il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2017
La conoscete quella dei 4 big e dell’Europa a più velocità?
Ieri mattina ci siamo svegliati e sui giornali c’era l’Europa a due o più velocità. Dice: “Patto a quattro sull’Europa a più velocità”. E che è? Nelle parole di Angela Merkel una cosa tipo “avere il coraggio di accettare che alcuni Paesi vadano avanti più rapidamente di altri”. Ma mica da soli: “Queste cooperazioni rafforzate devono rimanere aperte a coloro che sono un pochettino più indietro, non devono essere una cosa chiusa”. Giammai: “Però dobbiamo poter andare avanti”. Avanti, ma aperti, con un occhio all’indietro, ma avanti. Così pare una roba con problemi di parcheggio o forse la vecchia Casa delle Libertà berlusconiana nella versione Corrado Guzzanti (“facciamo un po’ come cazzo ci pare”). Detto questo, di che si parla? Questa cosa delle velocità plurime, ci dicono, è stata decisa lunedì durante “il vertice dei quattro big a Versailles”. I quattro big sarebbero la già citata Merkel, il padrone di casa François Hollande, Paolo Gentiloni e lo spagnolo Mariano Rajoy. Problema: il big francese è così malmesso che gli hanno impedito di ricandidarsi; il nostro, poverino, è la prima volta che lo chiamano così e ancora sorride per l’emozione; lo spagnolo Rajoy, bersanianamente, dirige un governo dopo aver “non vinto” le elezioni (due volte); Merkel è indietro nei sondaggi rispetto a Martin Schulz, che è una cattiveria anche se fosse solo uno scherzo. Effettivamente mancano uno svizzero e un napoletano per fare una barzelletta dignitosa, ma pure i 4 big non è male. Resta da capire, mentre parcheggiano l’Europa a più marce, chi guida.