Libero, 12 marzo 2017
«L’auto del futuro parlerà con semafori e parcheggi». Intervista a Maria Grazia Davino
Maria Grazia Davino è l’esempio di come donne e motori non siano due mondi paralleli destinati a rincorrersi senza mai incrociarsi. Lei, napoletana di nascita, 38 anni, ha una grandissima esperienza nel mondo dell’industria automobilistica e, da meno di un anno, è diventata managing director di Fca in Svizzera. Ama le auto, ma è anche appassionata di arte, cinema, lettura e...logica.
Chi la conosce bene dice che la logica è insieme la sua croce e delizia. Conferma?
«Per me la logica è fonte di ordine nella complessità. È il mio sistema di orientamento. Non mi piego alle talvolta terribili semplificazioni, ma ho bisogno di ritrovarmi nella mia “quadratura”. Qualche volta può diventare una croce, perché non tutto si può quadrare o processare in modo logico. Soprattutto oggi, quando molte cose sono in contraddizione tra loro eppure “sono”. La logica è, ahimé limitata, non può essere l’unica guida».
Come si trova a lavorare in un ambiente prevalentemente maschile?
«Il settore dell’automobile è certamente più maschile di altri ambienti, ma io mi trovo bene».
Come si posiziona sul mercato un prodotto di successo?
«Il prodotto deve anzitutto essere sviluppato secondo i bisogni attuali o potenziali dei clienti, a cui si deve poter parlare in modo chiaro e diretto. Senza clienti, e con questo intendo senza la capacità di saperli raggiungere, si va poco lontano. Anche il tempismo è un elemento che contribuisce al successo di un prodotto».
Come ha costruito la sua esperienza nel mondo dell’industria automobilistica?
«Sono curiosa e perfezionista: questi tratti insieme mi hanno aperto sempre nuove strade. Ho iniziato come spesso si inizia un lavoro, con uno stage...».
E prima dello stage?
«Mi annoia ricostruire le tappe della carriera o quelle dei miei studi. Mi piace guardare indietro con un altro sguardo. Vedo, in fila come un domino, tutti i progetti grandi e piccoli che mi hanno appassionato: sono questi quelli che contano. Questa è la strada che ti porta dove tu scegli di andare».
Cosa voleva fare da bambina?
«Quando ero molto piccola, facevo danza classica e sognavo un futuro da étoile; poi ho passato la mia infanzia e adolescenza respirando l’atmosfera della fabbrica della mia famiglia, tra tessuti e filati e la moda mi ha sempre appassionato. Ricordo ancora quando mia madre leggeva le riviste di Franco Maria Ricci. Mi piaceva disegnare abiti, ma soprattutto gioielli. Ho tenuto viva questa passione con l’interesse per l’arte e la ricerca».
Ha qualche stilista preferito?
«Ho ereditato dai miei genitori l’amore per il vintage; da quando ho 14 anni colleziono orecchini, a 28, quando ho iniziato a guadagnare qualcosa in più, ho acquistato gioielli americani d’epoca e alcuni abiti che colleziono ancora oggi».
Qual è il suo tessuto preferito?
«Ho amato molto i broccati, i velluti rigati con i quali realizzavo gonne lunghe, andavo ai mercati vintage di Napoli e trovavo vestiti di sartoria con bellissimi broccati. Con alcuni ho realizzato anche splendidi quadri».
Quali sono i suoi colori preferiti?
«Verde, blu, rosso, da ragazzina il giallo, ma pensavo non mi stesse bene, essendo bionda».
Quale sarà il futuro del mondo dell’industria automobilistica?
«Non è semplice da dire... L’auto non smetterà di essere un veicolo di espressione della personalità, magari con nuove connotazioni di status legate alle nuove tendenze: per esempio l’eco-compatibilità, la connettività e la guida semi-autonoma, che porteranno i clienti a chiedere nuove forme di prestazioni».
La possibilità di essere sempre connessi sta quindi già cambiando l’auto sotto molti aspetti?
