Libero, 11 marzo 2017
Il buco del Montepaschi balza sopra i 10 miliardi
Si allarga il buco Mps.
Lo annuncia il Wall Street Journal raccontando i risultati del consiglio d’amministrazione di due giorni fa. La decisione è quella di vendere in blocco i 28 miliardi di crediti marci ad un prezzo pari al 25% del valore facciale. Un passo indietro sul piano della consistenza patrimioniale.
L’accordo con il Fondo Atlante prezzava le sofferenze al 30%. La cessione faceva parte del piano di salvataggio da cinque miliardi che il mercato ha bocciato. Era anche previsto che ai vecchi soci di Mps venisse attribuito un warrant sulle sofferenze. Un modo per consentire agli azionisti di raccogliere qualche frutto del risanamento.
Il programma è morto insieme al fallimento dell’aumento di capitale. Adesso lascia il passo al piano di cessione ad un gruppo di fondi ad un prezzo più basso. La nuova svalutazione apre un altro buco da circa 1,4 miliardi nei conti della banca. A questo punto il dubbio: gli 8,8 miliardi di aumento chiesti dalla Bce allo Stato italiano sono sufficienti oppure serve altro del ricostituente?
Lo scontro tra Bce e Commissione europea è ormai palese. I collaboratori di Draghi chiedono un intervento molto robusto per mettere la banca in sicurezza. La Commissione, invece, cerca di contenere la presenza pubblica perchè, comunque, si tratta di un aiuto di Stato.
Non è ancora chiaro che cosa accadrà. In attesa dell’assemblea degli azionisti convocata per il 12 di aprile (tra i punti all’ordine del giorno anche la proposta di riduzione del numero dei componenti del cda), non è arrivato nessun commento dell’Antitrust europeo. «La Commissione continua a lavorare costruttivamente con le autorità italiane su un piano di ristrutturazione in linea con le regole europee», ha detto un portavoce.
Tra i potenziali investitori interessati al portafoglio Npl del Montepaschi ci sono Lone Star Funds, Fortress Investment e la Pacific Investment Management di Allianz.
Ieri sono stati anche diffusi gli stipendi degli amministratori per il 2016. L’ex consigliere delegato, Fabrizio Viola, ha incassato 4,38 milioni dei quali 3,09 legati alla buonuscita dopo il licenziamento imposto da Tesoro e di Jp Morgan.
Viola, ha devoluto a Mp Solidale (il fondo creato dalla banca a sostegno dei dipendenti in difficoltà) l’emolumento da amministratore delegato (la quota maturata nel 2016 ammonta a 170 mila euro). Per poco più di 3 mesi di lavoro, Marco Morelli, succeduto a Viola il 20 settembre scorso, ha maturato 818mila euro di compensi, di cui 300mila a titolo di bonus d’ingresso.
A partire dal 1 ̊ dicembre il numero uno di Mps ha rinunciato al 50% dell’emolumento per la carica di amministratore delegato, pari a 400mila euro su base annua, per devolverlo a favore di MP Solidale. A devolvere al fondo di solidarietà l’intero emolumento ricevuto nel 2016 per l’incarico di presidente, pari a 500mila euro, è stato l’ex presidente Massimo Tononi.