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 2017  marzo 12 Domenica calendario

La Cappella Sistina prima del Giudizio Universale

In questa vicenda la più avanzata tecnologia in 3D si fonde con la storia dell’arte, le fonti iconografiche, la manualità di un pittore che ha usato nel modo più antico e tradizionale la tempera su tela, dipingendo e restituendo tre capolavori realizzati dal Perugino nella Cappella Sistina e scomparsi dal 1536. Il 3, 4 e 5 aprile uscirà nei cinema il film Raffaello, il principe delle arti, una produzione originale Sky in collaborazione con i Musei Vaticani e Magnitudo Film, distribuita da Nexo Digital per la regia di Luca Viotto, regista specializzato nel 3D e recentemente scomparso. Il film non ha il passo dello sceneggiato televisivo ma del documentario storico-artistico in cui però la narrazione, anche emotiva e psicologica, ha gran peso. Raffaello ha il volto dell’attore Flavio Parenti, che in alcune sequenze, confrontate con i ritratti noti del pittore (in particolare il dettaglio della Scuola di Atene ), mostra una sorprendente somiglianza.
Il documentario descrive tutta la vita dell’artista. Ma un capitolo speciale è dedicato ai dieci mirabili arazzi, oggi conservati nel Salone di Raffaello nei Musei Vaticani. Un’opera che richiese al pittore tempo e applicazione, dopo la commissione di papa Leone X. Prima i cartoni preparatori policromi, con le storie dei santi Pietro e Paolo, gli «architetti della Chiesa». Poi i tre anni di tessitura nella bottega di Pieter van Aelst a Bruxelles, la più prestigiosa manifattura fiamminga dell’epoca. Infine la presentazione al Pontefice dei primi sette arazzi la notte del 26 dicembre 1519 nella Cappella Sistina: le opere di Raffaello erano destinate al registro più basso, quello occupato anche oggi dai finti tendaggi. Vasari venne travolto da tanta bellezza: «La quale opera fu tanto miracolosamente condotta che reca maraviglia il vederla et il pensare come sia possibile avere sfilato i capegli e le barbe e dato col filo morbidezza alle carni; opera certo più tosto di miracolo che d’artificio umano, perché in essi sono acque, animali, casamenti e talmente ben fatti che non tessuti, ma paiono veramente fatti col pennello».
Ed eccoci al «miracolo contemporaneo» possibile grazie alla fusione tra un modello 3D, le fonti storico-artistiche e i pennelli di un pittore d’oggi. Il film presenta, con estrema cura per i dettagli, la collocazione degli arazzi di Raffaello in quella notte del 1519. E per la prima volta riappare la parete di fondo della Cappella Sistina com’era in quell’anno. Cioè senza l’affresco del Giudizio Universale di Michelangelo, gigantesca opera cominciata nel 1535 su incarico iniziale di papa Clemente VII Medici e definitivo di Paolo III Farnese, e presentata da Buonarroti alla vigilia di Ognissanti del 1541. Michelangelo, lo sappiamo dalle fonti, accettò l’incarico a fatica, e forse malvolentieri, proprio per la prospettiva di dover distruggere le opere del Perugino.

La parete appare con le due finestre parallele ancora aperte, con la finta pala d’altare ad affresco del Perugino, cioè l’ Assunzione della Vergine con papa Sisto IV Della Rovere inginocchiato e presentato a Maria da san Pietro, e con i due grandi affreschi nel registro mediano, sempre del Perugino: a sinistra il Ritrovamento di Mosè nel Nilo e a destra la Natività, che davano avvio (verso le pareti di sinistra, da Noè in poi, e verso quelle di destra, dalla Natività in avanti) alle narrazioni di Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e dello stesso Perugino. In alto, le due lunette già affrescate da Michelangelo durante la seconda fase della decorazione della volta (tra il 1511 e il 1512), con gli antenati di Cristo. E poi i quattro dipinti di Cristo e dei primi Papi, san Pietro, san Lino e san Cleto.
L’operazione è stata fortemente sostenuta da Antonio Paolucci, fino al 31 dicembre scorso direttore dei Musei Vaticani. Le linee guida della ricostruzione sono state affidate a Vincenzo Farinella, professore associato di Storia dell’arte moderna all’Università di Pisa. Farinella racconta che «in assenza di disegni o incisioni che ci forniscano una visione d’insieme» ci si è affidati a diverse fonti. Per l’ Assunta il riferimento è stato un disegno di ambito peruginesco, conservato all’Albertina di Vienna, che riproduce fedelmente la Pala. Per la Natività il punto di partenza è stato il gruppo di altre Natività realizzate dal Perugino negli anni, tenendo conto delle scelte espresse dall’artista nelle sue altre opere ancora visibili nella Cappella Sistina. Per il Ritrovamento di Mosè l’operazione è stata più complicata. Non esistono precedenti del Perugino sul tema e così il modello è stato la stessa scena come appare nelle Logge di Raffaello «ipotizzando – scrive Vincenzo Farinella – che Raffaello, in quella composizione, potesse aver tenuto presente la scena affrescata quasi quarant’anni prima dal suo maestro nella Cappella Sistina. Cioè “peruginizzando”, per così dire, una scena ideata da Raffaello e dipinta con ogni probabilità da Giulio Romano». Per le due lunette di Michelangelo (che rappresentano Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda; Fares, Esròm e Aram) sono stati indispensabili i disegni e le incisioni cinquecenteschi tratti dagli affreschi prima della distruzione.
Tutto questo materiale è stato ridisegnato e poi dipinto a tempera dall’artista Marco Victor Romano su tele preparate con fondo in gesso in sessanta giorni di lavoro. Questa impresa tradizionale e artigianale è stata poi collocata (con la riproduzione in altissima definizione) nel modello 3D della Cappella Sistina, modificata per riproporre l’aspetto del 1519. Stessa operazione per le immagini degli arazzi. Infine l’aggiunta di luci, ombre e inquadrature per ottenere il maggior realismo possibile.

Ed ecco, dopo due mesi di lavoro solo per la sequenza della Cappella Sistina ricostruita, lo spettacolare Perugino ritrovato in alta definizione. Commenta Antonio Paolucci: «Siamo molto orgogliosi di questa restituzione che è, a mio avviso, la più convincente e verosimile possibile. L’efficacia del film sottolinea un lavoro davvero straordinario, Sky ha agito con efficacia e chiarezza. È una strada che, nel nostro mestiere, bisognerebbe percorrere sempre più spesso perché la storia dell’arte diventi una materia finalmente comprensibile a tutti». Raffaello ha conquistato anche l’attore che lo ha interpretato, Flavio Parenti: «Ho studiato molto per entrare nei suoi panni. E ho la sensazione di aver incontrato un uomo dal grandissimo intuito, capace di cogliere l’innovazione e di eseguirla. Basterebbe il suo incontro con Leonardo e la Monna Lisa: vede quel capolavoro, e in qualche modo lo replica. Con naturalezza, e incredibile capacità tecnica…».