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 2017  marzo 07 Martedì calendario

Peugeot-Opel: va ai francesi la “tedesca” sempre in rosso

Opel è nata tedesca nel 1892 quando ancora fabbricava macchine da cucire, è cresciuta americana (all’80% dal 1929 e completamente dal 1931) e adesso è francese. Nel 2009 aveva rischiato di diventare italiana, anche se poi l’ipotesi Fiat non era andata in porto, mentre nel 2014 pare volesse acquisirla Volkswagen, ma il prezzo fu considerato troppo elevato.
Il gruppo Psa (Peugeot e Citroën) ha comprato la casa del Fulmine da General Motors con un’operazione da 2,2 miliardi euro: 1,3 per le attività automobilistiche, che includono stabilimenti e 40.000 addetti, e 900 milioni per quelle finanziarie con l’intervento di Bnp Parisbas che si accolla il 50% di Opel Bank (l’altra metà è di Psa). Dall’accordo è escluso il GM Powertrain Engineering Center di Torino, residuo della cooperazione con Fiat, dalla quale il costruttore nazionale aveva guadagnato un “risarcimento” da oltre un miliardo e mezzo di euro. Il sigillo definitivo all’operazione arriverà solo dopo il via libera delle autorità sulla concorrenza e dei sindacati. Psa e Gm collaborano da 5 anni e, almeno per qualche tempo, continueranno farlo. Il colosso d’Oltreoceano interverrà con 3 miliardi di euro sui fondi pensionistici, mentre Psa dovrà invece riconoscere i diritti a Gm per la vendita di alcuni modelli messi a punto con tecnologie e brevetti interni. È il caso dell’attesa auto elettrica Ampera-e.
Nei numeri, con il 16,6% di quota (il 9,9% francese e il 6,7% tedesco) nel solo mercato auto europeo (ma i veicoli commerciali sono importanti perché assicurano ampi profitti) è nato un nuovo colosso dell’auto da 72 miliardi di fatturato, il secondo del Vecchio Continente dopo Volkswagen Group (23,9%). L’offensiva è del manager portoghese Carlos Tavares, ex numero due dell’Alleanza franco nipponica Renault-Nissan e dal primo aprile del 2014 a capo di Peugeot.
Dal 1999 in poi, cioè un secolo dopo l’avvio della produzione di auto, nessuno dei manager che ha guidato Opel (di cui fa parte anche la britannica Vauxhall) è riuscito a raggiungere il pareggio di bilancio: il marchio tedesco ha inciso negativamente sui bilanci della casa madre americana, guidata da Mary Barra, per circa un miliardo di euro l’anno. Il 2016 è stato penalizzato dalla Brexit e anche l’ad Karl Thomas Neumann ha dovuto presentare conti in rosso per circa 240 milioni di euro.
Tavares, che tra i suoi azionisti di riferimento ha lo Stato francese, il costruttore cinese (a controllo pubblico) Dongfeng e la famiglia Peugeot, tutti con il 14,1% di quota, punta sull’efficienza. Opel era già stata ristrutturata negli anni scorsi con la chiusura dello storico sito di Bochum. Il timore è che al quartier generale di Rüsselsheim si torni a dover fare i conti con le razionalizzazioni. I posti giudicati a rischio dagli esperti sono almeno 6.000, oltre un terzo del totale di Opel nel Paese. Gli stabilimenti sono distribuiti fra Gran Bretagna (secondo Tavares, in caso di una Brexit “dura” potrebbero diventare strategici), Spagna (il primo ministro Rajoy è preoccupato per il futuro dei 5.000 addetti dell’impianto di Saragozza), Austria (1.450 lavoratori), Ungheria (1.200) e Polonia (3.300). Tra il 2012 e il 2015 Psa è passata da un Ebit (che esprime la redditività) negativo per 5 miliardi a uno positivo di 2. Con l’acquisizione, Tavares conta su sinergie per produzione, acquisti, ricerca e sviluppo per 1,7 miliardi l’anno. Opel e Psa hanno lo stesso problema: un eccesso di capacità produttiva. Sono anche scarsamente globalizzate, perché entrambe dipendono dall’Europa. Il nuovo gruppo è obbligato a crescere.
Dietro le annunciate “economie di scala” si nascondono le insidie per l’occupazione. “Siamo fiduciosi che ci sarà un’importante accelerazione del risanamento di Opel/Vauxhall con il nostro sostegno, nel rispetto degli impegni assunti da Gm con i dipendenti”, ha tranquillizzato Tavares. Il numero uno di Psa ha già ridotto il numero dei modelli del gruppo francese e la gamma di Opel difficilmente eviterà una cura analoga. La prima auto che rischia di venire “tagliata” è la Karl, peraltro prodotta in Corea. Una rivale in meno per le piccole di Peugeot e Citroën. I vertici di Psa si aspettano che Opel raggiunga un “margine operativo corrente del 2% entro il 2020 e del 6 % entro il 2026”. Se lo aspettavano anche gli azionisti di Gm.