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 2017  marzo 07 Martedì calendario

Niente più alibi, ora focus su redditività e strategia

L’amministratore delegato di Deutsche Bank, John Cryan, ha una credibilità di fronte ai mercati che ha portato con sé dal successo della ristrutturazione di Ubs. Quasi due anni dopo il suo arrivo al vertice dell’istituto di Francoforte (dove peraltro era già in consiglio), i mercati lo giudicheranno ora da quello che riesce a fare del più grande gruppo bancario tedesco.
Per ora ha alle spalle due anni di perdite superiori alle attese e la chiusura di molte delle più gravi vicende giudiziarie in cui la banca si è trovata coinvolta: le une e le altre sono da attribuire alla responsabilità dei suoi predecessori. L’aumento di capitale annunciato domenica, il quarto dal 2010, è un altro elemento necessario, anche se non sufficiente, per rasserenare l’orizzonte di Deutsche Bank: anche se a lungo Cryan ha negato di doverlo fare, i mercati sapevano da tempo che prima o poi sarebbe arrivato. Il difficile però comincia adesso. Perché, sgombrato il capo delle questioni (gli scandali, il rafforzamento del capitale) che finora hanno occupato il centro della scena, l’attenzione si focalizzerà sui problemi che contano veramente nel lungo periodo per il futuro di Deutsche Bank: la redditività e la direzione strategica
E qui l’opera di convincimento di Cryan, che l’ha avviata nelle ultime quarantott’ore con due teleconferenze con giornalisti e analisti, è ancora molto lunga. Il capo di Deutsche Bank ha fatto buon viso davanti al cattivo gioco della inversione a U sulla strategia, sostenendo che si è trattato di un «passo coraggioso» riconoscere che si stava andando nella direzione sbagliata per imboccare quella giusta.
È qui però che si concentrano le maggiori perplessità: il rinnovato focus sul retail in Germania, con l’integrazione di Postbank, ritirata dal banco di vendita per totale assenza di acquirenti, è la ripetizione di un tentativo già fatto negli anni successivi all’acquisizione della banca postale. Gli introiti che non sono venuti dalla sua vendita vengono rimpiazzati dall’Ipo (parziale) di Deutsche Asset Management, che opera in un’area ben più redditizia. Quanto all’investment banking, dove trading e advisory vengono riportati sotto lo stesso tetto, una semplificazione quasi ovvia, ha perso clienti nelle crisi di fiducia che hanno investito la banca nell’ultimo anno e mostra l’incapacità di stare al passo con i concorrenti americani, una competizione alla quale Cryan pare aver rinunciato. La nuova strategia sembra a molti analisti un nuovo ondeggiamento del pendolo, che è passato almeno due volte negli ultimi anni dall’investment banking al retail e ritorno.
L’annuncio di domenica insinua poi un altro dubbio e riguarda lo stesso Cryan: la nomina di due vice intende rafforzare il vertice della banca, ma rischia di aprire anzi tempo una lotta per la successione della quale Deutsche Bank non ha certo bisogno nel momento in cui l’attuazione dei prossimi passi dipende anche dalla credibilità del suo amministratore delegato.