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 2017  marzo 08 Mercoledì calendario

Violenze sessuali, Svezia al top

Pochi paesi sono riusciti a crearsi un’immagine di onestà e progressismo come la Svezia, universalmente citata come sinonimo di civiltà, sobrietà, equilibrio, sicurezza, equità sociale e approccio razionale alle questioni. Negli ultimi anni però questa immagine è sembrata più uno stereotipo che una fotografia della realtà, come evidenziato dal recente commento del presidente Donald Trump sulla criminalità nel paese scandinavo.
Come al solito l’intento del presidente americano, che ha scandalizzato il mondo progressista, e anche non, era di sottolineare i problemi creati sia dalla politica delle porte aperte all’immigrazione sia dai media che annacquano le notizie. Secondo le sue parole, la Svezia avrebbe dei grossi problemi di criminalità legati al numero di immigrati e questo dovrebbe servire di monito agli americani.
Il giorno dopo il suo commento, a Rinkeby, sobborgo di Stoccolma, è scoppiata una sommossa con incendi di auto, saccheggi di negozi, attacchi alla polizia e l’aggressione a un giornalista. Altri casi di violenza, specie nella città di Malmoe, vanno dal lancio di granate all’assalto alle ambulanze, il cui personale, per continuare a soccorrere i feriti nelle zone più a rischio, ha chiesto caschi e protezioni militari, come d’uso in aree di guerra.
Ma il dato particolare che più colpisce (e su cui i giornalisti restano spesso muti come dei pesci) è l’aumento esponenziale nel paese nordico degli stupri. Si direbbe la pena dantesca del contrappasso, per la patria dell’emancipazione sessuale assoluta: divenire a detta di molti la capitale delle violenze carnali. Secondo le denunce alla polizia raccolte dal think tank Gatestone Institute, sono diventate zone a rischio di assalti di gruppo, anche ai danni di adolescenti, le piscine, i concerti e le feste in piazza, ovvero ovunque c’è un affollamento; e, come è successo a Colonia a Capodanno 2015, la provenienza degli assalitori è in stragrande maggioranza da fuori paese.
Le statistiche pubblicate dall’ufficio delle Nazioni Unite sulla droga e la criminalità (Undoc, United Nations Office on Drugs and Crime) confermano questo sorprendente primato negativo ma sono ferme al 2011, e non indicano la nazionalità dei responsabili. Questo lascia spazio anche a chi, specie di area femminista, parla di violenze domestiche, dunque a opera di uomini svedesi, i quali anzi, secondo Barbro Sörman, presidente del partito di sinistra a Stoccolma, essendo cresciuti con l’uguaglianza di genere, sono più colpevoli degli immigrati se commettono violenze. Ed è di Karen Austin, ex capo di un gruppo di lavoro governativo sui giovani uomini e la violenza la domanda ironica «Forse che gli uomini svedesi hanno cromosomi migliori degli uomini del resto del mondo?».
Ricacciando però le violenze tra le mura domestiche, se da una parte si allentano le pressioni per fermare l’immigrazione, dall’altra si alimenta il «paradosso nordico» rilevato da Maura Misiti, demografa e prima ricercatrice all’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche italiano (Cnr). «Nei paesi del Nord Europa che hanno i più alti standard in materia di tutela dei nuovi diritti e di parità di genere, l’indice di violenza domestica sulle donne è sorprendentemente più elevato rispetto a quei paesi che sono comunemente considerati arretrati in questa materia», ha detto.
Fra questi paesi potenzialmente riscattati dall’essere considerati arretrati, grazie all’emergere delle notizie inusitate dal Nord Europa, c’è anche l’Italia, che però non ha fatto in tempo ad accorgersene prima di essere raggiunta da una condanna in materia di violenze fra le mura domestiche, la prima di questo genere a essere inflitta dalla Corte europea per i diritti umani. L’accusa è di non aver protetto una donna e il figlio dalle violenze domestiche, sfociate nell’omicidio di quest’ultimo.
Da notare che la notizia sui media italiani è stata presentata nella categoria femminicidio, anche se a morire è stato il ragazzo, in difesa della madre.
Secondo i dati del suddetto ufficio delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine, il 78,7 per 100 mila vittime di omicidi sono maschi, e solo 7 paesi dei 202 elencati mostrano una leggera prevalenza di femminicidi rispetto all’uccisione di uomini.