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 2017  marzo 14 Martedì calendario

Affari a Manhattan, il «genero-presidente» si fa d’oro con i cinesi

PECHINO Il diavolo fa le pentole ma evidentemente anche i coperchi se un pezzo del grattacielo al diabolico civico 666 della mitica Fifth Avenue, simbolo della potenza immobiliare di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e consigliere del presidente Donald, finirà per 400 milioni di dollari nel pentolone dei cinesi in America. E il coperchio lo metterà sopra nientedimeno che il presidente Xi Jinping: che sbarca negli States tra meno di un mese, il 6 aprile, a suggellare la fine della guerra fredda tra il Dragone e Trumplandia, accolto più che in pompa magna in quella Casa Bianca by the sea che è diventato il resort di Mar-a-Lago, Florida. Una visita non ancora ufficialmente annunciata ma svelata dal gossipista principe di Washington, Mike Allen, e che guarda caso arriva dopo che Pechino, all’indomani della telefonata di distensione con The Donald, ha detto sì in un colpo solo a 38 e potenzialmente fruttuosissimi marchi dell’impero Trump che all’Ufficio brevetti cinesi attendevano da anni il via libera. Altro che guerra commerciale con la Cina. Come diceva Agatha Christie? Un indizio è un indizio, due coincidenze sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.
L’affarone stretto con i cinesi di Anbang, nell’ambito di un business da 4 miliardi di dollari che rivaluterà fino a 2.85 miliardi il grattacielo che ne costò 1.8, è il capolavoro di Jared: a dimostrazione che il President in Law, il presidente-genero come l’ha ribattezzato il New York Magazine, è mica per niente il cocco di The Donald. E pazienza se il ragazzone, 36 anni, abbia militato per la maggior parte della sua giovane età nel partito democratico di papà Charles, il costruttore figlio di scampati bielorussi all’Olocausto, finito poi in galera per evasione fiscale e contributi illeciti ai partiti: non è stato democratico per la maggior parte della sua ormai anziana età lo stesso Donald, tra i maggiori contribuenti del marito di quella Hillary Clinton poi sconfitta nelle elezioni dopo cui nulla fu più come prima?
Tutto si tiene. Soprattutto se i soldoni in arrivo dalla Cina, e sborsati da quella Anbang che a New York si è già comprata il Waldorf Astoria, cioè proprio l’hotel che fu per un secolo la camera da letto dei presidenti Usa nella città che non dorme mai, serviranno a rifinanziare il mutuo di famiglia da 1.15 miliardi di dollari: permettendo ai Kushner, grazie a una clausola ancora top secret, di restituire soltanto 50 invece dei 250 milioni di una parte del debito. Scatole cinesi appunto. Anzi cinesissime: il presidente di Anbang, Wu Xiaohui, che Jared incontrò proprio all’Astoria, alla vigilia delle elezioni, in un meeting poi svelato dal New York Times, per non sbagliarsi ha sposato la nipote di Deng Xiaoping, il successore di Mao Zedong, visto che anche qui il familismo aiuta eccome.
Nipoti, generi: conflitti di interessi su interessi inconfessabili. Naturalmente un portavoce dei Kushner ha negato a Bloomberg, che ieri ha reso pubblico l’affare, l’esistenza di qualsiasi tipo di conflitto visto che Jared avrebbe venduto la sua parte ad altri membri di famiglia. In puro stile trumpesco: anche Donald sostiene di aver risolto il conflitto affidando le proprietà ai figli – tra cui, vabbè, proprio quella Ivanka moglie di Jared suo consigliere. E chissà cosa diranno gli inquilini più famosi di quel 666 Fifth Avenue che adesso parlerà anche cinese: sono i giapponesi di Uniqlo, la catena di abbigliamento che da anni ha sloggiato da lì i Brooks Brothers, un mito a stelle e strisce, anche se ormai di proprietà italiana. Ma come ha promesso quel diavolo di un Trump? Make America Great Again, rifacciamo grande l’America. Con i soldi di tutti gli altri.