12 marzo 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - CHIUSURA AL LINGOTTOREPUBBLICA.ITTORINO - Circa cinquemila persone, molte rimaste in piedi, al Lingotto di Torino per l’ultima giornata della convention del Pd in vista delle primarie
APPUNTI PER GAZZETTA - CHIUSURA AL LINGOTTO
REPUBBLICA.IT
TORINO - Circa cinquemila persone, molte rimaste in piedi, al Lingotto di Torino per l’ultima giornata della convention del Pd in vista delle primarie. A chiudere i lavori l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. "Nelle scorse settimane qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c’è stato un momento di debolezza innanzitutto mia" ha detto. "Ma non si sono accorti che c’è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c’era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi".
Renzi rivendica l’importanza del confronto e della vicinanza con gli "ultimi", perché "questa è la sinistra, non chi canta bandiera rossa col pugno chiuso". E augura buon lavoro a Orlando e Emiliano "perché non facciamo polemiche con nessuno e in particolare con i nostri compagni di squadra". Parla della Fiat, ma non la Fiat di Marchionne, bensì quella degli operai di Melfi e Mirafiori. "Bisogna crearlo il lavoro non farci i convegni", dice. Punta il dito anche contro la burocrazia e l’evasione fiscale.
Richiamando i fatti di ieri di Napoli ha ribadito, condannando il comportamento del sindaco De Magistris: "Non possiamo fare alleanze con chi non rispetta la legalità, non possiamo allearci con un sindaco che si schiera dalla parte di chi sfascia una città come Napoli per non far parlare un deputato, anche se questo è Salvini".
Tra i temi più caldi affrontati, quello sulla giustizia. Tutti ovviamente si aspettano il riferimento a lotti, o al padre, entrambi indagati nella vicenda Consip. Ma con un coup di theatre arriva la solidarietà alla sindaca di Roma, Virginia Raggi (indagata nella vicenda Marra-Romeo), perchè, spiega Renzi, "noi siamo dalla parte della giustizia che qualcuno, anche nel nostro campo, ha confuso col giustizialismo". Ai 5 Stelle (e anche a qualcuno del centrosinistra) dunque arriva la lezione di garantismo del segretario pd: "Non si può essere garantisti a giorni alterni". Quindi, l’affondo ai grillini. L’ex premier invita Di Maio, vicepresidente della Camera, e il deputato Di Battista, a rinunciare all’immunità e alle prerogative parlamentari per "diifendersi nei tribunali dalle nostre querele".
Il discorso prosegue poi tirando di nuovo in ballo la questione dei vaccini: "Non si fa politica giocando sulla salute e i diritti dei bambini".
Renzi ricorda che la leadership è importante, così come i giovani, la nuova linfa: "Non vogliamo un partito di correnti e caminetti, c’è bisogno di più leader non di meno leader. Quello senza leadership è un modello sbagliato. Abbiamo bisogno di idee, specialmente dei quarantenni. C’è una generazione nuova, quella dei millenials, piena di valori, che non siamo riusciti a prendere. Mettiamoli alla prova. Ascoltiamoli. Ci rottameranno? Pazienza!". D’altra parte riconosce anche l’importanza degli anziani: "Sono il nostro riferimento più forte a livello elettorale e abbiamo bisogno di loro. Re-innamorarsi della politica anche quando si ha una certa età è una cosa bella".
Riconosce che questo è un Paese ’arrabbiato’ ma il modo per far passare questa arrabbiatura è riscoprire la comunità "il noi, trovando punti d’incontro, dare risposte che nascano dal dialogo, non dall’affermazione di un principio. Noi non siamo rassegnati a tornare indietro. Rivendichiamo il futuro, diciamo agli italiani che lo spazio per il cambiamento è qui e ora. Ma che al tempo stesso non c’è il noi senza l’io". E cita il cantante Brunori Sas e le parole del brano ’A casa tutto bene’.
