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 2017  marzo 12 Domenica calendario

Lunga vita alle collezioni di francobolli

L’affrancatura più popolare d’Italia anche presso i non iniziati celebrava l’imminente viaggio del terzo presidente della Repubblica in Sudamerica. Divenne preziosa per errore, recava vecchi confini del Perù e fu ritirata dopo appena tre giorni per evitare imbarazzi diplomatici.
La svista postale del Gronchi Rosa, 3 aprile 1961, non vale tra l’altro gran che, appena 400 euro. Molto più ghiotto il Fragolone, sigillo rossastro dello Stato Pontificio che valeva 80 centesimi a fine Ottocanto e oggi viaggia verso i centomila euro stando all’ultima asta. Il capriccioso mondo economico dei collezionisti si dà appuntamento a Milanofil 2017, Salone Internazionale del Francobollo milanese che quest’anno festeggia i trent’anni. Sono attesi oltre settanta stand tra negozi specializzati e ospiti stranieri, tra cui le Deutsche Post, le Swiss Post, le emissioni filateliche dell’Ordine di Malta, quelle vaticane, quelle di San Marino. «Ci sarà anche un angolo dedicato ai piccoli commercianti che avranno a disposizioni punti vendita affittati al metro quadro» spiega Pietro La Bruna, romano, da due anni direttore di Filatelia Poste Italiane, grande sponsor della due giorni. Ai tanti che pensavano al francobollo come a un appassito residuo analogico, risponde con qualche cifra. «I collezionisti in Italia sono oggi circa 270mila, l’anno scorso a Milanofil abbiamo avuto circa quindicimila visitatori». Più difficile descrivere come si svolga l’ossessione filatelica.
«Partiamo da un presupposto, il collezionismo ha diversi rami, c’è chi colleziona cartoline con annullo, chi bollettini illustrativi, chi i cosiddetti folder dove le nuove edizioni di affrancature hanno una brochure con annullo».
Per tenere viva la perversione dei collezionisti, Poste punta sulle tirature limitate. Nei quadratini l’attualità ci finisce sempre, celebri le sante mani di Zoff che solleva la Coppa del Mondo, emesse nel 1982 all’indomani della vittoria degli azzurri e dipinte da Renato Guttuso. Sebastiano Cilio, presidente dell’associazione nazionale professionisti filatelici, ricorda il suo primo francobollo.
«Avevo dodici anni, ne comprai nel ’62 per 200 lire uno della cosiddetta Serie Democratica. Perché uno inizia? Per me era un modo salgariano di viaggiare da fermi immaginando il mondo sulle buste». La passione ha rivoli insospettabili.
Nell’Aicam, associazione italiana collezionisti di affrancature meccaniche, in duecento venerano i bolli di spedizione impressi in serie da istituti bancari, fiere, dalle Coop che a loro volta animano un sottogenere, quello delle cosiddette “Serie Rosse”.
L’Aicam studia le macchine, ha anche ricostruito la vicenda del conte Detalmo Savorgnan di Brazzà, che pare nel 1896 sia stato primo inventore non riconosciuto delle affrancature meccaniche, nonché fratello dell’esploratore Pietro cui in Congo fu dedicata la capitale, Brazzaville. Storie da Salgari rivelate da un burocratico timbro.