Avvenire, 8 marzo 2017
I minibond diventano maggiorenni. Le emissioni sfiorano quota 300
Anche a cinque anni si può diventare maggiorenni. È il caso dei ’minibond’, che furono introdotti in Italia dal Decreto Sviluppo nel 2012 dal governo Monti. Sono un innovativo strumento di auto finanziamento per le aziende non quotate in Borsa grazie al quale ottenere fondi dagli investitori in cambio di titoli di credito. Questo significa che a livello tecnico i minibond sono semplici obbligazioni (titoli di credito) che un’azienda emette, offrendoli in cambio di un prestito a coloro che intendono investire nel proprio progetto. Come tutte le obbligazioni hanno un tasso d’interesse riconosciuto sotto forma di cedola semestrale o annuale, nonchè una data di scadenza.
Il recente Report italiano sui minibond della School of Management del Politecnico di Milano, segna la piena maturità del mercato dei titoli mobiliari di debito alternativi al credito bancario. E per il 2017 ci si aspetta un’ulteriore crescita in linea con i dati del biennio passato. Il campione della ricerca può ormai contare su 292 emissioni (245 sotto i 50 milioni di euro) da novembre 2012 a dicembre 2016, effettuate da 222 imprese, 104 delle quali sono Pmi. Il 2016 ha contribuito con 106 emissioni (89 sotto i 50 milioni), con un controvalore totale di 3,57 miliardi. Nel solo 2016 le emittenti sono state 88, 21 in più rispetto all’anno prima, e 74 si sono affacciate sul mercato per la prima volta. La collocazione geografica evidenzia una netta prevalenza delle regioni del Nord: il 2016 ha visto il forte recupero della Lombardia rispetto al 2015, con ben 29 emittenti, e un aumento del Centro, con 19 emittenti. Il settore prevalente che usa i minibond è il manifatturiero. Possono emettere minibond le aziende non quotate con i seguenti requisiti: l’emissione dev’essere assistita da uno sponsor; l’ultimo bilancio dell’emittente deve essere revisionato da un revisore legale o da una società di revisione; i titoli devono essere collocati presso investitori qualificati e devono circolare esclusivamente tra tali investitori a condizione che non siano direttamente o indirettamente soci. La disciplina dei minibond si applica alle piccole e medie imprese che rientrino nella definizione comunitaria: imprese con meno di 250 dipendenti ed un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro, oppure con un totale di bilancio inferiore a 43 milioni di euro. Le imprese, per avvalersi di questo mezzo di finanziamento, devono predisporre un piano economico e finanziario, sulla base del quale dovrà essere predisposto un prospetto informativo che dovrà essere messo a disposizione dei potenziali investitori e contenere informazioni in merito a: storia dell’azienda; posizionamento di mercato; caratteristiche del management della azienda; andamento economico finanziario storico e prospettico con una analisi del progetto di investimento che si intende finanziare. Il 2016 ha sancito inoltre la progressiva crescita della piattaforma di scambio ExtraMOT PRO, gestita da Borsa Italiana, che ha consentito alle imprese di individuare un mercato secondario adatto per i minibond, con procedure di ammissione semplici, rapide e poco costose, e da poco tempo anche di accedere alla piattaforma OPS per il collocamento iniziale dei titoli. A fine anno i titoli quotati erano 165 per un controvalore nominale complessivo di oltre 6 miliardi di euro.