Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 14 Martedì calendario

Theresa e Nicola, il duello tra nemiche perfette

«La Scozia diventerà indipendente prima della mia morte». Settembre 2014, lo Scottish National Party ha appena perso il referendum per la secessione e Nicola Sturgeon ha sostituito il primo ministro dimissionario Alex Salmond. La sconfitta brucia ancora, ma lei rilancia da subito il sogno indipendentista. La tenacia – testardaggine secondo gli avversari – è una dote che le riconoscono da quando era ragazzina. È anche per questo che si è trasformata nella nemica numero uno di Theresa May. Una rivale temuta e rispettata: dopo la successione a Cameron, la premier britannica ha voluto incontrare Nicola Sturgeon prima di tutti gli altri leader.
Accomunate da una passione sfrenata per le scarpe (meglio se con tacco), sono agli antipodi sul resto. A iniziare dalla formazione scolastica. La 46enne First Minister scozzese, di origini umili, è stata la prima in famiglia a iscriversi all’università. May, 60 anni, è invece cresciuta nell’Oxfordshire e ha studiato al St Hugh’s college di Oxford, università nota come «sforna premier». Anche la militanza politica le divide. L’impegno di Sturgeon inizia prestissimo. Ha 16 anni – la Scozia non ha ancora guadagnato l’autonomia – quando si iscrive all’Snp. May scende in campo solo nel 1986, alla soglia dei 30 anni, dopo aver lavorato alla Banca d’Inghilterra. Nel 1997 viene eletta a Westminster.
Sturgeon, candidata per due volte a Londra, deve invece attendere il 1999 per entrare nel neonato Parlamento scozzese. Scala subito le gerarchie e diventa prima ministro ombra per l’istruzione, la salute e la giustizia e poi fidato braccio destro di Alex Salmond, di cui prende il posto dopo il fallimento del referendum per l’indipendenza.
Dal 2014 è riuscita nella missione di rianimare l’Snp, che ha guadagnato 100 mila nuovi militanti (quadruplicando la sua base), e ha riavvicinato alla politica giovani disaffezionati. E sotto la sua guida il partito indipendentista scozzese è diventato il terzo a Westminster dietro Tory e Labour.
Una cosa in comune però ce l’hanno: entrambe rifiutano l’etichetta di «Iron Lady», allontanando l’eredità di Margaret Thatcher.