Corriere della Sera, 11 marzo 2017
Statua gigante di Ramses II trovata alla periferia del Cairo
«Viste le dimensioni, possiamo sicuramente parlare di una scoperta di notevole rilevanza. Si tratta di una statua di carattere templare, collocata cioè di fronte a un tempio. E noi sappiamo bene che lì sorgeva l’antica Heliopolis, la città dedicata al dio Sole…». La professoressa Loredana Sist, a lungo docente di Egittologia all’Università La Sapienza di Roma, ha al suo attivo lunghi anni di direzione della missione archeologica italiana in Basso Egitto, dove ha scavato nel sito di Kôm el-Ghoraf, l’antica città di Metelis. Ha appena osservato le foto arrivate da el-Matariya, un sobborgo orientale del Cairo altamente urbanizzato, in parte ridotto a una vera e propria baraccopoli.
Una missione archeologica tedesco-egiziana ha rinvenuto una statua gigante lunga otto metri che raffigurerebbe, secondo le prime ricostruzioni, il faraone Ramses II, terzo sovrano della XIX dinastia, vissuto all’incirca tra il 1303 e il 1213 avanti Cristo e rimasto sul trono dal 1279 alla sua morte. Accanto alla statua gigante ne è stata rinvenuta un’altra di un metro, di Seti II.
La statua di Ramses II (per una definitiva attribuzione Loredana Sist raccomanda di attendere «la definitiva lettura dei cartigli», cioè delle scritte apposte ai lati) è in quarzite e appare frantumata in grandi pezzi. Il ministro per le Antichità del governo egiziano, Khaled al-Anani, ha dichiarato che si tratta «di una delle più importanti scoperte di tutti i tempi in Egitto». Il ritrovamento in quel luogo, vista la vicinanza col tempio di Ramses II, ha un suo senso preciso, come ha spiegato ieri il professor Ayman al-Ashmawy, capo della missione archeologica egiziana impegnata nello scavo: «Il tempio di Ramses era uno dei più grandi dell’antico Egitto, visto che raggiungeva il doppio delle dimensioni del tempio di Karnak a Luxor».
Il recupero dei pezzi ha aperto una violenta polemica sulla stampa egiziana. È stata infatti usata una scavatrice idraulica da cantiere. Qualcuno ha anche mosso una grave accusa: la statua sarebbe stata spezzata proprio dalla ruspa. Ma le autorità egiziane hanno assicurato che l’area era stata messa in sicurezza con assi di legno e sughero proprio per evitare danni nel caso di cadute. Il capo della missione archeologica tedesca, Dietrich Rowe, ha precisato che i reperti «sono illesi e in buono stato di conservazione», smentendo ogni danno durante il recupero.
Nei secoli l’urbanizzazione ha completamente cancellato i resti di Heliopolis: i materiali dei templi furono usati per costruire gli edifici moderni. Oggi il sito è segnalato solo dall’obelisco di Sesostri I.