la Repubblica, 14 marzo 2017
«Caccia fu ucciso per uno sgarbo a un boss»
TORINO Fu un grande affronto a condannare a morte il procuratore di Torino. Il pentito ragazzino, Domenico Agresta, nato a Locri e cresciuto nel locale di Volpiano (Torino) all’ombra della ‘ndrina più potente degli anni Duemila, ha raccontato ieri, in collegamento audio video con la Corte d’Assise di Milano, la storia che a distanza di oltre trent’anni ancora nessuno conosce: il movente dell’omicidio del procuratore capo Bruno Caccia, freddato sotto casa, a colpi di pistola, la sera del 26 giugno 1983.
Fu Placido Barresi a raccontarglielo in carcere: «Avevano cercato di avvicinarlo – ha detto dall’aula protetta il giovane Agresta che con le sue rivelazioni sta facendo tremare le più potenti famiglie della città – Erano riusciti a entrare nel suo ufficio senza avere un appuntamento. Ma il procuratore gli aveva sbattuto la porta in faccia, li aveva cacciati in malo modo, urlando di andarsene. E a distanza di tanti anni la cosa che ancora lo faceva infuriare era proprio questo, che Bruno Caccia non li avesse neppure lasciati parlare. Per questo il cognato Mimmo Belfiore e Ciccio Mazzaferro, che all’epoca regnavano sulla città, decisero di ucciderlo».
Il procuratore di Torino era «inavvicinabile e incorruttibile», lo sapevano tutti. In una città dura, dove i calabresi del clan Belfiore erano giovani e rampanti, determinati a subentrare alle famiglie di catanesi che avevano comandato fino ad allora, Bruno Caccia era un magistrato scomodo. E nel processo al suo presunto killer, Rocco Schirripa, arrestato soltanto a dicembre 2015, le dichiarazione del nuovo collaboratore di giustizia confermano i sospetti dell’epoca, aggiungendo alla ricostruzione nuovi dettagli. Non fu soltanto Schirripa a sparare, secondo Domenico Agresta che ha raccolto anni di confidenze dei malavitosi in carcere, prima di decidere di collaborare. Seguendo lo schema di un inedito intreccio tra ‘ndrangheta e terrorismo, il secondo killer che sparò insieme a Schirripa sarebbe stato Francesco D’Onofrio, allora militante di Prima Linea. E ora ufficialmente indagato in una nuova tranche d’inchiesta del pm di Milano, Marcello Tatangelo.
«Quei due sono persone terribili, ne parlavano tutti, hanno commesso tanti omicidi» ha detto Agresta di Schirripa e D’Onofrio. Avrebbero ucciso tre persone con il procuratore. Al processo sono stati ascoltati anche Domenico Belfiore, l’unico condannato come mandante dell’omicidio, che si è sempre professato innocente, e il fratello Giuseppe, che ha negato di aver mai parlato con Agresta e Barresi dell’omicidio Caccia. Nelle prossime udienze dovranno comparire anche Domenico Crea e Saverio Agresta per essere sentiti sulle dichiarazioni del pentito.