, una buona parte del confine con il Messico è già delimitato da circa 1100 km di barriere, palizzate e reticolati di vario tipo, alti dai 2 ai 6,4 metri, con fondamenta di cemento, pattugliati e muniti di telecamere e sensori.
Sono presidi costruiti da Bill Clinton negli anni Novanta e, per un tratto minore, dal governo di George W.
Bush, con il voto favorevole dei senatori Barack Obama e Hillary Clinton. Prima che il tycoon, che prevede di costruire altri 1.600 km di muro, ne facesse una sua bandiera, l’idea di costruire una barriera di protezione dall’immigrazione clandestina sul confine meridionale era largamente ritenuta positiva.
Il prototipo concettuale a cui Trump ha fatto riferimento in campagna elettorale è un muro di difesa come la Grande Muraglia cinese. Però, nella storia, i muri sono stati anche strumento di pace, sancita, non da una sconfitta, ma da una tregua. È il caso del «muro» che esiste dal 1952 fra le due Coree, un ostacolo fatto non di cemento armato ma di una striscia di terra larga 4 km e lunga 240 km, dove il baluardo è costituito da un migliaio di posti di blocco e un milione di soldati.
Dopo quello in Corea, il muro di tregua più datato ancora in funzione è quello di Belfast, in Irlanda del Nord, che dal 1969 separa i cattolici e i protestanti. Si tratta di una serie di barriere alte 7 metri e lunghe in tutto 15 chilometri, non continuativi.
A Cipro, per risolvere il braccio di ferro con la Turchia che aveva invaso l’isola, nel 1974 venne costruita una barriera che taglia l’isola in due, fatta di filo spinato e lunga 300 km. In questi anni è stata determinante per mantenere la pace, tanto che, da alcuni anni, si parla di abolirla e riunificare l’isola, per scongiurare una ulteriore mossa aggressiva della Turchia.
Ma la maggior parte dei muri esistenti oggi nel mondo ha la funzione protettiva desiderata da Trump per gli Stati Uniti. I più recenti sono quelli alzati in Europa centrale e balcanica nel 2015, di fronte appunto all’emergenza migratoria.
Hanno eretto barriere la Bulgaria (al confine turco), l’Ungheria (al confine con Serbia e Croazia), la Slovenia (al confine croato) e la Macedonia (al confine greco). Sono «muri» di rete metallica e filo spinato. A distanza di un anno il Daily Mail, sotto il titolo «Walls work!» [I muri funzionano!], a riprova che la «rotta balcanica» è chiusa, ha pubblicato le foto dei luoghi gremiti di profughi nel 2015, di fianco a foto degli stessi luoghi un anno dopo, svuotati e ripuliti.
I muri protettivi sono fatti nel modo più svariato, dal cemento armato, al filo spinato. C’è perfino un muro enorme fatto di sabbia, il muro detto «Berm», che separa il Marocco dal Sahara Occidentale, alto 10 m. e lungo ben 2.720 km. Più comune il filo spinato, come quello che si stende per ben 4.053 km fra l’India e il Bangladesh, che per essere allestito ha richiesto anni, dal 1989 a quest’anno.
Mura di filo spinato, alte 3 metri, con rete di sensori, video camere e alta tecnologia varia, proteggono anhe le enclave spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco. Il costo, 30 milioni, è stato pagato dall’Unione europea.
Altre grandi barriere erette a difesa di una nazione sono: il reticolato elettrificato e rafforzato da un fossato e da elicotteri, barche e centinaia di soldati, allestito dopo la Guerra del Golfo nel 1991, a delimitare il confine fra Kuwait e Iraq; i 482 km di reticolato elettrificato eretti nel 2003 fra lo Zimbabwe e il Botswana; il muro che dal 2007 l’Iran ha in costruzione al confine con il Pakistan, che sostituisce un vecchio reticolato con un muro di cemento armato alto 3 metri e profondo 1, munito di fossato, torrette e guarnigioni.
Certamente è Israele lo stato che più di tutti si è avvalso di mura di autodifesa: è del 2001 la costruzione del muro della West Bank fra Israele e Palestina; lungo 730 km, è costituito da parti in muratura e reticolati di filo spinato. Inoltre, dall’alto lato del Paese, nel 2014 ha completato una barriera lungo il confine dell’Egitto, alta cinque metri, sormontata da filo spinato, torri di controllo alte 30 metri, telecamere di sicurezza e allarmi; infine esiste anche una barriera alta 7 metri lungo il confine con il Libano.
A questi muri fra stato e stato si aggiungono quelli eretti all’interno degli stati, come le 8 lastre di cemento alte 6 metri che circondano Betlemme, i 5 km di muro di cemento alto 3,6 metri costruiti dagli americani per proteggere un quartiere di Baghdad, le lastre di cemento costruite nel 2009 a Rio de Janeiro per contenere l’espansione delle favelas.
L’ultimo muro iniziato in ordine di tempo, 2013, è quello fra Arabia Saudita e Yemen, progettato per raggiungere 1800 km.
È notizia dell’ultim’ora: il progettato muro fra Ucraina e Russia non si farà, per mancanza di fondi. Gli Stati Uniti, che nell’Ucraina ci credono, hanno stanziato a suo favore $150 milioni, non per un muro, ma per l’acquisto di armi, comprese quelle letali.