la Repubblica, 14 marzo 2017
Una studiosa della British Library: «La morte di Jane Austen fu dovuta ad avvelenamento»
LONDRA È una verità universalmente riconosciuta che la vita di Jane Austen sia stata meno drammatica di quella delle sue eroine. Eppure, nel bicentenario della morte della grande scrittrice inglese, una nuova teoria inserisce un finale da thriller alla sua biografia: l’autrice di Orgoglio e pregiudizio sarebbe deceduta per avvelenamento.
L’ipotesi è contenuta nel blog di una curatrice dell’archivio della British Library, Sandra Tuppen. E la scoperta non deriva da qualche lettera o documento, bensì da alcune paia di occhiali appartenuti ad Austen. Con l’aiuto di un ottico, la ricercatrice ha verificato dall’esame delle lenti che la vista della scrittrice peggiorò rapidamente negli ultimi anni della sua esistenza. Tale circostanza ha portato a credere che soffrisse di cataratta e la cataratta fa sospettare un avvelenamento da arsenico.
La studiosa non suggerisce che qualcuno abbia usato il veleno per assassinarla, sebbene una possibilità del genere sia stata sollevata in un giallo del 2013, La misteriosa morte di Jane Austen, di Lindsay Ashford. Propende piuttosto per un avvelenamento involontario, un fatto assai comune in tempi in cui l’arsenico si trovava di frequente nell’acqua, nei farmaci e nella carta da parati, e poteva causare inavvertitamente una contaminazione.
La morte della scrittrice, all’età di appena 41 anni, fu effettivamente misteriosa. Finora era stata spiegata con diverse tesi: un disturbo ormonale, un cancro, complicazioni derivate dall’assunzione di latte non pastorizzato. Adesso, a 200 anni esatti dalla sua scomparsa, proprio nel giorno in cui i suoi occhiali vengono esibiti al pubblico in una mostra per celebrare la ricorrenza, la British Library pubblica una rivelazione da noir. Un colpo di scena da romanzo che fa il giro del mondo, finendo sulle pagine del New York Times.
Ma non tutti sono convinti. Intanto, come fanno notare i biografi di Jane Austen, non è assolutamente sicuro che gli occhiali in questione fossero suoi: sono stati dati alla libreria solo qualche anno fa dagli eredi. In secondo luogo, l’analisi di lettere autografe che risalgono ai suoi ultimi anni di vita sembra smentire la tesi di un rapido peggioramento della vista. Infine immaginare che un peggioramento della vista sia necessariamente indice di cataratta e questa di avvelenamento da arsenico potrebbe essere una deduzione un po’ azzardata.