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 2017  marzo 12 Domenica calendario

L’ultrà suicida della Juventus parlava con 007 e Palazzo Chigi

Contatti con Palazzo Chigi, forse con rappresentanti dei servizi segreti. Li intratteneva Raffaello Bucci, l’ex ultras diventato supporter liaison officer per la Juventus, uomo di raccordo tra il club, i gruppi di tifosi e la Digos, morto dopo essersi buttato da un viadotto dell’autostrada Torino-Savona a Fossano (Cuneo) il 7 luglio scorso. Bucci aveva 40 anni e il giorno prima era stato ascoltato come persona informata sui fatti dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino per l’inchiesta “Alto Piemonte” che ha rivelato l’interesse di alcuni presunti ’ndranghetisti per il bagarinaggio di biglietti della squadra campione d’Italia. Alcune telefonate agli atti sono omissate, ma diverse fonti negli ambienti giudiziari hanno confermato all’Ansa i rapporti tra Bucci e personale della Presidenza del Consiglio.
Bucci conosceva bene il mondo delle curve essendo stato uno dei leader dei Drughi, il gruppo più numeroso. Era stato ascoltato il 6 luglio dalla Dda di Torino: “Affianco lo Slo (supporter liaison officer, ndr) Juventus che attualmente è Alberto Pairetto. Non sono un dipendente. In ragione del mio passato nei gruppi ultras mi occupo di avere un dialogo con loro”, aveva spiegato. Il suo passaggio in questo ruolo non era piaciuto a tutti e per questo era stato aggredito all’inizio della stagione 2014/15 dal principale capo ultrà, Dino Mocciola, il capo supremo dei Drughi: “Ero stato messo in cattiva luce con Dino. Andai a San Severo e rimasi per quasi un anno giù(…). Sono rimasto via un annetto per l’invidia che ho percepito nei miei confronti, non è che avessi paura. Prima di andarmene avevo ricevuto due schiaffi da Dino”. In quell’interrogatorio, però, nessuna menzione ai suoi rapporti con Palazzo Chigi. La Procura di Cuneo ha indagato sulla sua morte e, rivela l’Ansa, ha individuato due testimoni oculari che confermano l’ipotesi del suicidio.