Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 12 Domenica calendario

«Papà non voleva uccidere il ladro ora abbiamo paura di una vendetta»

GUGNANO ( LODI) «Adesso abbiamo paura di ritorsioni, che qualcuno di quella banda di criminali decida di tornare per vendicarsi». È preoccupato, Gianluca, 42 anni, figlio di Mario Cattaneo, il ristoratore che nella notte di giovedì ha sparato con la sua doppietta uccidendo uno dei quattro ladri che erano entrati nella sua osteria con tabaccheria, per rubare le sigarette. Un sacco che hanno lasciato lì, per concentrarsi ad aiutare il ferito nella fuga, abbandonandolo poi prima di risalire in macchina.
«Non so cosa verrà deciso per mio padre, indagato per omicidio volontario. I criminali erano quattro stranieri incappucciati, con berretti di lana tipo zuccotti, maglioni, giubbotti. Li ho sentiti che urlavano tra loro, era una lingua dell’Est. Quello che è morto era un 33enne romeno, ho paura che sia la banda che la settimana scorsa aveva già colpito in due tabaccherie di due paesi qua vicino, Salerano sul Lambro e Mairano. Speriamo che non siano criminali di quelli veramente pericolosi».
Come affrontate la situazione?
«Con coraggio e tanta forza che troviamo nell’amore dei clienti e della gente che ci vuole bene. Abbiamo deciso di riaprire per farci forza e per amore verso mio padre. Quello che è successo è stato senza ombra di dubbio un tragico incidente legato alla colluttazione. Anche alcuni politici hanno prenotato il pranzo domenicale, ci sarà una delegazione di Fratelli d’Italia con Ignazio La Russa, Riccardo De Corato e Carlo Fidanza».
Vi sentite la coscienze a posto?
«Come fai a essere a posto con la coscienza? Il morto è sempre un cristiano».
Lei e suo padre ritenete che un ladro che entra in casa si assuma anche il rischio di poter perdere la vita per la reazione dei proprietari?
«Pensiamo soltanto che non doveva succedere, e ci chiediamo “perché a noi?”. Non ti vorresti mai trovare dentro a una situazione del genere. Mai e poi mai mio padre pensava di uccidere, e forse con il senno di poi si pensa che era meglio stare in casa e far finta di non sentire. Ma è anche vero che quelli non sono scappati subito: quando hanno visto il fucile potevano andarsene, invece di cercare di disarmare mio padre per impossessarsi dell’arma».
Torniamo un attimo indietro. Lei come ricorda i fatti?
«Dormivamo tutti, io mi sono svegliato perché ho sentito suonare l’allarme, sono andato nella camera di mio padre, che dormiva. L’ho svegliato io, gli ho detto ci sono i ladri. Lui ha preso il fucile, che tiene in camera, nell’armadietto. Una doppietta da caccia Bernardelli che può caricare due colpi calibro 12, sono proiettili a rosa. Lo ha caricato. Ci siamo accorti che non potevamo aprire la porta che conduce verso il cortile. Loro avevano bloccato una maniglia con una corda di nylon e avevano messo contro la porta un vecchio mobile che contiene la macchina per cucire, e dei cartoni per toglierci la visuale. Uno di loro teneva ferma la barricata per impedirci di aprire, e poi ha afferrato la canna della doppietta di mio padre, praticamente trascinandolo fuori».
Lei è intervenuto?
«Sì, quando sono riuscito ad aprire la porta, abbiamo anche rotto la maniglia. Mio papà è caduto a terra e come unico appiglio aveva il fucile, il delinquente non mollava la canna e poi è partito il colpo. Tenevo il criminale ai fianchi mentre mio padre non mollava il fucile perché sapeva che c’era il secondo colpo e temeva che potessero sparare loro, per ritorsione. Voleva proteggere la famiglia, i miei tre bambini piccoli. Non avevamo idea che uno di loro fosse stato colpito, e non abbiamo visto sangue».