Sul palco dell’ex stabilimento Fiat hanno parlato in mattinata l’eurodeputata Cecile Kyenge, il ministro dei Trasporti e Infrastrutture, Graziano Delrio, il deputato Matteo Richetti, l’ex sindaco di Torino ed segretario Ds, Piero Fassino, la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, e il sottosegretario Tommaso Nannicini.
Presente, ma senza intervenire, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che in mattinata ha twittato: "Oggi al #Lingotto17 con Matteo Renzi. Più forza al Pd per il futuro dell’Italia". Al suo arrivo in sala è stato accolto con un applauso della platea. Seduto in prima fila anche il ministro dello Sport Luca Lotti. Dal Teatro Eliseo di Roma, l’altro candidato alla segreteria dem Andrea Orlando, spinge per una larga alleanza per battere la destra. "Noi dobbiamo guardarci intorno soprattutto. Sulla base di un impatto politico programmatico dobbiamo costruire un’alleanza larga: non è questo il momento di mettere paletti, è il momento di costruire dei ponti. Credo che questa sia la condizione essenziale per battere la destra", ha detto il ministro della Giustizia durante l’iniziativa ’Cambiare il Pd, ricostruire l’Italia con Orlando segretario’.
Si schiera con Orlando il governatore del Lazio Nicola Zingaretti secondo cui il Congresso è un momento di confronto ma "occorre cambiare e Andrea è oggettivamente la persona che garantisce di più questo cambiamento sia sul partito sia sulla credibilità di essere un leader che unisce".
Tornando al Lingotto, ha aperto a Pisapia Matteo Orfini: "Con Pisapia vogliamo continuare a lavorare e combattere insieme e siamo interessati a ciò che si muove intorno".
La ministra Marianna Madia è tornata sul tema delle riforme: "La riforma non è stata bocciata dalla Corte costituzionale. Tutti i decreti legislativi sono efficaci e in vigore. La riforma è viva e lotta insieme a noi. La riforma cerca di far fare un passo avanti al nostro Paese".
Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha paragonato Renzi a Maradona: "I napoletani non avevano paura che Maradona giocasse troppo la palla, senza Maradona giocavano ma non vincevano lo scudetto".
IL DISCORSO DI PISAPIA (IERI)
ROMA - "Il nuovo centrosinistra deve nascere con una netta e forte discontinuità con questi ultimi anni". Mentre al Lingotto è in corso la seconda giornata di lavori della kermesse organizzata dal segretario Pd, Giuliano Pisapia questa mattina a Roma al teatro Brancaccio ha tenuto a battesimo il nuovo soggetto politico ’Campo progressista’. La platea è quella dei grandi eventi, in primis i fuoriusciti di Pd e Sinistra Italiana, da Roberto Speranza ad Arturo Scotto e Ciccio Ferrara, non manca il sindacato con Maurizio Landini, c’è il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni e la prodiana Sandra Zampa, ora schierata per le primarie Pd con Andrea Orlando. In sala ascolta Pisapia anche la terza carica dello Stato, Laura Boldrini e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, unico ospite politico, a prendere la parola dal palco.
