La Stampa, 11 marzo 2017
Ritorna l’Armata di Napoleone e stavolta è di stagno
«Soldati! Vi condurrò nelle più fertili pianure della terra. Vi troverete ricchezze, onori e gloria!». Trascinante, Napoleone, a Nizza, il 27 marzo 1796, con le truppe pronte a entrare in Piemonte. E quelle grida sembrano tuonare nella penombra del Museo napoleonico di Mombasiglio (nel castello ristrutturato, in val Mongia).
Lì ci sono i soldatini custoditi in 25 teche. Il «papà» del Museo, Beppe Ballauri, presidente del Gal Mongioie, li ha sistemati uno ad uno: oltre 4 mila. «La collezione di soldatini piatti di stagno è un unicum nazionale, di raro valore – spiega Ballauri –. È riconosciuta come la più importante collezione di originali di Norimberga del XIX secolo di eserciti del periodo napoleonico». Francesi, austriaci, italiani, che parteciparono alle battaglie nell’aprile 1796, tra Piemonte e Liguria. «Gioielli» piccoli davvero, perché nel 1848 Peter Heinrichsen introdusse dimensioni standard: 3 cm per il soldato a piedi, 4 per quello a cavallo.
«La produzione dei soldatini piatti – spiega Ballauri – risale a metà del ’700, con la famiglia Hilpert. Dipendeva dall’abilità di disegnatori, incisori e pittori. Seguirono altre dinastie, come Heinrichsen e Allgeyer. Dalla metà del XVIII secolo Norimberga fu capitale della produzione, con le fonderie artigianali». Le miniature in stagno erano colate in stampi di ardesia, incisi a mano. Da due piccoli canali entrava lo stagno liquido con un mestolo e, dall’altra, usciva l’aria. Poi il dipinto. Curioso che, nelle fusioni, i cavalli avevano più di 4 zampe e gli uomini più di 2 braccia, per permettere, rimosso l’eccedente, di ottenere posizioni diverse.
Negli anni il museo (e l’associazione guidata da Franco Comino) ha acquisito un notevole numero di soldatini. Altre 3 mila figurine di piombo, dipinte da Claudio Rolfi, hanno dato vita al plastico (7 mq) della battaglia del Bricchetto (21 aprile 1796). Ballauri: «Quella che aprì le porte della storia a Napoleone».
Ma la passione di Ballauri ha portato altro nelle sale. Una sezione con le stampe tratte da acquerelli e schizzi commissionati da Bonaparte a Giuseppe Bagetti, per celebrare la Campagna. Bagetti è il «capitain ingénieur géographe artiste». Un fotografo ante litteram. Ripercorre i luoghi per realizzare vedute che, con precisione geografica, illustrino i momenti più importanti di guerra. Poi cannoni, bandiere, divise, mappe. E il busto del Bonaparte in marmo, che domina nell’oscurità.