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 2017  marzo 14 Martedì calendario

Sole 24 Ore, fuori Napoletano. La Caporetto di Confindustria

Il direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano, indagato per falso in bilancio, lascia tutte le direzioni del gruppo e su sua richiesta viene messo in aspettativa senza retribuzione per un massimo di sei mesi, in vista di licenziamento o dimissioni. La direzione è affidata ad interim a Guido Gentili, già alla guida del quotidiano dal 2001 al 2004. Al presidente della società Giorgio Fossa viene affidata la scelta “in tempi brevi” del nuovo direttore. All’amministratore delegato Franco Moscetti è chiesto di “porre in essere le più opportune iniziative e azioni in ogni competente sede, a tutela dell’immagine e degli interessi della società, anche in relazione agli sviluppi dell’indagine giudiziaria in corso”, con allusione al dichiararsi parte offesa nell’inchiesta.
Un breve riunione straordinaria del Cda della società quotata in Borsa e controllata dalla Confindustria ha deciso all’unanimità alcune cose che, se lette tra le righe del comunicato ufficiale, segnano una svolta definitiva per il quotidiano economico.
Dopo otto mesi di agonia il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia ha dovuto gettare la spugna e rinunciare al potere assoluto e arbitrario esercitato su una società quotata senza nessun riguardo per gli azionisti di minoranza e per la società stessa. E senza mai assumersi le responsabilità legali e finanziarie della “direzione e controllo”, nonostante il possesso di due terzi del capitale. Nei dieci anni seguiti alla quotazione in Borsa (dicembre 2007) i maggiorenti della Confindustria hanno gestito il Sole 24 Ore come fosse la loro municipalizzata, distruggendo patrimonio per centinaia di milioni di euro e portando l’azienda sull’orlo della bancarotta. Una lezione di governance, come dicono loro, di cui vergognarsi. Boccia, eletto nel maggio scorso, prima ha affidato al nuovo amministratore delegato Gabriele Del Torchio il compito di vedere chiaro nei conti e nella gestione del gruppo, poi, di fronte alle scoperte raccapriccianti fatte dal manager e alla sua richiesta di cambiare il direttore, lo ha cacciato dopo soli quattro mesi.
Stessa sorte stava per toccare a Moscetti, anche lui in sella da quattro mesi. La cose sono cambiate venerdì scorso con l’avviso di garanzia a Napoletano, indagato per falso in bilancio insieme all’ex presidente della società Benito Benedini e all’ex amministratore delegato Donatella Treu. Il direttore indagato ha detto di non aver la minima intenzione di dimettersi. Di fronte allo sciopero a oltranza deciso all’istante dalla redazione fino a quando Napoletano non fosse uscito di scena, Boccia ha fatto sapere di non volersi piegare a diktat sindacali e che non si licenzia un direttore per un avviso di garanzia.
Durante il fine settimana è montata la rivolta all’interno della Confindustria. Ieri pomeriggio, subito prima della riunione del cda del Sole, è arrivato un segnale forte da Alberto Bombassei e Alberto Vacchi, i due candidati alla presidenza sconfitti rispettivamente da Giorgio Squinzi nel 2012 e Boccia nel 2016, insieme al presidente della Federmeccanica Fabio Storchi. I tre hanno espresso “forte preoccupazione per le sorti del Sole 24 Ore” e l’auspicio che Boccia trovasse “in tempi brevissimi, una soluzione che possa garantire continuità economica e restituire prestigio al giornale”. La posizione di tre esponenti di peso (la somma dei loro fatturati è circa 70 volte quello delle Arti Grafiche Boccia) ha dato forza all’ultimatum di Moscetti e Fossa e dello stesso presidente dell’organismo di vigilanza Gherardo Colombo: se Boccia avesse insistito sull’autosospensione offerta da Napoletano, se ne sarebbero andati tutti sbattendo la porta.
La posizione di Napoletano è stata ulteriormente indebolita ieri dalla pubblicazione del decreto di perquisizione dei pm milanesi Fabio De Pasquale e Gaetano Ruta, dove si legge che Del Torchio, l’ex direttore finanziario Valentina Montanari e l’ex consigliere d’amministrazione Niccolò Dubini, auditi, “tutti hanno messo in risalto gravi anomalie” sull’andamento economico della società, e “tutti hanno evidenziato… il ruolo preponderante del direttore Napoletano, sempre presente a tutti i cda pur non essendo componente dello stesso ed in grado di condizionarne fortemente i lavori e le scelte gestionali”. L’accusa di falso in bilancio è per aver gonfiato i dati diffusionali, esponendo in bilancio i risultati di vendita ottenuti attraverso la società inglese Di Source e l’italiana Johnsons, “laddove le vendite sul digitale – tanto enfatizzate – erano false e una percentuale significativa delle copie cartacee andava dritta al macero”.
Oggi finisce lo sciopero dei giornalisti e Moscetti comincerà a trattare con le banche sull’aumento di capitale non più rinviabile dal momento che l’azienda ha il patrimonio netto negativo. Moscetti e le banche creditrici, guidate da Intesa Sanpaolo, indicano in 120 milioni la misura giusta dell’aumento. Confindustria però non ha gli 80 milioni necessari per fare la sua parte, e sembra destinata a perdere il controllo della testata.
Come direttore in grado di garantire sia la redazione sia le banche chiamate a finanziare il salvataggio del giornale circola con forza il nome di Ferruccio de Bortoli, già alla guida del Sole dal 2005 al 2009.