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 2017  marzo 10 Venerdì calendario

Ma Macron è lontano

Esiste una “vulgata” piuttosto diffusa nei palazzi della politica secondo cui Emmanuel Macron, il fenomeno nuovo della politica francese, si sarebbe ispirato alla Leopolda: avrebbe attinto cioè alle fonti del “renzismo” per costruire la propria identità di riformatore pragmatico, libero da ogni ideologismo. È vero che in alcune occasioni il candidato alla presidenza della Repubblica, l’uomo che oggi dispone delle migliori carte per battere Marine Le Pen, ha sottolineato il buon rapporto che lo lega a Matteo Renzi. Ma conviene essere cauti nel proporre un parallelismo solo apparente.
In primo luogo Renzi, a differenza del francese, è un giovane politico in cerca di rilancio dopo tre anni logoranti, segnati da errori e dalla drammatica sconfitta nel referendum. L’assemblea del Lingotto dovrebbe servire a restituire smalto a un’immagine personale appannata e soprattutto a dare al Pd l’orgoglio di sentirsi ancora una comunità. Il che significa che tutti dovrebbero considerarsi parte di un progetto comune. È una missione non proprio facile, visto che il partito è reduce da una scissione dolorosa a cui il segretario dimissionario tenta di ovviare valorizzando il ruolo del ministro Martina e di altri provenienti dall’area della sinistra. La scissione però ha inferto una ferita al corpo del Pd e non sarà facile rimarginarla. Viceversa Macron è diventato un catalizzatore dei socialisti delusi da Hollande, nonché il beneficiario del ritiro di Bayrou, il centrista. Quella che all’inizio sembrava una candidatura solitaria, non priva di una punta di velleitarismo, si sta rivelando il tetto sotto il quale trovano rifugio coloro che rifiutano le proposte di Mélenchon e Hamon, due esponenti di una sinistra tradizionale e radicale che non riesce nemmeno a presentarsi con un volto unico. L’ex sindaco di Parigi, Delanoë, è solo uno degli esponenti del Ps che si orientano su Macron, altri sono previsti nei prossimi giorni. E c’è almeno un sondaggio che per la prima volta indica il sorpasso su Marine Le Pen al primo turno. Ecco quindi la differenza: in Italia Renzi ha perso un pezzo di Pd e deve reinventare quello che rimane, rendendosi conto per la prima volta di non essere autosufficiente; in Francia Macron non deve fare molto per raccogliere i segmenti di un centrosinistra frustrato, da un lato, e per trarre vantaggio dalla crisi degli ex gollisti, dall’altro.
Ma c’è di più. In Italia il leader del Pd finora non è riuscito a scalfire l’elettorato di destra: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sono divisi fra loro e rissosi, come è noto, ma senza che questa condizione si traduca in un travaso di voti a favore del Pd. Non solo: tre anni di renzismo non sono bastati per porre fine all’ascesa dei Cinque Stelle. Nonostante il disastro di Roma, Beppe Grillo sembra lievitare nei sondaggi. Può darsi che il M5S sia sopravvalutato, ma i dati sono abbastanza unanimi. Cinque Stelle, leghisti e seguaci di Giorgia Meloni, pur non assimilabili fra loro, creano un fronte populista, “sovranista” (cioè nazionalista) e fortemente ostile all’Unione europea che sulla carta, se si sommano i voti potenziali, si avvicina al 45 per cento. Rispetto a tale prospettiva, il Pd renziano non ha trovato finora gli anticorpi, se si eccettua una vaga e ambigua rincorsa populista, fondata sull’imitazione di temi e suggestioni “grilline”. Il referendum costituzionale aveva preso in prestito gli argomenti anti-casta («mandiamo a casa i politici»), con i risultati che si sono visti. E lo stesso Renzi, quando ha cercato di ottenere le elezioni anticipate, non ha esitato a sostenere che occorreva impedire la maturazione del “vitalizio” dei parlamentari (in realtà una normale pensione). Sotto questo aspetto, Macron rappresenta un esempio da studiare. Il candidato ha successo nel rintuzzare Le Pen, ma non certo perché la insegue sul suo terreno. Al contrario, egli svolge una campagna europeista senza cedimenti demagogici. Macron sembra convinto che l’Europa sia una causa per la quale vale la pena di battersi. E se è vero che in Francia i dubbi sulla moneta unica sono tanti, è altrettanto vero che il “sovranismo” del Fronte Nazionale non convince. Macron potrebbe diventare presidente facendo leva sui temi in apparenza impopolari che altrove, ad esempio in Italia, vengono evitati per timore di perdere consenso. Con l’esito che grillini e leghisti non sono mai stati così in salute.