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 2017  marzo 08 Mercoledì calendario

Magna Carta 
o magna magna alla «Verità»?

Vittorio Feltri Quando due giornali si azzuffano, tutti si divertono tranne i lettori che, essendo disinteressati alla contesa, non ne approfondiscono i termini e, pertanto, non la capiscono. 
Ecco perché non la terrò lunga nel rispondere al mio amico Maurizio Belpietro, direttore della Verità, il quale non si rassegna a veder pubblicate su Libero le intercettazioni (ricavate da una inchiesta giudiziaria in corso) riguardanti 50 mila euro versati, tramite la Fondazione Magna magna Carta, 
a Belpietro 
da Romeo, in
questo momento sospettato di
essere un
gran corruttore (bi-
sognerà dimostrarlo). Poiché magna Magna Carta risulta possedere circa il 18 per cento della società che edita la Verità, di fatto l’imprenditore campano, oggi in carcere, è un importante azionista del quotidiano di Maurizio. Tutto qua. 
Belpietro sarà di certo in buona fede raccontando la propria versione della oscura vicenda. Rimane la circostanza che Romeo gli ha sganciato la citata somma, peraltro modesta. Ammetterà il direttore in questione che suscita ilarità constatare questo dato: il suo giornale che vanta purezza ogni due minuti in realtà ha utilizzato per sopravvivere il denaro di un uomo in galera causa una gigantesca partita improntata a corruzione. Il quale uomo dovrebbe spiegare per quale motivo ha sostenuto un foglio senza voler apparire ufficialmente tra i sostenitori, facendo una penosa triangolazione con Magna Carta (di Quagliariello). 
Forse avrà avuto qualcosa da nascondere? Lo ignoro. Ma se tutto è limpido, per quale ragione adesso Belpietro si affretta a sbattere fuori dall’azionariato l’intermediario usato da Romeo? Che tra l’altro non ricorda di avere sborsato la cifra dello “scandaletto” del cacchio di cui discettiamo. Sono in grado di aiutarlo a rammentare: dia una occhiata ai conti della ditta e se ha versato correttamente non avrà difficoltà a verificarlo. 
A me personalmente non importa nulla del pastrocchio e non penso che il corsivo pubblicato da Libero domenica sia offensivo. Quando l’ho letto (non scritto da me) mi è sembrato solo leggermente ironico. Invece ieri la Verità in forma seriosa ha collocato in prima pagina un titolo scemo: «L’editore di Libero ha comprato la casa di Verdini in difficoltà». Perché scemo? Il mondo metà si acquista e metà si vende. Da sempre. 
Se Angelucci acquisisce un immobile e se lo intesta non è reato, ma trattasi di una operazione trasparente, a cui egli non è nuovo. E nessuno meglio di Maurizio dovrebbe saperlo visto che tra il 2010 e il 2015 il famoso giornalista ottenne dall’editore di Libero la bellezza di 2.800.000 euro a titolo di prestito onde pagarsi degli appartamenti. 
Non credo che Belpietro abbia dimenticato un particolare tanto significativo, perciò mi domando con quale faccia rimproveri Angelucci di aver rilevato un edificio da Verdini, assodato che lo stesso Belpi fu aiutato finanziariamente dalla persona sulla quale oggi dice peste e corna. Non penso che il mio collega sia disonesto, però il suo comportamento dimostra che la gratitudine è davvero il sentimento della vigilia. 
Auguro alla Verità di dirla sul serio, anziché ciurlare nel manico.