il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2017
Marroni voleva piazzare la compagna da Carrai
Luigi Marroni voleva trovare un incarico per la compagna Laura Frati Gucci nella Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, di cui è consigliere Marco Carrai, il fiorentino molto vicino a Matteo Renzi. Per questo, l’amministratore delegato di Consip ne parla con Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Open e con Filippo Vannoni, numero uno di Publiacqua.
Nel giorno in cui Marroni decide di non presentarsi dal legale di Tiziano Renzi (indagato per traffico di influenze illecite) per rispondere a un esame come testimone nelle indagini difensive, dalle carte dell’indagine Consip emergono nuovi particolari. A novembre scorso per esempio – mentre si decideva il rinnovo di alcune cariche nella Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze – Marroni si attivava per la compagna (estranea alle indagini), senza però riuscire a ottenere risultati.
Il 16 novembre quindi chiama Alberto Bianchi. Le cimici captano solo le parole di Marroni che dice: “Marco non s’è fatto più vivo e io c’ho anche da gestire un po’ questa cosa con Laura… tu glielo avevi detto a Marco… (…) Se c’era interesse la cosa era stata fatta non c’é niente da dire, però… parlo a Marco… e cioè all’Alberto amico … e in 15 giorni se ci doveva dire non posso far niente, si cerca un attimo qualche altra soluzione… O non siamo più né in tempo neanche a cercà un’altra soluzione… non mi sembra molto corretto (…) Dico vabbè, grazie… Io chiedo ad altro no? Oppure lasciamo perdere”.
Poi Marroni si informa ancora con Bianchi (il quale, è bene ricordarlo, è un legale pagato, per le sue difese, dalla Consip): “Ma le candidature non vanno presentate sin da subito? Non lo so io… Mi ci daresti un’occhiata te che sei lì? Non c’è una cosa formale? Non me lo sapresti dire perchè c’ho Laura che (…) ci terrebbe a saperlo almeno via”.
La conversazione continua e l’ad della principale stazione appaltante italiana aggiunge: “Non è che entro venerdì deve presentare… Mi faresti un piacere se mi ci dai un’occhiata… e se glielo dici al babbo dai…”.
Per gli investigatori il “babbo” al quale si riferisce potrebbe essere Tiziano Renzi. Annotano i carabinieri del Noe in un’informativa del 3 febbraio: “Se da un lato è vero che i toscani sono soliti appellare il padre, appunto, babbo, è altrettanto vero che il babbo a cui sovente si fa riferimento nelle vicende della presente informativa é il padre di Matteo Renzi, con cui Bianchi ha un rapporto molto stretto”.
Per gli investigatori questa conversazione avviene in un contesto che “è verosimilmente inquadrabile nelle attività che Marco Carrai svolge in seno alla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze di cui la Frati Gucci, che è legata sentimentalmente a Marroni, fa parte dell’assemblea dei soci; tuttavia non è chiaro a cosa faccia riferimento Marroni quando si lamenta del fatto che Carrai “non si è fatto sentire” con la compagna, “tant’è che in modo molto esplicito si raccomanda Bianchi di intervenire”.
Il giorno dopo, il 17 novembre 2016, viene captata negli uffici Consip una conversazione tra Marroni e Filippo Vannoni. I due parlano del referendum costituzionale, ma anche della volontà di Marroni di “puntare a Terna”, l’azienda della rete elettrica nazionale. Sono preoccupati per l’esito del risultato del voto di dicembre, tanto che Marroni dice che sta lavorando per ‘lui’”. Per gli investigatori, “è facilmente intuibile che il riferimento sia proprio all’ex premier”.
Ad un certo punto i due citano anche Diego Piacentini (estraneo all’indagine), manager di Amazon poi diventato Commissario straordinario per il Digitale con il governo Renzi e parlano di Terna.
Marroni: Sto lavorando molto con Piacentini, la cosa ti puo’ interessare per queste gare d’informatica (…). E puntiamo la Terna (…) perchè a Terna non c’è neanche bisogno del bilancio.
Vannoni: Ah no lì si sta bene (…) non fate fatica èh! Devi sistemarle a qualcuno (…). Non devi fare un cazzo, è tutto pronto!
M: Dai che si puo’ fare (…). Sai chi è un po’ stronzo? Carrai. (…) Lalla lo sta cercando per la Cassa di Risparmio.
V: No ma guarda è una roba (…) non lo pigli.
Durante questa lunga conversazione, però, il presidente di Publiacqua fa riferimento ad una persona che avrebbe incontrato e che “non viene nominata” ma viene “genericamente chiamata: ‘lui’”. A questo punto però Vannoni, secondo quanto annotano i carabinieri, avrebbe cambiato atteggiamento e avrebbe iniziato a scrivere anche lui su alcuni fogli di carta, proprio come avrebbe fatto – per non essere ascoltato dalle microspie – con i cosiddetti “pizzini” l’imprenditore Alfredo Romeo ora in carcere con l’accusa di corruzione. “Vannoni – è scritto nell’informativa – inizia a scrivere utilizzando lo stesso sistema che si è visto utilizza Romeo nel corso dei suoi incontri quando, per la delicatezza dei temi trattati e dei soggetti interessati, ricorre alla scrittura”.
La conversazione tra i due prosegue finchè Vannoni interrompe l’ad di Consip e gli chiede: “Ma comunque sei andato dal babbo?”. Le risposte di Marroni non sono comprensibili. Poi proseguono.
Vannoni: Sì va bene va bene, non importa.
Marroni: Però ormai sai il risultato … ha detto lui a 29.000 euro, gli ha detto…
Il riferimento ai 29 mila euro non è chiaro neanche agli investigatori: “Purtroppo – è scritto nell’informativa – anche in questo caso i due interlocutori abbassano sensibilmente il tono della voce rendendo, di fatto, poco comprensibile il loro dialogo per cui il riferimento di una cifra di danaro così importante non è ben chiara a chi venga fatta”.
Alla fine tornano a parlare del referendum costituzionale, preoccupati per l’esito e quindi per le future nomine: “È uno spartiacque – dice Vannoni – lui (Matteo Renzi, ndr) ha già detto che il governo tecnico non lo farà”.