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 2017  marzo 14 Martedì calendario

Isis in crisi a Raqqa. Jihadisti stranieri contro Al Baghdadi

In rivolta a Raqqa per gli stipendi decurtati, abbandonati dai combattenti locali a Mosul e rimasti in trappola negli ultimi quartieri assediati. I foreign fighters sono stati la forza d’urto dell’Isis negli anni delle conquiste trionfali ma ora stanno diventando il suo punto debole e potrebbero accelerare la sua fine. I segni di insofferenza verso i «muhajirin», come vengono chiamati in arabo, cioè gli «immigrati», si stanno moltiplicando in Iraq e in Siria anche perché il silenzio del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, forse in fuga nel deserto, ha ridato potere ai governatori locali che hanno bisogno di un minimo di consenso da parte della popolazione indigena.
Lo scollamento fra i combattenti stranieri e gli altri spiega il rapido crollo dell’Isis a Mosul Ovest, ormai libera per oltre un terzo e dove i jihadisti, come ha detto ieri l’inviato della Casa Bianca Brett McGurk, «sono intrappolati e destinati a morire». A Raqqa attivisti locali raggiunti dalla tv araba Al-Mayadin parlano di «tentato colpo di Stato» a opera tunisini, infuriati per la riduzione drastica delle paghe. I combattenti stranieri, negli anni d’oro, erano arrivati a guadagnare fino a mille dollari, un’enormità in Siria dove lo stipendio medio equivale a cento dollari al mese. Ma con il crollo dei proventi dal traffico di petrolio lo Stato islamico è stato costretto a ridurre le paghe fino al livello dei combattenti locali, dai 50 ai 200 dollari.
A Raqqa, venerdì scorso, islamisti tunisini hanno attaccato l’Amn, la Sicurezza generale, alcuni kamikaze si sono fatti esplodere e ucciso «20 quadri e dirigenti». La rivolta sarebbe stata innescata anche dalla nomina dei nuovi governatore e del comandante militare, Abu Ayat Jawfi e Abu Hareth Shami, due siriani. Segno che la sconfitta imminente a Mosul sta cambiando gli equilibri interni in Siria e Iraq. La maggior parte dei «muhajirin» è intrappolata a Mosul Ovest, dove hanno deciso di resistere fino alla morte, mentre i jihadisti locali non si sono mostrati così coriacei. Ieri l’esercito iracheno ha riconquistato un altro quartiere, Al-Nafat, e adesso il 40 per cento della parte occidentale della città è libero.