Corriere della Sera, 11 marzo 2017
«Uniti nella diversità». La Ue prova a ripartire
BRUXELLES Nella giornata conclusiva del Consiglio dei capi di Stato e di governo, Germania, Francia e Italia hanno concordato di continuare a sostenere il progetto di Europa a diverse velocità, lasciando indietro i Paesi membri non pronti a procedere.
La premier polacca Beata Szydło, che nella riunione a Bruxelles si era inutilmente opposta da sola alla conferma del connazionale ed esponente dell’opposizione Donald Tusk come presidente del Consiglio europeo, ha contestato questa linea con gli altri Paesi del gruppo di Visegrád (Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia).
La cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier Paolo Gentiloni si sono detti ottimisti su un consenso generale prima del vertice celebrativo dei 60 anni dai Trattati di Roma, in programma nella capitale italiana il 25 marzo prossimo. In quella sede è attesa una dichiarazione dei 27 leader sul futuro dell’Europa, fondata sul principio indicato da Merkel di «essere uniti nelle diversità». Il presidente francese François Hollande ha precisato che nessun Paese «sarà escluso», ma che «su sicurezza, difesa, occupazione, gioventù, cultura, alcuni devono procedere più rapidamente» evitando che «un solo Paese possa impedire agli altri di avanzare».
Gentiloni ha escluso una «Europa á la carte», dove si sceglie solo quello che interessa, perché «la questione della cooperazione rafforzata, che ha preso il titolo dei cerchi concentrici o delle due velocità, è prevista dai Trattati e già in atto» con l’euro a 19 Paesi su 27, i 20 Stati senza frontiere dell’area Schengen, il progetto di Procura Ue o i brevetti.
La lunga discussione, senza la premier britannica Theresa May (esclusa in vista della difficile trattativa con la Ue per l’uscita del Regno Unito), non ha però convinto tutti. «I Paesi di Visegrád non saranno mai d’accordo a parlare di un’Europa a più velocità», ha affermato Szydło, che ha negato la sua firma alle conclusioni del summit (costringendo a diramarle come espressione del presidente del Consiglio Tusk). La polacca vuole «l’unità» come «base per la dichiarazione di Roma» e ha confermato le voci sul suo scontro verbale con Hollande, che le aveva rinfacciato gli ingenti fondi Ue incassati dalla Polonia. Da Varsavia hanno anche denunciato un «diktat della Germania» sulla conferma di Tusk, che Merkel ha negato.
La cancelliera si è detta convinta di «una buona dichiarazione a Roma», che indicherà «la direzione generale» per la Ue senza la necessità di «scrivere un nuovo Trattato». Ha rinviato a «più avanti» l’esame del «libro bianco» con le proposte della Commissione Juncker. Ora partono le mediazioni degli sherpa dei governi.
Gentiloni mercoledì prossimo è atteso nell’Europarlamento di Strasburgo per presentare il vertice di Roma. Al summit ha anticipato quattro priorità (Difesa e sicurezza nella gestione dei flussi dei migranti, crescita con sviluppo sostenibile e più lavoro, maggiore impegno nel sociale, espansione degli scambi commerciali internazionali). Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno invitato i Paesi di Visegrád per preparare un compromesso.