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 2017  marzo 14 Martedì calendario

Genova, cercasi sindaco disperatamente ma i candidati sono spariti

GENOVA Sarà proprio perché è “la Superba” che finora non sembra volersela prendere nessuno. Tra meno di 90 giorni ci sono le amministrative e Genova – la più importante al voto insieme a Palermo – non ha ancora un candidato sindaco: né di sinistra, né di destra, né dei 5Stelle. In compenso però si litiga un po’ dappertutto: a sinistra, a destra, nel M5S. Ma non sui programmi, che sembrano non interessare molto, se non come enunciazioni di principio.
Per Pd e alleati perdere sotto la Lanterna dopo la débâcle dello scorso anno a Roma, Torino e Napoli, in una città storicamente progressista, sarebbe l’ennesimo segnale di una difficoltà non solo locale ma soprattutto nazionale. A destra c’è il presidente della Regione Giovanni Toti, forzista tacciato di para-leghismo, con chiare aspirazioni nazionali: se dopo aver sbancato la Regione nel 2015 conquistasse anche Palazzo Tursi, allora la sua ascesa diventerebbe difficilmente arginabile da parte di Silvio Berlusconi. Infine il M5S: Genova è la città di Beppe Grillo e sfigurare in casa propria, in un contesto di crisi politica e di sistema, rappresenterebbe una battuta d’arresto simbolica non da poco.
Chi però ha più da perdere è proprio la sinistra. Il sindaco Marco Doria, outsider di area (ex) Sel, ha annunciato di non ricandidarsi per il secondo mandato e questo di sicuro non depone a favore della coalizione. Già, quale coalizione? Pd e Rete a sinistra – cioè Sinistra Italiana, Prc e associazioni più di movimento, quasi un 10 per cento di consensi in città – hanno visioni politico- culturali sempre più incompatibili. L’ipotesi che ognuno vada per conto proprio non è peregrina. Ma poi: in che modo individuare il candidato? Le primarie per la Regione di due anni fa finirono malissimo, con accuse di brogli e l’abbandono rumoroso dal Pd di uno dei due pretendenti, Sergio Cofferati. Stavolta per mesi il centrosinistra ha fatto la corte all’unico nome considerato capace di tenere insieme tutti, il presidente della Fondazione Palazzo Ducale Luca Borzani. Che però ha detto no. Punto e a capo. Rifare le primarie, quindi? In lizza ci sono vari nomi e nessuno di grido: il parlamentare già bersaniano Mario Tullo, un assessore uscente come Gianni Crivello, il vicesindaco Stefano Bernini. «I partiti sono frantumati, se non hai un equilibrio interno è ancora più difficile costruire una coalizione – ragiona Cofferati oggi – Poi la società civile è scomparsa: chi aveva passione politica si è allontanato. Proprio a causa della frantumazione».
Sul versante opposto, Toti spinge per la sua assessora Ilaria Cavo; la Lega vorrebbe l’amministratore di Liguria Digitale Marco Bucci o magari l’ex vicesegretario federale del Carroccio Edoardo Rixi; Berlusconi ha in mente un altro manager, Giancarlo Vinacci. Ma il rapporto tra Toti, Matteo Salvini e Giorgia Meloni è ottimo (quest’ultima sarà in città venerdì), rappresentano l’anima populista del centrodestra nazionale e l’accordo lo si troverà fra questi tre, con il Cavaliere che dovrà giocoforza fare buon viso a cattivo gioco.
Infine il M5S, scosso da abbandoni di peso come l’ex candidato sindaco Paolo Putti, più altri tre consiglieri comunali e uno regionale. Il blog di Grillo ha lanciato il “metodo Genova”, una votazione di secondo livello per la composizione delle liste. Utile a portare in Consiglio i fedelissimi del candidato sindaco che vincerà le comunarie online. La vecchia e originaria anima movimentista non c’è più, comanda l’ortodossa consigliera regionale Alice Salvatore e le malelingue dicono che si sa già chi alla fine verrà designato: Luca Pirondini, tenore del teatro Carlo Felice. I transfughi capitanati da Putti, invece, potrebbero fare tandem con Rete a Sinistra e convergere sull’editore di Chiarelettere Luca Fazio.
La verità probabilmente l’ha detta proprio l’uscente Doria: «Un consigliere regionale o un parlamentare non lo cerca nessuno e prendono stipendi molto alti. Un sindaco è al centro di tutto, carico di responsabilità. Un peso che può spaventare tanti». Un mestiere usurante per 3mila euro al mese, ne vale la pena?