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 2017  marzo 12 Domenica calendario

Gli errori senza rumore e le carriere degli arbitri

Da fonte Juve: devastato lo spogliatoio milanista. Dice il Milan: no comment. Si poteva fare di meglio. La Juve, mostrare qualche immagine della devastazione. Il Milan, rispondere in un altro modo. Anche perché il Milan sa cos’è successo o no in quello spogliatoio, quindi potrebbe respingere sdegnato le accuse oppure scusarsi, come ha fatto Montella già venerdì a fine partita, senza scendere nei dettagli. Prendersela con maioliche e affini, se si identificassero i responsabili, è cosa che può portare al Daspo, o no? Ricordo quando a Torino andò in frantumi una vetrata dello spogliatoio degli ospiti, il Verona. Era una partita di Coppa dei Campioni in uno stadio vuoto. All’andata 0-0. Juve avanti su rigore per un mani di Briegel piuttosto involontario. All’inizio del secondo tempo un cross di Di Gennaro è allontanato da Serena con un intervento da pallavolista. Tutto regolare per l’arbitro Wurtz. Immediato contropiede e 2-0 di Serena. Non si sa chi tirò la zoccolata. Di Gennaro o Elkjaer, la vox populi. Elkjaer era uscito dal campo mimando una firma (non su un quaderno, si presume). Vetro rotto, carabinieri in arrivo, Bagnoli appoggiato al muro. Molto calmo: «Se cercate dei ladri, andate alla prossima porta».
Stavolta non è il caso di evocare furti, scippi e cose del genere. Perdere così non fa piacere a nessuno, Montella è stato il più conciliante, forse ricordando cos’era accaduto col Sassuolo. Anche la Roma ha avuto a favore rigori non chiarissimi, non è una specializzazione juventina. E da anni non è più sudditanza psicologica. È scegliere, da parte dell’arbitro, il minore dei mali. Fare carriera comporta non farsi spiumare dalle polemiche. Tra pesce grande e pesce piccolo il rigore dubbio a favore del pesce grande si fischia. Tempo due giorni e non se ne parla più. Un rigore dubbio al Chievo o all’Empoli, al Pescara o al Frosinone si può anche non fischiarlo. Non hanno eserciti di tifosi, non hanno giornali forti alle spalle, né tv. Un eventuale errore fa meno rumore. Ennio Flaiano aveva già definito questa caratteristica italiana e non solo calcistica: correre in soccorso del vincitore. Che spesso, in questi anni, è la Juve, ma la caratteristica valeva anche quando erano in testa l’Inter, la Roma, la Lazio, la Samp, il Napoli.
Fare l’arbitro non è facile, specie in Italia dove alla maleducazione del pubblico si somma quella delle squadre e delle panchine. Non rimpiango Concetto Lo Bello ma faccio sempre più fatica a sopportare capannelli a ogni fischio, fosse pure per una rimessa laterale. Riportare un minimo di disciplina spetta agli arbitri. Se non lo fanno, sarà sempre peggio per loro. Dal mio punto di vista era più facile difenderli quand’erano dilettanti e guadagnavano poco. Adesso che un internazionale intasca più di un chirurgo, quel che era vocazione e sacrificio è diventato un lavoro. Nei giorni scorsi s’è letto di Mark Clattenburg, cui Collina aveva affidato nel 2016 la direzione delle finali di Champions e degli Europei: saluta Europa e Premier league e va in Arabia Saudita. Anche per arbitrare, questa è la novità rispetto ad altri colleghi che coprivano ruoli dirigenziali: Collina in Ucraina, Rosetti in Russia, Trefoloni in Kazakistan. Considerato il miglior arbitro d’Europa, Clattenburg, 41 anni, aveva un mercato e altre due offerte di lavoro, negli Usa e in Cina. Avrà avuto i suoi motivi, intuibili, per scegliere l’Arabia Saudita.
E adesso cambiamo campo, anche se pure qui c’è di mezzo il rigore. Il campo è quello della cucina, dove il campanile pesa forse più che nel calcio. Provate ad affermare in pubblico che la salama da sugo ha un suo fascino, ma quanto a digeribilità be’, insomma, e sarete fatti a pezzi dai ferraresi sui social network. Prendete sia pur garbatamente le distanze dalla braciola di cavallo e sentirete i pugliesi. Su repubblica.it ho letto che per Mary Berry la ricetta del ragù alla bolognese prevede l’uso di vino bianco e doppia panna. Mary Berry, diplomata alla scuola parigina del Cordon Bleu, ha già scritto 75 libri di ricette ed è considerata una delle massime autorità gastronomiche del Regno Unito. Nel suo programma, sulla Bbc, questa violazione del ragù alla bolognese è stata accolta con stupore e sorpresa da molti ascoltatori. Non è la prima volta. L’anno scorso Antonio Carluccio, chef italiano da molti anni a Londra, aveva puntualizzato: «Il ragù va con le tagliatelle mentre qui usano gli spaghetti. E poi è un piatto rovinato dagli inglesi, che ci mettono origano, basilico, prezzemolo e aglio». E zenzero no? Strano. Questo è un tasto delicato. Non si può escludere che, non avendo una cucina loro, gli inglesi si divertano a pasticciare quelle altrui. Per me vale quello che disse Mirella Cantarelli, sublime cuoca a Samboseto (Parma): «La panna è la gran ruffiana della cucina italiana». Ma questo non ditelo a Mary Berry, per favore.