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 2017  marzo 14 Martedì calendario

Respinta l’offerta di Uber ai tassisti. «Nessun dialogo con gli illegali»

L’invito è audace e, per ora inascoltato: Uber chiede un incontro ai sindacati dei tassisti. Un tentativo di scalfire un muro finora altissimo e invalicabile. L’offerta di dialogo non raccoglie alcun entusiasmo tra le auto bianche, anzi. La prima a rispondere è Federtaxi che giudica l’offerta «un giochetto comunicativo». Poi dopo poche ore arriva l’annuncio di un nuovo sciopero della categoria indetto per il 23 marzo dalle 8 alle 22 (con molto sigle che si smarcano). Ufficialmente si tratta di due vicende separate, ma è ovvio che al cosiddetto «parlamentino» dei tassisti che ha proclamato la protesta, l’offerta di Uber non è sembrata interessante.
Per le auto bianche d’altronde Uber è qualcosa di peggio che un concorrente che contende potenziali clienti, è la rappresentazione del nemico che impoverisce le carissime licenze. L’azienda californiana, così, ha cercato di uscire dall’angolo tendendo la mano. L’invito ha data e luogo, lunedì prossimo a Roma, ed è scritto in prima persona dal General Manager italiano di Uber Carlo Tursi: «La nostra società per troppo tempo è stata vista in contrapposizione al servizio taxi. Vi invito a discutere di proposte concrete che possano vederci collaborare da qui in avanti. Troppo tempo – prosegue Tursi – è stato speso su un confronto che non guarda al futuro ma solo al passato, penalizzando anche i consumatori che di questo non hanno colpe. Noi vogliamo guardare al futuro e vorremmo farlo anche con voi. Credo sia giusto tentare la via del dialogo, aprendo una porta ad un confronto civile e onesto». Parole che cadono nel vuoto assoluto: «Non ci sederemo mai a un tavolo con Uber – risponde Loreno Bittarelli, presidente di Uri Radio Taxi – sono stati dichiarati illegittimi dal tribunale di Milano. Temo che qualcuno della nostra categoria ceda alla tentazione come è già successo con la piattaforma MyTaxi».
Non è ancora chiaro quali siano le proposte concrete di cui parla Tursi, ma si può ipotizzare che l’idea sia quella di piattaforme comuni (qualcosa del genere è già attiva in Grecia). La base di un ipotetico dialogo (per ora manca l’interlocutore) potrebbe essere la proposta dell’antitrust inviata venerdì scorso al parlamento. Nessun nuovo vincolo, territoriale o soggettivo, ma meno regole per gli operatori esistenti, più innovazione e digitale, per agevolare la nascita di un «terzo genere» di fornitori di servizi di mobilità non in linea (Uber e Mytaxi, ad esempio) dei vincoli al cumulo di più licenze (aprendo la porta all’esercizio dell’attività di taxi in forma di impresa), la massima flessibilità di turni ed orari e la possibilità di fissare autonomamente i prezzi e compensazioni per la svalutazione licenze. Una vasta piattaforma bocciata senza mezzi dai tassisti.
Sigle spaccate
La categoria però è divisa: lo sciopero è stato proclamato da alcune sigle, Cgil, Cisl, Ugl, Federtaxi Cisal, Usb, Uti e Unimpresa, con la netta contrarietà di altre, Uri, Uritaxi, Casartigiani e Confartigianato. «Il governo ha aperto un tavolo ristretto con noi e gli Ncc – dice Bittarelli – chiedendo di formulare proposte. Così, ancor prima di presentare un’idea qualcuno proclama uno sciopero. Che senso ha? Uno solo: far arricchire Uber».