Libero, 12 marzo 2017
La Ue serve soltanto a riciclare soldi sporchi
Non fa certo notizia la sagra del vino ad Alba o a Montalcino, piuttosto che la settimana della moda a Milano. Perché stupirsi allora se il Granducato del Lussemburgo organizza la “settimana dei soldi”, con l’obiettivo di spigare ai bambinitrai10ei12annicomesi amministra un gruzzolo, piccino o grande che sia? Il piccolo Stato, incuneato nel cuore dell’Europa, è almeno vent’anni una fabbrica di quattrini, calamita dei tesori sottratti al fisco nel vecchio Continente. E non solo, visto che a sfogliare un quotidiano del posto in un giorno qualsiasi si scopre la richiesta delle autorità peruviane di recuperare i soldi nascosti a suo tempo dal braccio destro dell’ex presidente Alberto Fujimori. Fatti e circostanze ben note, soprattutto dopo lo scoppio del Luxleaks, l’inchiesta sugli accordi fiscali tra i Granducato e le grandi multinazionali.
Ma ora emerge ben altro, tanto da giustificare il severo giudizio del Financial Times: «Il Lussemburgo è un’associazione a delinquere camuffata da Stato». La ricchezza di questa cassaforte nel cuore dell’Europa, poco più grande della provincia di Roma, in cui hanno sede più di 140 banche (con oltre 2.100 miliardi di depositi), non è solo frutto della proverbiale prudenza e riservatezza dei suoi banchieri. Attorno ai caveaux, infatti, è cresciuta una formidabile industria del riciclaggio legalizzato. Il quotidiano inglese, esaminando i dati dell’Unione Europea, ha infatti scoperto che il Lussemburgo, paese che conta 549.680 abitanti, nei 18 anni dalla nascita dell’euro ha stampato tanta carta moneta fisica quanto il Belgio, l’Irlanda, l’Olanda e la Spagna messi assieme. Solo le banche della Germania, nazione ove i cittadini amano il contante e diffidano delle carte di credito, di Francia e Italia hanno stampato più contante.
La spiegazione? Semplice, a ritirare i contanti sono stati per lo più quei clienti che, fuggiti dal fisco dei rispettivi Paesi, non hanno voluto lasciar tracce del loro comportamento illecito. Numerosi soggetti, insomma, hanno convertito in contanti guadagni illeciti che erano depositati presso le banche lussemburghesi portandosi a casa (oltre confine) il denaro frutto di evasione o di altri reati, magari di rilevanza penale, prevenendo eventuali accertamenti. In questo modo il Lussemburgo, oltre a funger da rifugio legalizzato per l’evasione miliardaria in guanti bianchi di Amazon, Apple (che dovrebbero organizzare una carovana di Tir per il trasporto delle somme evase) o di altre multinazionali, è stato un grande riciclatore di capitali a vantaggio di “obiettori fiscali” più modesti ma che, nel corso degli anni, hanno sottratto agli Stati di appartenenza cifre molto rilevanti. Difficile individuare una cifra esatta legata a questa forma di evasione “fisica” ma, se si considerano le differenze tra le statistiche economiche di Eurostat sulla ricchezza prodotta nei vari Paesi e la consistenza dei depositi e altre grandezze finanziarie i dati della Bce permettono di dedurre che, secondo quanto scrive il quotidiano della City, «circa 100 miliardi di euro potrebbero essere stati sottratti al fisco in questa maniera dall’introduzione dell’euro». Una cifra enorme e voluminosa che non poteva sfuggire alla lente, anzi all’occhio, del doganiere più distratto. Ma così è andata. E non ci vuole molto a a capire perché non si sia indagato su questo gigantesco riciclaggio di Stato.
«Visto l’uomo che ha guidato il Lussemburgo negli anni incriminati e la sua carica attuale commenta con humour britannico il quotidiano della City lasciamo a voi di stabilire se e quante risorse investigative saranno indirizzate per sgominare questo tipo di criminalità».
Elementare Watson: stiamo parlando dell’avvocato Jean Claude Juncker, premiato per questo riciclaggio tacitamente autorizzato con la presidenza della Ue, posizione dalla quale rampogna e censura le deficienze altrui, a partire dalle pagelle affibbiare all’Italia o altri Paesi non in regola con i vincoli del fiscal compact. Grazie a lui il Lussemburgo figura tra i paesi più ricchi del pianeta, con un reddito pro-capite di 578 mila euro, secondo solo al Qatar, Paese accomunato dal basso costo della benzina: non ci sono pozzi di petrolio in Lussemburgo, ma lo Stato non ha bisogna di accise. E gli evasori, una volta usciti dalla banca con un rotolo di biglietti, ne approfittano per fare il pieno.