la Repubblica, 11 marzo 2017
«Ho vinto un talent ma ora si lavora per fare sul serio». Intervista a Valerio Braschi
ROMA Determinazione, passione e fantasia. Sono le armi con cui Valerio Braschi, 19 anni compiuti a ottobre e ancora 18 durante le riprese, studente di Santarcangelo di Romagna, ha vinto MasterChef Italia ed è riuscito in un’impresa forse ancora più grande del successo nel talent dei fornelli: avere con sé praticamente tutti gli spettatori di SkyUno che per la finale sono stati una cifra record, 1 milione 683 mila per uno share del 6,34%.
Queste sue doti, unite a palato e talento, hanno reso le sue performance nella cucina televisiva sorprendenti e hanno prodotto piatti come il “Risotto ai gamberi 2.0” o come “L’apparenza inganna”, portate che hanno colpito i giudici Barbieri, Bastianich, Cannavacciuolo e Cracco. E adesso, forte di questo consenso, vuole diventare un professionista.
Come è nata la sua passione? E da chi ha imparato a cucinare?
«Ho imparato dal mio babbo e soprattutto da mio fratello maggiore Lorenzo. Da bambino lo vedevo in cucina e giocavo a fargli da assistente. Mi ha insegnato le preparazioni di base. È bravissimo, avrebbe dovuto partecipare a MasterChef ma è troppo timido».
C’è qualche chef che ha influenzato il suo modo di vedere la cucina?
«Igles Corelli (chef del ristorante Atman in provincia di Pistoia, ndr). Guardavo sempre le sue lezioni sul canale del Gambero Rosso. Mi piace il suo approccio agli ingredienti e il modo calmo e concentrato di eseguire i piatti».
Guarda molti programmi gastronomici?
«Sì, soprattutto quelli in cui i protagonisti viaggiano alla scoperta di cibi tipici in posti lontanissimi. Amo la versione di MasterChef Canada, perché tra i giudici c’è Alvin Leung che da Hong Kong porta fin lì la sua follia».
E studia anche sui libri?
«Leggo molto. E poi studio tutto ciò che riguarda l’Asia. Adoro i prodotti orientali. Nel menu della finale ne ho usati tanti, come il Wagyu, il manzo giapponese che ha una grassezza fantastica. Presto spero di fare un viaggio in Asia con la mia famiglia».
Quando sono iniziate le riprese del programma ha dovuto lasciare il liceo perdendo l’anno. Come hanno reagito i suoi genitori?
«Ci tengo a dire che adesso darò l’esame da privatista alla scuola alberghiera. All’inizio i miei erano titubanti, ma quando ho passato le selezioni hanno capito che avevo bisogno di seguire i miei sogni».
Che adesso sono diventati realtà. Che progetti ha per il futuro?
«Voglio farmi le ossa: ho vinto un talent ma non sono un cuoco. Inizierò a lavorare sodo da chef Barbieri che mi ha offerto un posto al suo Fourghetti a Bologna. E poi magari tra una decina d’anni aprire un posto tutto mio».
Un suo difetto in cucina lo confida?
«Non sono ordinato. Anche per fare un purè sono capace di creare il caos. Ma è una delle cose su cui sono certo che Barbieri mi metterà in riga».