«Il ruolo dello smartphone nella vita di tutti i giorni porta tutti i costruttori a progettare una sempre maggior integrazione tra telefono e auto. L’integrazione tra veicolo e smartphone aprirà il fronte dei servizi connessi, per esempio quelli legati alla capacità delle vetture di dialogare con parcheggi, pedaggi, semafori, etc. e con le altre vetture in tempo reale».
Le piace guidare?
«Sì, e guido molto. Collego la guida con un fondamentale concetto di libertà. Non mi affatica e mi piace anche guidare di notte. Ecco, il traffico è noioso e cerco, come posso, di evitarlo».
Cosa la affascina del mondo dei motori?
«La grande complessità e il cambiamento del settore».
Qual è il suo rapporto con le macchine?
«Un episodio della mia infanzia è legato a una Lamborghini Diablo nera telecomandata che mio padre mi aveva regalato. Le conosceva tutte, gli piacevano molto. Credo nei fil rouge, forse era destino».
Lei sostiene che il suo essere napoletana l’ha resa più adattabile, in che senso?
«Collego alle mie origini il fatto che mi adatto velocemente a persone diverse, a culture diverse (a volte anche diametralmente opposte) e a circostanze diverse».
Quale abbigliamento sceglie per il lavoro e per la vita privata?
«Mi piacciono le camicie di seta, adotto un look molto serio, magari con qualche vezzo, come una spilla, o un paio di orecchini, ma che mi rappresentino sempre come stile. Nel privato, invece, aggiungo un tocco di eclettismo, come un gioiello più appariscente, poi arriva il week end e lo spazio per il relax, con i jeans e le ballerine, o le scarpe sportive».
C’è qualcosa a cui non si abituerà mai?
«Quello a cui non credo mi abituerò mai è il cibo, ma credo da nessuna parte del mondo».
Come vive in Svizzera?
«La Svizzera dal punto di vista delle differenze è una vera sfida! Ma non sono preoccupata, anzi mi piace. Ogni angolo è diverso e lo sono anche le persone. Una varietà davvero stimolante».
Qual è la sua giornata tipo?
«Lavoro, ma lo faccio con infinito interesse. I miei colleghi, i concessionari, i partner e i clienti animano le mie giornate e le mie settimane. Per me è una scoperta continua di abilità umane e di novità. Cerco di sfruttare al meglio ogni mezz’ora delle mie giornate, mi piace riuscire a muovere molte cose e dare risposte alle persone che le aspettano. Faccio anche molte domande, ovviamente. Il tempo è un flusso, spero progressivo, in cui voglio ci stiano molte cose in movimento».
Come concilia la sua vita privata e quella professionale e i suoi molteplici hobby?
«Il limite tra la vita privata e quella legata al mio lavoro è arbitrario per me, non lo misuro esattamente. La mia vita privata è la mia famiglia. Non ho ancora figli, ma non per scelta, né per motivi legati al lavoro, assolutamente».
Cosa fa nel tempo libero?
«Leggo ogni volta che posso, in tutte le forme oggi disponibili. Da quando sono in Svizzera ascolto anche più audiolibri, come compagnia durante i viaggi. Sono una lettrice curiosa, ipertestuale diciamo. Spazio dai saggi, ai romanzi, che, mio malgrado, sono stati una conquista relativamente recente. Capita spesso che legga Wikipedia, perché magari cerco di trovare risposte a qualche mio dubbio».
Autore preferito?
«Tantissimi, è difficile fare un elenco. Il mio ultimo amore è Philip Roth. Tuttavia la passione più grande, da quando ero ragazza, sono le arti visive».
Cinema?
«A parte il cinema, amo la pittura e la creatività digitale. Poi c’è il capitolo delle “arti minori”, come il mondo della moda, o l’oreficeria. Per tutta la vita ho alimentato contatti con ambienti artistici. Senza arte e l’amore per il bello non si piò vivere. La creatività è il dono più grande».