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 2017  marzo 10 Venerdì calendario

«Caso biglietti, possibile estorsione contro la Juve»

Criminali in odor di mafia ingolositi dal ricco business dei biglietti e una società sotto ricatto. Dalle carte di Alto Piemonte, maxi-inchiesta dei pm di Torino che ha svelato l’interesse dei clan sul bagarinaggio, emerge una informativa dei carabinieri datata settembre 2014: una fotografia delle manovre oscure attorno allo Stadium. Esiste «una precisa strategia criminale per intimidire i club e, nel caso in esame, la Juventus», si legge. Gli investigatori, dopo avere segnalato «l’interessamento della criminalità organizzata» verso il «sistema stadio», lasciavano intendere una possibile «estorsione alla Juve». Proprio la cornice nella quale si sono mossi i pm: per loro il club non è connivente (nessun dipendente indagato), ma non è da considerarsi parte lesa non avendo denunciato per tempo le pressioni. L’ipotesi investigativa è un «compromesso»: zero conflitti allo Stadium in cambio di facili guadagni. Su questo terreno si sarebbe mosso Rocco Dominello, ex ultrà incensurato, figlio di un presunto boss della ‘ndrangheta, in contatto con alcuni dirigenti per rivendere i biglietti.
IN FIGC Già nel 2014 i carabinieri mettevano nero su bianco il meccanismo per «estorcere biglietti e ulteriori benefit» che per i capi ultrà rappresentavano «una impareggiabile occasione di profitto, che può moltiplicarsi col reinvestimento in attività criminali». Il processo inizierà il 23 marzo e intanto, parallelamente, corre l’indagine sportiva della Procura federale coordinata dall’ex prefetto Giuseppe Pecoraro. Su questo terreno il club rischia di più, da una ammenda all’inibizione temporanea per alcuni tesserati, tra cui il presidente Andrea Agnelli. Quest’ultimo potrebbe a breve pure essere ascoltato dalla Commissione antimafia che ha puntato un faro sulla vicenda. Martedì scorso è toccato allo stesso Pecoraro, mercoledì via alle audizioni del club con l’avvocato Luigi Chiappero. A tranquillizzare Agnelli ieri sono arrivate le parole di stima del presidente del Coni Giovanni Malagò: «Gli ho parlato, è sereno e pronto a dimostrare l’estraneità. Penso che non si debba arrivare a nessun giudizio affrettato. Anche e soprattutto nello sport è sbagliato il giustizialismo. Da parte mia c’è massima fiducia nella giustizia sportiva e in quella ordinaria».
ULTRA’ Oggi prosegue la protesta dei Viking contro il divieto di esposizione del proprio simbolo. In un comunicato il gruppo è entrato nel merito dei rapporti col club su cui si indaga a Torino e a Roma: «Quello spazio ce lo hanno riservato e fa parte di accordi, presi nel 2011, prima che aprisse lo Stadium, con la dirigenza».