La Stampa, 10 marzo 2017
Effetto Trump sui migranti. Dimezzati gli arrivi illegali
Il numero dei migranti illegali catturati mentre cercavano di attraversare il confine fra il Messico e gli Stati Uniti è crollato, diminuito di quasi la metà, da quando Donald Trump è Presidente.
Ora si tratta di capire se questo è frutto della sua retorica, della sua politica, o del cambiamento delle tattiche usate da chi vuole entrare negli Usa.
I dati forniti dalla Customs and Border Protection, l’agenzia che gestisce la materia, documentano una riduzione complessiva di circa il 40%. A gennaio scorso, ogni giorno 1.370 persone venivano fermate al confine e giudicate non ammissibili; ora sono scese a 835. Il numero degli illegali presi lungo la frontiera sud occidentale è passato da 43.254 in gennaio, a 18.762 in febbraio. Il calo è stato così netto che nella regione del Rio Grande, la zona di frontiera tra Messico e Texas, le autorità federali hanno chiuso due grandi strutture per la detenzione a Donna e Tornillo.
Il muro promesso da Trump durante la campagna elettorale non è stato ancora avviato, ma secondo il segretario alla Homeland Security John Kelly la spiegazione del fenomeno è chiara: «I risultati preliminari dimostrano che l’esecuzione e la deterrenza contano, e l’applicazione complessiva delle leggi sull’immigrazione può avere un impatto». Secondo Kelly «le notizie sono incoraggianti», perché «meno persone stanno sottoponendo se stesse le loro famiglie ai rischio di sfruttamento, aggressione e lesioni da parte dei trafficanti di esseri umani, e ai pericoli fisici del difficile viaggio verso nord». In altre parole il muro ancora non c’è, ma la minaccia di costruirlo, e soprattutto l’aumento dei controlli, i fermi e le deportazioni immediate, stanno già convincendo gli illegali a rinunciare a passare il confine.
I gruppi che difendono i migranti, come il refugee and Immigrant Center di San Antonio, la pensano diversamente: «L’unica differenza rispetto al passato è che non sappiamo più dove sono finite queste persone. Le condizioni nei loro Paesi non sono cambiate, ma loro non vengono più. Perché? Non abbiamo la risposta».
La spiegazione data da alcuni osservatori è che hanno cambiato tattica. Le persone fermate a gennaio si presentavano volontariamente agli agenti di frontiera, sapendo che avrebbero esaminato i loro casi, e se c’erano i termini per la richiesta di asilo li avrebbero avviati verso l’accoglienza, magari attraverso famigliari già presenti negli Stati Uniti.
Ora, temendo di essere subito arrestati e rimandati indietro, gli illegali attraversano il confine ma restano nascosti, e in questo modo non compaiono più nelle statistiche degli arrivi. Il loro percorso quindi è diventato più clandestino, più pericoloso perché rimangono sempre nelle mani dei trafficanti, e anche più costoso. Un tempo, infatti, il prezzo da pagare per essere portati alla frontiera era circa 3.000 dollari, mentre ora è salito a 8.000. I prossimi mesi e le prossime analisi aiuteranno a capire cosa sta succedendo in realtà.