Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 12 Domenica calendario

Il ragazzo tra i re del surf. «La mia vita da sogno sulla cresta dell’onda»

Il 14 marzo sarà il suo martedì da leoni: Leonardo Fioravanti diventerà il primo italiano ammesso a gareggiare fra i 32 più forti surfisti del mondo. Debutterà a Snappers Rock, in Australia, pochi chilometri a Sud di Surfers Paradise, sulla Gold Coast.
Fioravanti ha capelli lunghi e biondi, come vuole l’iconografia di questo sport, ma è romano di Cerveteri, da bambino faceva il bagno a Ladispoli, insomma ne ha fatta di strada per arrivare a 19 anni a cavalcare da professionista le onde degli oceani. «Eravamo un gruppo di ragazzi, andavamo in spiaggia tutte le mattine puntuali alle 7 – racconta Roberto D’Amico, pluricampione italiano -. A quell’ora arrivavano le onde prodotte da un traghetto per la Sardegna». Altro maestro di Fioravanti è stato il fratello maggiore, anche lui surfista di talento, che portandosi dietro il bambinetto gli insegnava a viaggiare prima ancora che a stare in equilibrio sulla tavola.
«Italian stallion»
Hawaii, Calfornia, Indonesia, Figi, Australia, il surf frequenta spiagge da sogno. «La mia vita sempre in giro per il mondo? Non la cambierei mai», dice. Emigrare è stata una necessità, perché in Italia non ci sono abbastanza onde per diventare un professionista. E così dopo i cervelli ci sono anche gli atleti in fuga. L’Australia è una tappa d’obbligo per l’oceano, le onde, il clima, la stagione al rovescio rispetto al nostro emisfero. Ed è anche un simbolo: Surfers Paradise fino al 1933 si chiamava Elston e non se la filava nessuno. Cambiarle nome è stata una straordinaria operazione di marketing che ha trasformato un villaggio in una città con i grattacieli meta di turismo e sport.
Da lì comincia il Championship Tour della World Surf League, undici tappe da Rio de Janeiro alle Figi, dal Sud Africa alla California fino alle coste europee di Francia e Portogallo, prima di chiudere la stagione alle Hawaii. Sole e acqua nelle ore di allenamento, poi tramonti da cartolina e birre: le vite dei surfisti uno se le immagina così. Altro benefit: Fioravanti è chiamato «the italian stallion», facile intuirne il motivo. Ma Leonardo racconta anche di altro: dell’Italia lasciata quando aveva 12 anni per inseguire un sogno che si sta concretizzando, del papà e del fratello che non vedeva per mesi, della scuola frequentata via skype. «Ho capito sin da piccolo che l’unico modo per arrivare in alto era cambiare stile di vita e stare all’estero». E poi ci sono l’allenamento, la palestra, la dieta da atleta professionista. «Dieci anni fa era molto diverso. Adesso se non ti prepari non vinci».
Obiettivo Tokyo 2020
È il professionismo. Quando disputa la prima gara in Australia, a 12 anni, ospite di una famiglia di surfisti, capisce che ha ricevuto in dono il talento e sarebbe un delitto non insistere. Che è bravo se ne accorgono gli sponsor, entra nel giro Red Bull, continua a fare risultati importanti. Nel 2015 rischia grosso: «Ho due vertebre rotte e ho strappato i legamenti della schiena», twitta dal letto di ospedale. Ma siccome «ciò che non ti ammazza ti rende più forte» (è il suo motto), nel 2016 fa il salto di qualità: batte i campioni Kelly Slater e Adriano de Souza e ottiene la wild card per il World Tour. «Ho surfato con il mio idolo, sono stato con la famiglia e gli amici e ho raggiunto il mio obiettivo. È stato l’anno migliore della mia vita». Prossimi obiettivi da realizzare? «Forse un giorno, chi lo sa, magari vincerò il titolo...». Nel 2020 il surf sarà sport olimpico. Perché mettere un limite ai sogni?