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 2017  marzo 12 Domenica calendario

Il pane artificiale salverà le nostre vite

«Stanno giocando a fare Dio». È significativo che questo modo di dire, con diversi significati, sia stata utilizzato da molti dei commentatori che si sono occupati, negli ultimi giorni, della notizia del sensazionale balzo avanti nel progresso delle biotecnologie, annunciato da Science.
Non che sorprendano le reazioni, di varia natura, di fronte a quella che si annuncia come una nuova era di «progettazione» di forme di vita, aperta dalla creazione, da parte degli scienziati, di cinque cromosomi del comune lievito del pane che avvicinano il traguardo della progettazione di un genoma più complesso come quello umano : il dominio dell’uomo si estende sull’opera della natura, cioè i cromosomi che costituiscono i mattoni essenziali della vita, contenenti l’informazione genetica di un individuo
Lo spazio dedicato da Science alle prospettive che si aprono nella biologia sintetica, nel quale è impegnata una delle più importanti élite della comunità scientifica internazionale la dice lunga sull’importanza del nuovo continente biomedico e industriale che si profila all’orizzonte. La rivista ha ospitato simultaneamente nove articoli, sette dei quali riconducibili al progetto internazionale Genoma Sintetico del Lievito (sigla Sc2.0). Un piccolo esercito internazionale di scienziati – ben duecento – provenienti da tre università e diversi Paesi, Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna e Francia – hanno contribuito alla ricerca. Ricorrendo agli stessi «ingredienti» della natura e ad uno speciale software chiamato BioStudio, hanno costruito i cinque cromosomi del comune lievito del pane – Saccharomyces cerevisiae -, strettamente legato agli esseri umani a livello genetico, dato che condivide il 26 per cento dei suoi geni con la nostra specie, anche se il genoma umano è circa 250 volte più grande.
Compagno dell’uomo per millenni, componente essenziale nella panificazione e nella produzione della birra e del vino, serve come modello in laboratorio essendo le sue cellule simili a umane, nella versione più semplice e quindi più facile da studiare. Se si considera il cromosoma ottenuto nel 2014 – un traguardo definito, allora, trionfalisticamente, come «il Monte Everest della biologia sintetica» – siamo a sei cromosomi sintetici del lievito, vale a dire ad oltre un terzo dei 16 cromosomi complessivi di questo organismo.
All’impressione che si sia aperto un nuovo corso, che sia suonata una campana, come è avvenuto in altri momenti nella storia della scienza moderna, non sfugge neppure all’osservatore meno attento e «informato». Un Dna interamente progettato e costruito dall’uomo è una realtà che promette di comprendere meglio i meccanismi dell’evoluzione e di trasformare in modo radicale il futuro della biologia. Si aprono infinite possibilità: potenti e innovative applicazioni tecnologiche, nuovi antibiotici e farmaci, biocarburanti più sostenibili, terapie geniche senza geni difettosi, un campo illimitato per la salute.
Ma la possibilità di creare un genoma umano sintetico e un mondo di esseri umani con genomi sintetici suscita anche allarme e propone preoccupazioni e ansie.
Molte le prese di posizione di biologi, ambientalisti, qualcuno dei quali sostiene che la società non è pronta per la produzione di un genoma umano sintetico e che un tipo di conoscenza e il potere su quest’ultimo, in un mondo in cui regna l’ingiustizia, è pericoloso. Alle preoccupazioni per la possibile creazione di microbi sintetici, piante o animali, rilasciati accidentalmente o di proposito e capaci di danneggiare l’ambiente in modi imprevedibili, si accompagnano i timori di usi impropri della tecnologia da parte di terroristi (nuove armi biologiche).
Si tratta di questioni importanti, su cui sviluppare una riflessione fuori dai laboratori: nel passaggio da una biologia di «scoperta» ad una biologia di «scelta», la scienza cessa di essere un problema dei ricercatori per diventare una responsabilità per la coscienza di tutti.