Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 11 Sabato calendario

Giustizia, affondo renziano. «L’avviso resti segreto basta gogne mediatiche»

TORINO Voglia di contropiede. Anche se Matteo Renzi evita, in un’ora di discorso, qualunque riferimento alla giustizia e all’inchiesta Consip, al Lingotto si respira uno spirito di rivincita contro i magistrati. E si farà sentire già oggi.
A un tavolo di ospiti del sud, davanti al bar, siede Stefano Graziano, il presidente del Pd campano accusato di concorso con i casalesi e poi prosciolto sia dalla direzione antimafia che dalla procura. Dice che oggi quasi sicuramente parlerà dal palco. Per raccontare il suo calvario? Non solo. Sempre oggi è atteso Tommaso Nugnes. Suo padre Giorgio si tolse la vita a causa di due inchieste. Era assessore della giunta Jervolino, a Napoli. Fu arrestato in un’indagine che coinvolgeva Alfredo Romeo, lo stesso imprenditore oggi in carcere per la Consip. Romeo, per quella vicenda, fu assolto. Ma Giorgio Nugnes si era già suicidato.
Dunque, la questione giustizia, il contrattacco ai magistrati esploderà nella sala torinese, con le testimonianze forti e dirette di due vittime del cortocircuito indagine- colpevolezza e soprattutto della “gogna mediatica” come la chiama Graziano. Il politico campano vuole mettere nero su bianco una proposta destinata a far discutere. «Come in Inghilterra l’avviso di garanzia non deve essere reso pubblico. Un indagato viene messo in piazza solo quando c’è il rinvio a giudizio». Non è la voce isolata di chi ha vissuto sulla sua pelle un’inchiesta conclusa con un nulla di fatto. «Se Stefano parla al Lingotto è solo un bene. Sostengo da molto tempo che vanno separate la carriere tra pm e giornalisti», dice il renzianissimo sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore. E la proposta di Graziano? «Ne discuteremo, è una delle soluzioni per rompere quella catena».
Così il tavolo programmatico sulla giustizia è diventato il più interessante, il più esplosivo. Coordinato dal capogruppo in commissione alla Camera Walter Verini, un “moderato”, con la relazione affidata a Davide Ermini, troppo renziano per polemizzare direttamente con la magistratura, può trasformarsi nell’occasione di riscossa grazie ad altre voci, compresa quella di Graziano. «Sono l’esempio di una giustizia che funziona. Ma anche la vittima di un sistema che può rovinare una persona innocente. E va fermato».
Tra i molti interventi di oggi, da Bonino a Franceschini a Recalcati a Chiamparino al vice Maurizio Martina, quelli di Nugnes e Graziano rischiano di essere i più evocativi e di spezzare la cappa di silenzio che ieri ha regnato sulla vicenda Consip, dopo giorni di carte, rivelazioni, polemiche. Oggi sarà a Torino anche Luca Lotti, il braccio destro di Renzi, anch’egli indagato per rivelazione di segreto e sul quale pende la mozione di sfiducia 5stelle che verrà votata mercoledì in Senato. Che si dice tranquillo: «Nessuna preoccupazione per la sfiducia». Il Pd renziano ha voglia di difendersi pubblicamente dalle inchieste e di rilanciare contro il rapporto troppo stretto tra inchieste e notizie giornalistiche. L’antipasto del dibattito a Palazzo Madama potrebbe esserci al Lingotto.La storia di Nugnes ha un precedente “politico” nel percorso di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere nel 2000 portò in Parlamento Chiara Moroni, la figlia di Sergio, deputato socialista che si tolse la vita e mandò il suo testamento morale al presidente della Camera di allora Giorgio Napolitano. Nugnes, oggi consigliere circoscrizionale a Napoli, ha affidato il suo pensiero a un post su Facebook: «Ringrazio Matteo Renzi per la sensibilità verso una storia dolorosa che portiamo ancora dentro di noi», scrive il figlio di Giorgio. Il suo non è un atto di accusa alla magistratura. Ma lo è al cortocircuito delle inchieste che finiscono sui giornali. Troppo presto e con troppa enfasi. «Purtroppo, le condanne spesso arrivano dalle prime pagine dei giornali, senza alcuna garanzia per gli indagati. Il mondo dei mass media deve interrogarsi sulla responsabilità da mantenere a tutela della dignità delle persone e del rispetto scrupoloso della verità», dice Tommaso Nugnes.
ll Pd è tentato di girare la battaglia garantista contro Grillo. In questo senso la vicenda di Graziano è indicativa e può essere valida anche per il caso Lotti. Messo alla sbarra da Luigi Di Maio, campano come lui. Nel suo caso la responsabilità non era né politica né giudiziaria, anche se si autosospese dalla presidenza del Pd campano. Ma garantismo alla fine è solo una parola, un principio. Qui al Lingotto potrebbe diventare una proposta del Pd renziano.