Gazzetta dello Sport, 11 marzo 2017
Il discorso di Renzi al Lingotto
Renzi ha volato alto, ha attaccato senza nominarli D’Alema e gli scissionisti, e anche i grillini (ma rendendo omaggio alla fine alla sindaca Chiara Appendino), ha annunciato il recupero per la sinistra della parola «patria» e rilucidato la vecchia espressione «compagno», di cui ha ricordato l’etimo, «cum pane», cioè insieme di persone che siedono alla stessa tavola e dividono lo stesso pane. Forte sottolineatura del valore di «chi ci crede» rispetto ai comportamenti di chi sa solo andare nei talk show a spargere veleno opponendosi a tutto e lamentandosi di tutto.
• Forse dovremmo spiegare dove Renzi ha parlato e perché ha parlato e perché questo discorso risulta più importante di tanti altri.
Riassumo: sconfitto lo scorso 4 dicembre al referendum, Renzi s’è dimesso da capo del governo e dopo qualche settimana anche da segretario del partito. Per il governo s’è proceduto con Gentiloni, per la segreteria del partito ci si dovrà affidare alle primarie. Alcuni del Pd, che Renzi non lo potevano e non lo possono vedere, se ne sono andati a formare il Movimento dei Democratici e Progressisti. La stragrande maggioranza è rimasta, e tra questi si sono candidati per la segreteria l’attuale ministro della Giustizia Andrea Orlando e il governatore della Puglia, sull’orlo della scissione fino all’ultimo ma poi rimasto dentro, Michele Emiliano. Il terzo candidato è proprio Matteo Renzi, il quale, sonfitto il 4 dicembre, non intende minimamente farsi da parte. Vuole riconquistare la segreteria a suon di consensi (le primarie) e, dopo le elezioni dell’anno prossimo, tornare a Palazzo Chigi. La sua campagna per le primarie, indette per il 30 aprile, è cominciata ieri, a Torino, padiglione 1 del Lingotto, lo stesso posto dove aveva sciolto la riserva e accettato la segreteria Walter Veltroni nel 2007.
• Voglio sapere se ha parlato: del debito pubblico, della legge elettorale, dell’inchiesta Consip, di suo padre messo in mezzo dai magistrati, dei motivi della sconfitta al referendum, dei torti suoi e delle ragioni di chi lo critica...
Su questo, neanche una parola, a parte un «nauseante» appiccicato al «ping pong di questi giorni». Ha cominciato affermando che non è vero che si stava meglio quando si stava peggio, e che non è vero che si è allargata la forbice tra i più ricchi e i più poveri. Ha subito lanciato uno dei leit-motiv del discorso, e cioè che «noi siamo quelli del primato della politica» contro i tecnocrati e i burocrati. Ha aggiunto: «o il Pd è capace di dare una visione o diventa un soggetto inutile».
• Che visione?
La visione è il bilancio che si potrà trarre della politica del governo nel 2027, tra dieci anni. È chiaro - ha detto - che non governeremo noi per tutti i prossimi dieci anni, ma se riuscissimo a cambiare l’Europa («è a Bruxelles la vera battaglia»), a rimodellare la società sui parametri nuovi che l’hanno investita (l’intelligenza artificiale, l’automazione, i nuovi lavori), se riuscissimo a prender coscienza di ciò che ci appartiene e che fa di noi un grande popolo e un grande paese... Proprio qui sta il primato della politica.
• Cose concrete?
Vuole che l’Europa metta in comune la difesa, la sicurezza, le tasse («ci sono paesi della Ue che hanno regole da paradiso fiscale»), che elegga direttamente il presidente della commissione, in modo che la democrazia (cioè il consenso) sostituisca la tecnocrazia e la burocrazia («l’Europa manda un ticchettìo da metronomo senza slanci»), intanto si elegga col metodo delle primarie transnazionali il candidato alla commissione del Partito socialista europeo. Non è l’Europa che chiede a noi di cambiare, siamo noi che chiediamo all’Europa di trasformarsi. Sulla questione, ribadita da ultimo anche dal suo avversario Emiliano, se il capo del partito debba essere anche il capo del governo: assolutamente sì, la Merkel mi ha concesso flessibilità perché avevo dietro un consenso del 41%, 11 milioni e passa di voti, guidano sia il partito che il governo la Merkel, Rajoy, la Theresa May, Costa in Portogallo. È vero che nel partito ci vorrà maggiore collegialità, però partendo dal basso, rilanciando i circoli sul territorio. Vuole fondare una scuola che ogni anno faccia studiare la politica a 200 giovani. Per contrastare l’uso astuto della rete da parte del M5s (mai nominato: ha irriso però la scelta di un candidato sindaco attraverso venti clic), farà partire dalla prossima settimana il sito Bob (da Bob Kennedy, non unico tratto veltroniano del discorso) aperto alla discussione tra compagni. Il suo programma è: prendersi cura delle persone umane e prendersi cura del territorio. Poi: non dobbiamo combattere la ricchezza, ma la povertà, no al reddito di cittadinanza che corrisponde a un paese non fondato sul lavoro, ma sul sussidio, una grande azione riformista per tutelare il lavoro autonomo.
• È una specie di congresso?
Discuteranno per tre giorni. Le conclusioni domenica. Per partecipare al dibattito si sono iscritti in tremila. I seminari si svolgeranno in dodici sale (250 iscritti a ciascuno dei dodici tavoli tematici). I lavori sono garantiti da 150 volontari. Duecento agenti sono impegnati per la sicurezza. Chi entra deve sottoporsi all’analisi del metal detector.