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 2017  marzo 07 Martedì calendario

Camillo Benso conte di Cavour ci aveva consegnato l’Italia unita

Una sfida a sé stesso: scrivere una storia dell’Italia unita, da leggersi in un’ora. L’impresa ricorda, per qualche aspetto, la Storia tascabile della letteratura italiana, di Giuseppe Prezzolini. Prezzolini, però, era un professore d’italiano, almeno come attività ufficiale.
L’autore della Storia d’Italia in un’ora, che esce presso le Edizioni Clichy (pp. 140), non è un docente, bensì un noto giornalista politico, di penna tagliente, oggi impegnato a La Verità: Giancarlo Perna.
Non ci si attenda né un grande affresco da storico del passato, alla Benedetto Croce o alla Gioacchino Volpe, né una rievocazione personale, alla Indro Montanelli, né un’antistoria pregiudiziale, alla Denis Mack Smith. L’autore non ha simili ambizioni. La sua fatica non è un condensato o un bigino, bensì una rilettura di un secolo e mezzo, senza note, senza rinvii storiografici, con una chiara passione per episodi e per citazioni, che non rispondono a un gusto aneddotico (spesso un malvezzo in paludati accademici), bensì all’esemplificazione delle tesi sostenute. Ovviamente, essendo un cronista corrosivo e un ritrattista che molti (essenzialmente i biografati) giudicano perfido, dobbiamo attenderci da Perna una dose non minima di veleni.
Poiché il libro è offerto per la lettura in una sola ora, rispetta quanto scritto in apertura, nelle prime righe dedicate alla Destra storica: «I primi passi dell’Italia unita furono passi da bersagliere». Come bersaglieresca fu l’Unità, in poco più di un decennio, bersaglieresca è la scrittura del libro, con ritratti sbozzati dei protagonisti, da Cavour a Crispi, da Giolitti a Mussolini, da De Gasperi a Craxi e a Berlusconi. Perna ci ricorda come dietro questi personaggi stessero tanto le classi dirigenti quanto la stessa popolazione: «Il Duce non fu mai solo nei suoi errori. Con lui c’erano gli italiani».
Le pagine sono talvolta acri e sapide, ma sempre riflettono aspetti politici, civili, sociali, economici che, nell’insieme, forniscono il quadro della nostra storia nazionale, fra l’altro facendoci riflettere sul sorgere, scomparire e riemergere di questioni e temi che ancor oggi ci toccano. Tipica è bramosia per le divisioni interne: si parte dalle contrapposizioni fra piemontesi e meridionali, transitando per i contrasti dei cattolici coi liberali, arrivando a piazzale Loreto. Forse un simbolo delle divisioni nazionali resta il Palio di Siena: la gente si azzuffa contrada addosso contrada, addirittura preferendo alla vittoria della propria, la sconfitta della contrada più nemica di tutte.
Perna ricorda quel che successe alla morte di Cavour, vale a dire di un gigante della politica, il più grande statista dell’Italia alla cui unificazione contribuì più di qualsiasi altro: Vittorio Emanuele vietò ai figli di partecipare ai funerali, Mazzini giudicò «vantaggiosa» la scomparsa, Garibaldi si zittì, Cattaneo (il cui peso internazionale era meno di zero) definì il defunto «un idiota». Inutile poi soffermarsi sulle reazioni del mondo cattolico. Se tale era il vertice, figurarsi la base. D’altra parte, quando le contingenze politiche e, per dirla con abusata e giustificatrice parola, storiche, costrinsero a compromessi, i risultati non furono brillanti. «Per varare un testo condiviso e avviare la Repubblica», ricorda Perna soffermandosi sulla Costituzione, «i partiti accettarono di infarcire la Carta di lacci e lacciuoli, pesi e contrappesi, che hanno resa impervia la governabilità dell’Italia». Ciò, perché si volle che la Repubblica non fosse retta dalle istituzioni, bensì dai partiti.
L’interrogativo finale è amaro: «Cavour ci aveva consegnato l’Italia unita. E noi, sei generazioni dopo, che ne stiamo facendo?». Si potrebbe rispondere con Prezzolini, attraverso la riflessione conclusiva del Codice della vita italiana: «L’Italia è una speranza storica che si va facendo realtà». Si dovrebbe però ricordare che il maestro dei conservatori si esprimeva così quasi un secolo addietro, cioè a un terzo dell’odierno percorso unitario della nazione italiana.