"La differenza con l’Ulivo", ha spiegato Pisapia, sta nel fatto che "l’Ulivo era partito dall’alto, furono i partiti a scegliere Prodi. Noi vogliamo partire dal basso, dalle realtà che sono sul territorio per fare un centrosinistra vincente. Perchè siamo stufi di fare le elezioni e non riuscire a vincerle". "Quello che dobbiamo difendere fino in fondo ce l’ha insegnato il primo Ulivo, che tanti hanno fatto nascere e che pochi hanno sotterrato. Salviamo lo spirito della coalizione, che vuol dire maggiore possibilità di stare dalla parte giusta". Pisapia: ’’Non siamo un partitino, lavoriamo per un centrosinistra ampio’’ Condividi A chi gli chiedeva se fosse in competizione con l’ex premier, Pisapia ha tagliato corto: "Matteo Renzi un avversario? Io non ho alcun avversario, lavoro per conto mio". Pisapia commenta poi la dichiarazione di Matteo Renzi secondo la quale il segretario del Pd sarà anche segretario della futura coalizione di centrosinistra. "Non è detto - ha chiarito - che quello che si fa all’estero sia di per sé migliore". "Io lavoro ad una coalizione aperta ed ampia e comunque fino a che non ci sarà una legge elettorale è sbagliato parlare di coalizioni in termini di qualcosa che ancora non c’é". E al Pd lancia un appello, "dal cuore e dalla ragione": bisogna decidere da che parte stare. E certo per Pisapia, la destra è incompatibile con la sinistra. L’appoggio del nuovo centrodestra e di Verdini non fa parte del nuovo ’campo’ politico perchè destra e sinistra, ripete, sono profondamente diverse.
Campo progressista, Speranza: ’’Noi reduci? A Renzi rispondiamo con un sorriso’’ Condividi L’ex sindaco di Milano ha fatto l’elenco delle priorità che a suo parere la politica deve darsi. "Ci sono delle proposte di legge che devono diventare legge - ha sostenuto - lo ius soli, il fine vita e il reato di tortura". Pisapia ha voluto ricordare così Stefano Cucchi e i fatti del G8 di Genova, ma anche l’impegno forte in Europa per una effettiva capacità di assistenza ai migranti. "Come Parlamento abbiamo fatto il possibile ma c’era chi voleva che li lasciassimo morire". Bisogna trovare delle vie per convincere "chi cade nella paura". Sui voucher, in particolare, dice: "Credo ci siano gli spazi per un punto di incontro positivo rispetto ai voucher di cui è stato fatto un abuso vergognoso. Se non si trova un accordo bisogna dare la parola ai cittadini con il referendum".
"Noi vogliamo cominciare oggi un viaggio insieme, anche se siamo consapevoli che non sarà un viaggio facile, ma una sfida necessaria" per coloro che con "storie diverse, ma tutte utili" sono per "un nuovo ampio centrosinistra capace di dialogare, di gentilezza, ma anche di decisioni. Un centrosinistra vincente perchè siamo stufi di fare le elezioni e di non riuscire a vincere".
"Al Pd - ha affermato - chiedo con rispetto: il giorno delle primarie dobbiamo sapere se loro vogliono costruire il centrosinistra o appoggiarsi ancora sul Nuovo Centrodestra, Alfano e Verdini. È un appello che viene dal cuore". "Ncd - ha sottolineato - non è compatibile con il nuovo centrosinistra, o sinistra centro".
"L’idea che bastasse un leader - ha poi spiegato - è stata teorizzata a destra e a sinistra, ma si è mostrata fallimentare. Nessuno, neppure il più bravo può caricarsi di tutti i problemi dell’Italia. Promette miracoli".
Pisapia spiega la sua linea a proposito della legge elettorale: "Bisogna essere drastici, duri, no ai nominati. I rappresentanti li devono scegliere i cittadini. È la base della democrazia. "È incredibile che abbiamo impiegato tanti anni per liberarci dal Porcellum, ora che ci siamo arrivati non bisogna fare lo stesso errore"".
Laura Boldrini, presidente della Camera, "tutto il campo della sinistra deve riuscire a dialogare" perchè "al di là dei personalismi" sui temi "c’è molto in comune". A chi le ha chiesto se voterà alle primarie del Pd, Boldrini ha precisato: "Faccio la presidente della Camera, seguirò con attenzione il dibattito congressuale". "Io non sono stata iscritta a nessun partito - ha aggiunto - Sel mi ha portato alle elezioni in coalizione con il Pd e Italia Bene Comune. La realtà si è trasformata per Pd e Sel. Ho ritenuto che la scelta più coerente fosse iscrivermi al Gruppo Misto. Credo non stia a me prendere posizione di campo".