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 2017  marzo 11 Sabato calendario

Mattia, super surfista 21enne. «Il mio idolo? Nonno Giulio»

«Mattia le scarpeeeee....».
L’urlo di mamma Carla è la solita onda lunga che rotola giù dalle scale mentre lui è già in strada, zaino con i libri in spalla e windsurf sul tetto della macchina. Scalzo. Anche questa mattina Mattia Camboni da Civitavecchia (Roma), 21 anni il 26 aprile, si è svegliato alle sei. «Sapevo che c’era una mareggiata in arrivo dalla Sardegna. Impossibile perdersela. Alle sette ero in mare con l’acqua a undici gradi». Al suono della campanella dell’Istituto Turistico, ultimo anno («A giugno ho la maturità ma penso soprattutto al Mondiale di settembre in Giappone, dove per la prima volta assaggerò l’acqua e il vento del posto dove si farà l’Olimpiade di Tokyo 2020»), era – puntuale – in classe: «Arrivo e stendo la muta bagnata in aula, dove non dà fastidio: professori e compagni ormai sono abituati».
Ci sono ventenni tradizionali, adolescenti youtubers da milioni di visualizzazioni, rapper junior che sfogano la rabbia nelle rime baciate, giovani cervelli in fuga e poi c’è lui, il Robby Naish de noantri («Californiano, il windsurfer più famoso del mondo, un idolo assoluto: sono cresciuto guardando i suoi video, altro che Francesco Totti, di cui pure sono tifoso...»), 260 giorni all’anno via da casa per inseguire il vento, il ragazzo italiano che ha deciso di vivere sulla cresta dell’onda, fresco «Velista dell’anno» all’età in cui gli altri ancora si chiedono qual è la prua e qual è la poppa. «Un vero e proprio Oscar del settore ricevuto a Roma, un onore enorme se pensi che negli anni l’hanno vinto miti come Alessandra Sensini, che ho conosciuto da piccoletto e a cui ho avuto il piacere di fare da sparring partner prima dei Giochi di Londra 2012» racconta Mattia senza prendere fiato. La Sensini, già, un totem della tavola con le sue sei Olimpiadi e quattro medaglie (incluso l’oro di Sydney 2000), più tutto il resto (quattro ori mondiali, cinque europei). Sul palco di Villa Miani, l’altra sera, a premiare il delfino c’era anche nostra signora del windsurf: «La forza di Mattia è il carattere – spiega la campionessa, oggi direttore tecnico delle squadre giovanili della Federvela —, sa farsi voler bene. È sempre positivo, sorridente, motivato. Non l’ho mai visto abbattersi: è questo l’atteggiamento giusto in una disciplina in cui nessuno ti regala niente. Deve ancora allenarsi molto ma ha dimostrato di avere voglia di soffrire».
Questa storia comincia nel 2002, quando Mattia ha 6 anni e nonno Giulio Cesare lo issa «su una tavola con una vela minuscola, con sopra disegnati i fumetti della Disney». Giulio Cesare Gasparini, oggi 92enne, a Civitavecchia è un personaggio: ex presidente della sezione locale della Lega Navale, è stato il pioniere del windsurf su questo litorale di costa laziale. Mattia ne parla con affetto vero e straordinaria reverenza: «È un secondo padre, mi ha insegnato educazione, rispetto per l’avversario, umiltà. Il vero velista di famiglia è lui: nelle belle giornate esce ancora in mare...».
Giulio Cesare ha pianto di gioia quando il giovane Camboni ha sbancato il Mondiale Under 21 e ha sostenuto il crowdfunding per mandarlo ai Giochi di Rio lo scorso agosto. La campagna si chiamava «A Rio a tutti i costi». «In realtà di soldi ne abbiamo tirati su pochissimi, ma tutta Civitavecchia ha partecipato emotivamente» ricorda Mattia. Che all’Olimpiade brasiliana, partito malissimo (due squalifiche), si è poi fatto valere: una regata vinta («L’emozione più grande della mia vita!»), la medal race pur senza possibilità di podio e un bel selfie con Michael Phelps, il cannibale del nuoto, al villaggio. Diventare agente scelto della Polizia Penitenziaria gli ha risolto il problema dello stipendio a fine mese. Ora, però, serve olio di gomito. «La tavola è una malattia: dall’acqua non uscirei mai. L’oro di Tokyo 2020 è l’obiettivo». Ma da grande, Mattia, cosa vuoi fare? Ride ma non scherza: «Surfare finché campo, se posso...».