la Repubblica, 8 marzo 2017
Boschi interventista fa le pulci ai ministri. Mugugni nel governo e Gentiloni la stoppa
ROMA Il ritorno in tv e qualche problema nel governo. Maria Elena Boschi si riaffaccia in video per la prima volta dopo la sconfitta del 4 dicembre. Lo fa a Porta a porta in occasione dell’8 marzo (ha la delega alle pari opportunità). Ma parla molto del congresso Pd e delle inchieste giudiziarie. Dice che il feeling con il presidente del Consiglio è «ottimo». Eppure le voci del palazzo raccontano di alcune crepe che si sono allargate tra la sottosegretaria alla presidenza e alcuni ministri.
Non è solo l’antica indiscrezione su una frattura tra lei e il ministro dello Sport Luca Lotti, frattura consumatasi nel cerchio ristretto dei renziani. È una vecchia storia: i due non si amano. Ma l’interventismo degli uffici della Boschi sui provvedimenti ministeriali ha creato lo stesso sentimento con altri componenti dell’esecutivo.
Boschi è «scrupolosa», ripetono tutti. È il suo lavoro fare le pulci ai testi che le capitano sotto il naso. Il compito è portare alla riunione di gabinetto progetti normativi ben scritti, puntuali e inattaccabili sul piano amministrativo. I suoi due principali collaboratori Roberto Cerreto e Cristiano Ceresani sono riconosciuti come dirigenti e consiglieri parlamentari estremamente preparati. Ma certe invasioni di campo della sottosegretaria non piacciono e generano tensioni. Paolo Gentiloni è dovuto intervenire in più di un’occasione. Quando lo ha fatto ha spesso preso le parti dei ministri perchè fin dall’inizio ha voluto garantire autonomia alla squadra e sgombrare il campo dall’ossessione centralizzatrice che aveva caratterizzato il governo Renzi. È la sua cifra e va rispettata.
Boschi si porta dietro screzi pregressi, che risalgono al governo precedente. Con Dario Franceschini e Marianna Madia, per esempio. Allora, da ministra, non aveva una delega per intervenire sui provvedimenti dei colleghi ma alle volte dava l’impressione di esercitarla comunque. E aveva una copertura politica totale da parte di Renzi. Oggi invece può e deve intervenire sui testi ministeriali però non sempre i normali scontri tra tecnici finiscono a tarallucci e vino. I pre-consigli, le riunioni preparatorie che radunano i dirigenti degli uffici legislativi, hanno visto emergere dei problemi. Con la ministra della Pubblica amministrazione e con la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli non tutto è filato liscio nel momento, delicatissimo, del varo dei decreti attuativi su riforma della P.A e Buona scuola. «Ciascuno ha fatto il suo mestiere», spiegano i testimoni, ma qualcuno alla fine si è lamentato. Il ministro della Cultura ha avuto qualche discussione con la Boschi nel momento di massima produzione legislativa del suo dicastero. E anche oggi non è sempre d’accordo con gli uffici della sottosegretaria. Troppi interventi a gamba tesa, troppa voglia di marcare il territorio. Con Carlo Calenda l’ultima incompresione è avvenuta sulla convenzione Stato-Rai che andrà in consiglio dei ministri venerdì. Ma i temi sollevati dalla Boschi sono stati registrati e corretti dagli uffici del ministero dello Sviluppo. Persino ai documenti di Pier Carlo Padoan vengono fatti dei rilievi.
Difficile rintracciare un senso politico a questo interventismo. È mirato verso i ministri più lontani da Matteo Renzi? Gentiloni è poco interessato a questo aspetto della vicenda. Ma ci tiene a difendere la squadra, a lasciare che i ministri possano esprimersi con la briglia sciolta, a discutere in consiglio, a confrontarsi ed ad avere la loro autonomia. Palazzo Chigi è diventato l’unico centro del potere non solo durante l’era Renzi. È stato così anche con Silvio Berlusconi (basta ricordare gli epici scontri tra Gianni Letta e Giulio Tremonti) e in parte anche con Romano Prodi. Ma l’attuale premier preferisce seguire un’altra strada. Tanto più che ormai l’orizzonte del suo esecutivo è davvero il febbraio 2018. Lo conferma la stessa Boschi in tv: «Il lavoro del governo sicuramente va avanti, con un ottimo rapporto col presidente del consiglio. Credo che le sue parole siano state particolarmente chiare e importanti in tal senso». Sull’inchiesta Consip, la sottosegretaria accusa di strumentalità i 5stelle per la mozione di sfiducia: «Lotti però risponderà a tono in Parlamento», dice. E lancia una frecciata agli scissionisti: «Mi sembrerebbe strano se gli ex Pd votassero la sfiducia a Lotti quando noi abbiamo difeso Errani, non semplicemente raggiunto da avviso di garanzia ma processato».