La Gazzetta dello Sport, 8 marzo 2017
Unicka rapita. «Non uccidete questo sogno»
Sono entrati poco dopo mezzanotte. Probabilmente in due. Hanno scavalcato la siepe che circonda la fattoria Wave. Un piccolo paradiso che ospita le scuderie, una pista di allenamento, una cinquantina di puledri. I ladri erano di sicuro dei professionisti. Hanno evitato le telecamere di sicurezza e i sensori di allarme. Conoscevano ogni angolo della struttura. Poi, si sono divisi. Uno è andato dritto al box che ospitava Unicka. L’erede di Varenne. La cavalla bionda con una stella bianca in fronte. Una dea. La vincitrice del Derby del 2016 ma anche la campionessa che ha riportato l’ippica in mezzo alla gente. «Vengono in processione da ogni angolo d’Italia per fare un selfie accanto a lei» osserva, faticando a trattenere le lacrime, Gianluca Lami, il proprietario. L’altro delinquente è andato trenta metri più lontano, in un’altra scuderia, per prendere Vampire Dany. Un campioncino. I rapitori si sono allontanati con i due cavalli. Hanno preso un sentiero interno, hanno forzato una serratura di una fattoria vicina e sono sbucati sulla provinciale. Un chilometro circa bruciato in pochi minuti. Probabilmente i due puledri sono stati sistemati su un van già pronto. E sono spariti nella notte. Alle cinque di mattina Erik Bondo l’allenatore di Unicka ha scoperto che la sua regina non c’era più. La stava preparando per il debutto stagionale, il 16 aprile, in vista del Gran Premio Europa a Milano. Chi ama l’ippica aspettava questa esibizione con l’emozione di una prima alla Scala.
INCUBO «Sto vivendo un incubo» sospira Gianluca Lami, che ha appena accompagnato i carabinieri di Santa Croce sull’Arno per un’attenta visita alla Fattoria. Sua moglie Giovanna sta anche peggio. Piegata in due dal dolore. È come se le avessero rubato una figlia. In mattinata si era aperta una pista. Una speranza. Vicino a Pisa era stato trovato un van abbandonato. Poteva essere abbinato al sequestro. Invece era stato parcheggiato dal proprietario. Ieri sera le telecamere avrebbero pizzicato un van con disegnata la testa di un cavallo nei pressi di Montecatini. Quella è zona di ippodromi, ma la segnalazione c’è stata. Segno che il lavoro di ricerca è febbrile, meticoloso. Dove può essere Unicka? I carabinieri hanno visionato i filmati d’ingresso all’autostrada Firenze-Mare ad Altopascio e a Chiesina Uzzanese. Nessun camion sospetto nell’ora critica. I rapitori hanno scelto altre rotte. Forse la Fi-Pi-Li, forse strade provinciali. Ma c’è anche chi ipotizza che i due cavalli siano molto vicini alla Fattoria Wave. Ipotesi. Tante, troppe. «Se è una questione di soldi, se vogliono un riscatto mi chiamino. Troveremo un accordo. Ma…». Quel “ma” resta sospeso in aria. E gli occhi del proprietario tornano a essere lucidi. Lami teme il peggio. «Forse vogliono rovinare un sogno. Riportare l’ippica nel ghetto. Uccidere una famiglia». Troppe domande sono senza risposta. Perché i rapitori hanno portato via due cavalli della scuderia Wave? Se volevano alzare il prezzo del riscatto perché non rubare il cavallo che era nel box accanto a Unicka, un altro campioncino di un altro proprietario? Perché portare via due cavalli con tutti i problemi logistici che questa operazione comporta e con il rischio di essere più facilmente individuati? Perché portare via un maschio e una femmina non facili da far convivere subito in spazi stretti? E, soprattutto, perché non contattare la famiglia Lami prima che il rapimento diventasse di pubblico dominio chiedendo subito un riscatto?
DUBBI «È tutto strano –osserva, pensieroso Lami- sembra quasi che la volontà sia colpire la nostra famiglia. Solo noi. Forse perché abbiamo portato l’ippica in una dimensione diversa? Vogliono farci fuori da questo mondo? Unicka non è nostra, è “proprietà” di tutta l’ippica italiana. Mi auguro che non vogliano uccidere un sogno. Per favore, non uccidete un sogno». È un appello disperato. Unicka non era assicurata. Unicka non può essere riproposta in pista sotto un altro nome. Perché è conosciuta in tutto il mondo e perché il chip che porta la renderebbe immediatamente individuabile. Infine il suo passaporto biologico è ancora in un cassetto dell’ufficio. Insieme a quello di Vampire Dany. No, c’è qualcosa che non torna. E che preoccupa. Anzi, spaventa. «I miei rapporti con l’ippodromo di Agnano? Ho dei rapporti ma non cercate legami con questo atto di violenza. Ne sono sicuro, è gente in gamba. Io e la mia famiglia siamo puliti. Anzi, specchiati. Non abbiamo niente da temere. Unicka è un dono del cielo che nessuno che ama l’ippica può voler rovinare. E lasciate perdere i paragoni con il sequestro del 1975, di Wayne Eden. Fu chiaro fin dal primo momento che era un sequestro a scopo di estorsione».
SOLIDARIETA’ Qui, invece, si naviga ancora nel buio. «Certo è stato qualcuno che conosceva bene tutto». Verrebbe voglia di guardarsi intorno. Di capire se qualcuno può aver tradito. Ma Gianluca Lami scuote la testa. Quasi a voler cancellare un’ipotesi che renderebbe ancor più doloroso questo momento. «Sto ricevendo telefonate da ogni angolo del mondo. In Francia tutti volevano vedere Unicka in pista. C’è dolore, indignazione per questo atto feroce. Assurdo, una violenza che non può avere giustificazioni». I carabinieri lo chiamano per un altro controllo. «Lo sa che fino a stamani io non sapevo in quale box fosse sistemato Vampire Dany? I ladri, invece, sono andati a colpo sicuro». Abbassa la testa. Ancora domande senza risposta. «Un messaggio ai rapitori? Chiamatemi. Se volete soldi un accordo lo troveremo». Il cellulare squilla ancora. È dalla Spagna. Un altro innamorato di Unicka. Non è la telefonata giusta. Attesa. «Per favore, non uccidete un sogno».