Corriere della Sera, 8 marzo 2017
Il calo delle nascite colpisce pure Treviso
«Aveva avuto il tempo di far concepire alla mogliere siciliana ben 24 figli destinati certamente ad aumentare se la morte non avesse interrotto la catena di montaggio». Rileggere la Biografia del figlio cambiato di Andrea Camilleri oggi, coi giornali pieni di titoli sul calo delle nascite e degli abitanti, mette malinconia. Il grande scrittore girgentino racconta infatti, tra le altre, la storia del nonno di Luigi Pirandello, che si chiamava Andrea ed «era morto a 46 anni durante una passata di colera (alle grandi epidemie si alternavano, di tanto in tanto, contagi su scala minore che duravano poco, una passata appunto, e si dice magari così del terremoto)» dopo aver fatto quel numero spropositato di eredi con la stessa moglie (troppo facile per un emiro farne cento con venti o trenta concubine diverse) e tutti sopravvissuti al parto e ai primissimi anni di vita. Un miracolo in quell’Italia ottocentesca dove l’età media dei morti registrati sarebbe rimasta negli ultimi decenni del secolo sotto i 7 anni. Ancor più malinconia, al di là del record pirandelliano, mette rileggere uno stupefacente articoletto del Corriere della Sera dell’11 agosto 1926, ispirato da Benito Mussolini che incoraggiava gli italiani a sfornare più figli possibile, indispensabili alle ambizioni di espansione. Diceva: «L’ufficio stampa del Capo del Governo comunica che da accurate indagini statistiche, risulta che in Italia sono circa 20.000 le famiglie con un numero di figli superiore a dieci. Eccone il numero per ogni provincia. Treviso 1.032; Milano 865; Padova 788. Udine 785, Bari 781, Napoli 677, Venezia 668, Firenze 602, Lecce 600; Trento 600; Siracusa 599; Bergamo 570; Roma 517; Vicenza 439: Modena 350; Caserta 347; Avellino 328; Salerno 300: Cosenza 298; Reggio Calabria 262; Ancona 260; Torino 257, Reggio Emilia 249…»
Dicono oggi i dati urbistat.it che la provincia di Treviso allora così prolifica e rimasta tale anche negli anni 50 al punto di arginare le emorragie migratorie del decennio 1951/1961 (da Mansué se ne andò il 26% degli abitanti, da Gorgo al Monticano il 27%), è cresciuta demograficamente dal 2009 al 2015, in media, dello 0,03%. E il 2015 ha visto non solo un saldo negativo «naturale» (nati/morti) di 1.013 abitanti nella stragrande maggioranza trevisani ma anche (iscritti/cancellati) «migratorio»: 833 stranieri in meno. Per un totale di 1.846 persone. A dispetto di chi strilla ogni giorno all’invasione…