il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2017
L’Autorità sugli appalti pagava l’affitto a Romeo
È sempre rassicurante scoprire che lo Stato controlla da vicino le imprese del mercato pubblico. Ma l’Autorità di vigilanza sugli appalti (Avcp) – soppiantata a metà 2014 dall’Anticorruzione di Raffaele Cantone – ha un po’ esagerato. Per quattro anni (novembre 2010/dicembre 2014), l’Avcp ha pagato 230.000 euro al mese per l’affitto di palazzo Capponi in via di Ripetta, a cento metri da piazza del Popolo a Roma, all’Isvafim di Alfredo Romeo, l’imprenditore arrestato per l’inchiesta Consip e già all’epoca celebre, suo malgrado, per le disavventure giudiziarie. Romeo ha acquistato il palazzo con una rapida trattativa per 48 milioni di euro con l’ambizione di trasformare una residenza di interesse storico e artistico, blindata da antichi vincoli urbanistici, in un albergo di lusso con piscina sul tetto. Un affare. Al momento, il civico 246 di via di Ripetta è un cantiere.
Sarà vero che in Italia non si potrà mai fare una rivoluzione perché ci conosciamo tutti, ma è altrettanto vero che di conoscenze è lastricata la carriera di Romeo.
Allora conviene raccontare gli aneddoti e le anomalie che riguardano il palazzo chiamato Capponi o Campanari, ma in realtà costruito nel ’500 su commissione della famiglia romana Serroberti, capolavoro attribuito a Jacopo Barozzi detto il Vignola, e di proprietà prima dei gesuiti e poi dell’Inail. Più che le parole, qui sono importanti le date. Agli inizi dell’agosto 2010, la società Colliers Elitrade fa sapere di aver ricevuto un mandato in esclusiva da Bnl-Bnp Paribas per la vendita di palazzo Capponi, inserito in un fondo immobiliare di tipo chiuso, gestito dalla banca per conto del ministero del Tesoro.
Il fondo, creato durante il secondo governo di Silvio Berlusconi, scade quest’anno e vale mezzo miliardo di euro.
Il 16 dicembre 2009, però, l’Autorità di vigilanza sugli appalti ha rinnovato il contratto di locazione fino al 2021 al prezzo di 2,762 milioni di euro l’anno. L’8 novembre 2010, il Tesoro comunica al catasto che la sede dell’Autorità viene ceduta dall’Inail a Bnl-Bnp Paribas. Appena una settimana dopo, il 16 novembre, l’Isvafim di Romeo compra palazzo Capponi dai francesi con 292 assegni per un totale di 48 milioni di euro. Come si evince dall’accordo firmato davanti al notaio Fabio Orlandi, l’Isvafim non ha utilizzato mediatori per l’operazione immobiliare, mentre Bnl-Bnp Paribas ha liquidato 480.000 euro alla Colliers Elitrade rappresentata dal famoso consulente Ofer Arbib.
Soltanto con il denaro dell’Autorità, in pratica, l’Isvafim avrebbe coperto quattro quinti della spesa. Ma il napoletano Romeo non è un imprenditore che s’accontenta di riscuotere la pigione, vuole conquistare il turismo della capitale, vuole un albergo a cinque stelle.
Che fare con l’Autorità? Con una strategia patrimoniale ribaltata nell’arco di un paio di anni, il consiglio di Avcp avvia le procedure per il trasferimento del personale da via di Ripetta e da via Mancini, dove l’Autorità ha degli uffici e un contratto da un milione di euro l’anno. E dunque nel 2013, con un risparmio del dieci per cento, l’Avcp stipula un accordo per un palazzo di Galleria Sciarra a 3,315 milioni di euro l’anno. Quando Cantone è arrivato all’Anac, in via di Ripetta era tempo di trasloco.
Con l’uscita dell’inquilino pubblico, sotto la sorveglianza della Soprintendenza di Roma, l’imprenditore può iniziare a ristrutturare il palazzo, sospinto dalla Conferenza dei servizi che nel 2013 ha cominciato l’intervento per la riconversione dell’edificio. Romeo non è fortunato. Perché gli operai scavano e trovano un tratto di muro di otto metri risalente ai romani e perché la piscina sul tetto è vietata. Ma l’imprenditore non s’abbatte.
Per i magistrati di Napoli, Romeo avrebbe tentato di stringere un rapporto privilegiato con una funzionaria della Soprintendenza che aveva la responsabilità sugli aspetti architettonici di palazzo Capponi. Ma un’altra funzionaria, lo scorso dicembre, ha ordinato la sospensione dei lavori perché la ditta ingaggiata dall’Isvafim avrebbe danneggiato il bene archeologico. Il soprintendente Francesco Prosperetti rivela che l’architetta citata nell’indagine napoletana ha chiesto e ottenuto la revoca dell’incarico di palazzo Capponi. Ora Romeo dovrà presentare una variante del progetto per mettere in sicurezza il muro e strappare al Comune di Roma il cambio di destinazione d’uso e l’autorizzazione ad aprire una struttura ricettiva. Assai complicato. Da palazzo Capponi ai capponi di Renzo è un attimo.