Libero, 8 marzo 2017
Opaco è meglio
Che strano, nessuno ha ancora scritto un articolo per invocare una legge che renda trasparenti le lobby, come avviene in tutta Europa dove una serie di regole obbliga gli amministratori a rendere noti i rapporti con gli industriali e i lobbisti. In genere, dopo qualche casino come i recenti, si scrive un corsivo di alto respiro, e si spiega appunto che in Europa nessuno urla al complotto se un gruppo d’interesse cerca di influenzare un dibattito legislativo: fare i lobbisti non è proibito, e dare un appalto a una determinata ditta non è proibito, darlo ad amici neppure, portarseli al ministero neanche: è vietato gonfiare gli importi o frodare un bando di gara, questo sì. Invece In Italia è tutto un sotterfugio, una zona grigia dove i lobbisti si chiamano faccendieri e bloccano o promuovono leggi che, insieme a incarichi privilegiati, costituiscono l’ossatura della corruzione 2.0. Ergo, procure e giornalisti ogni tanto si agitano e scoprono per esempio l’esistenza di rais delle Infrastrutture come Ettore Incalza, o, peggio, che neo affaristi come Primo Greganti e Gianstefano Frigerio (ex politici) si erano improvvisati lobbisti in zone che è proprio il vuoto legislativo a rendere grigie. Eccetera: come mai nessuno lo scrive? Rendiamo trasparenti le lobby: non vedo problemi a mettersi nelle mani di Primo Greganti o Italo Bocchino o Gaetano Quagliariello, raccontandolo pure in giro.